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3 suggerimenti per i genitori di un bambino egocentrico, da qualcuno che ne sa qualcosa

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Michael Rennier - pubblicato il 26/08/19

Usando questi principi, San Giovanni Bosdco ha trasformato degli orfani indisciplinati in giovani virtuosi

Edie, mia figlia di tre anni ed io, stavamo facendo di recente un gioco molto competitivo – il Lig-4 –, a cui vince sempre perché cambia le regole man mano che il gioco procede, fino a quando all’improvviso ha preso il gioco e se ne è andata via.

Le ho detto di tornare perché per la prima volta stavo finalmente vincendo, e non è giusto fermarsi a metà di un gioco, ma lei mi ha spiegato che non sarebbe tornata perché voleva “giocare da sola”. Non provava alcun senso di colpa. Non ho potuto fare altro che ridere. Alla fin fine, l’egocentrismo incosciente è un comportamento piuttosto comune nei bambini.

Mia moglie ed io abbiamo cinque figli, e ci sono giorni in cui casa nostra diventa una zona di guerra quando scoppiano liti su chi è il proprietario di un giocattolo, chi ha preso cosa… Come padre, a volte la mia pazienza si esaurisce. Con i bambini più piccoli non è molto preoccupante, visto che uno stadio di sviluppo egocentrico è piuttosto normale, ma spero veramente che crescendo migliorino da questo punto di vista. Se finirò per vedere i miei figli adolescenti o giovani adulti egocentrici, avrò fallito come padre?

Quello che mi preoccupa è che non posso costringerli a diventare persone generose e coscienti. Non posso disciplinarli a livello di egocentrismo. Ovviamente posso farli condividere i giocattoli e punirli quando sono egoisti, ma non posso far sì che facciano per sempre quello che voglio io. Cresceranno e faranno le proprie scelte.

San Giovanni Bosco capiva bene questa situazione. Tecnicamente non aveva figli, ma ha dedicato tutta la vita ad essere un padre sostitutivo per gli orfani. In genere aveva affidati alle sue cure circa 500 ragazzi, che preparava alla Prima Comunione, educava, nutriva, ospitava e formava al lavoro. Prima di andare all’orfanotrofio, spesso quei ragazzini facevano parte di gruppi di strada che vagavano per la città. Erano egocentrici, ladri e a volte anche violenti. Non sapevano dare o ricevere amore, e la loro vita era concentrata su se stessi.

Se non lo facessero, farebbero la fame

Nessuno voleva assumersi la responsabilità per loro – nessuno se non Giovanni Bosco. Vedeva il loro potenziale. Trasformandosi in padre sostituto e usando una filosofia educativa specifica, tirò fuori il meglio di loro. Alla fine, molti dei suoi giovani studenti divennero così altruisti da diventare essi stessi sacerdoti e dedicarsi insieme a Don Bosco alla sua opera.

Lo stile genitoriale di Don Bosco era semplice, e lui stesso lo riassumeva in tre punti. “Il sistema”, diceva, “si basa interamente su ragione, religione e amorevolezza”.

Ragione

Quando era giovane, Don Bosco vedeva i suoi professori distanti. Era difficile chiedere loro consiglio, e allora promise che avrebbe sempre avuto una politica della porta aperta. Ogni bambino era incentivato a fare domande o a cercare consiglio in qualsiasi momento. Per questo, l’ambiente nel suo orfanotrofio era di sostegno, non repressivo. Stava tutti i giorni in compagnia dei bambini e li aiutava a comprendere le regole, spesso offrendo orientamento per evitare qualsiasi infrazione prima che si verificasse. Facendo questo, doveva punire raramente, e si guadagnava la fiducia dei bambini insegnando loro i motivi delle regole.

I bambini hanno bisogno di spazio per argomentare e mettere in discussione, anche se stanno mettendo in discussione le regole o argomentando partendo da una motivazione centrata su se stessi. Quando lo fanno è un buon segno. Significa che stanno pensando profondamente, sviluppando la propria capacità di raziocinio e iniziando a vedere il mondo da un punto di vista più ampio.

Religione

Don Bosco ha introdotto la fede cattolica nella sua totalità come componente centrale del suo stile di paternità. Uno dei motivi per i quali riteneva che fosse tanto importante vale per quasi ogni persona, anche per un padre non cattolico o molto religioso. Ha insegnato ai bambini la bellezza della virtù. La virtù è una realtà interiore che ciascuno di noi sviluppa, portando alla felicità attraverso azioni buone e altruiste.

Come genitori, non possiamo confidare interamente nelle conseguenze negative per insegnare qualcosa ai nostri figli. Possiamo essere in grado di punirli temporaneamente perché si comportino in modo altruista, ma se non cambiano dentro potranno ancora essere egocentrici. Modellando la virtù per i nostri figli e trattandoli con dolcezza, conquisteremo il loro cuore e inizieranno a pensare agli altri, e praticheranno la virtù per conto proprio.

Bontà

Don Bosco direbbe “Facciamoci amare e possiederemo i loro cuori”. Il suo stile si basava sul trascorrere del tempo con i ragazzi. Faceva i loro giochi, li chiamava amici e dava loro delle responsabilità per mostrare la propria fiducia. È così che è diventato padre di tutti i ragazzi in difficoltà della città. La sua bontà li ha conquistati.

Quando siamo gentili con i nostri figli, sanno che anche quando li puniamo è perché li amiamo. Quando permettiamo loro di giocare e di commettere errori sempre sapendo che non perderanno mai la nostra bontà, possono interiorizzare le lezioni che speriamo che imparino. La bontà di un padre o di una madre va direttamente al cuore di un bambino, e se i bambini sanno di essere amati e sostenuti in qualsiasi situazione avranno la fiducia necessaria per sviluppare le risorse interiori che servono ad aprire il cuore al mondo.

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