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La pigrizia non riguarda solo i pigri!

By Peter Snaterse/SHutterstock
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Anche l'iperattività può essere sintomo di accidia

In questo articolo, vorrei parlavi del peccato che ha il triste nome di “pigrizia”.

“Pigrizia” suggerisce mancanza di diligenza, di “occupazione”. Sottolineare eccessivamente questo aspetto di questo peccato può purtroppo mascherare le sue forme più comuni e mortali. Sostituiamo “pigrizia” con il termine greco “acedia” (accidia), che significa “mancanza di cura”, “indifferenza”. Vediamo perché.

Ho osservato degli studenti in biblioteca con i loro computer illuminati, gli schermi pieni di vari programmi di social media, alcuni video in streaming, un gioco iniziato e magari, ma solo a volte, qualcosa di collegato allo studio.

Allo stesso tempo, hanno le cuffie nelle orecchie. Gli occhi e le mani sono concentrati sullo smartphone.

Sono molto attivi, ma in realtà stanno facendo ben poco. Lasceranno la biblioteca stanchi, ma senza il senso di soddisfazione che deriva dall’aver fatto qualcosa. Dicono di essere “multitasking”. Io dico che sono “multi-negligenti”.

Ma perché considero più o meno allo stesso modo le persone frenetiche e quelle pigre?

Le prime hanno sprecato un’enorme quantità di energia facendo tante piccole cose in modo molto rapido: hanno sparpagliato le proprie cose pur essendo seduti in un posto solo, hanno prestato poca attenzione e investito ancora di meno. Il risultato finale più probabile di tutto quel tempo e quell’energia sprecati è il fatto di trincerarsi in un circolo vizioso di stimoli elettronici mentre sprecavano risorse preziose e fallivano nel compiere il proprio dovere.

Considerano questa dinamica accettabile perché la ritengono inevitabile – semplicemente non vedono altro modo di agire e non hanno cura nei confronti dei loro compiti come allievi. Questa dinamica non riguarda solo gli studenti. Lavoratori di ogni tipo, e perfino religiosi (che dovrebbero sicuramente conoscere meglio il termine “accidia”), coltivano questo modo inquieto e infruttuoso di procedere. Qual è l’impatto spirituale di tutto questo?

L’accidia, secondo Tommaso d’Aquino, è un tipo di tristezza, “una sorta di tristezza in relazione al mondo”. Personalmente la descrivo come un ruminare a livello interiore di malumore di fronte al fatto che fare la cosa giusta (includendo i compiti) è spesso difficile, e non di rado non ha una ricompensa immediata.

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