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Cosa significa il "guai a voi" che pronuncia Gesù nel Vangelo?

man praying in a church

By Tiwiplusk/Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 26/08/19

È come una forma di esorcismo che ci fa svegliare dai nostri torpori e dall'uso sbagliato della fede.

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso». (Matteo 23,13-22)

Il “guaio” serio, che il Vangelo di oggi ci ricorda, è quello di chi non solo non conclude niente nella propria vita, ma ha anche la presunzione di voler ‘insegnare a vivere’ agli altri. È un po’ la tentazione di tanti di noi che per supplire la frustrazione di non concludere molto nella propria esistenza, cercano di ergersi a maestri degli altri trasmettendo solo la medesima frustrazione e i medesimi problemi. Un po’ come un genitore che siccome non è riuscito a fare delle cose nella propria vita, le pretende dai figli, trasmettendolo loro solo un’insicurezza letale, e non permettendogli di essere se stessi. La conversione di oggi è da questo tipo di ipocrisia, che dice molto delle cose irrisolte in noi. Il cambiamento di rotta è dalle cose utili (l’oro del tempio) alle cose serie (il tempio stesso). Sembra una finezza da poco, ma sarebbe un po’ come dire che per me il tuo iphone ha più valore di te. Allora ogni tanto fa bene che Gesù alzi un po’ la voce con noi e ci minacci con un suo “guai a voi”. È come una forma di esorcismo che ci fa svegliare dai nostri torpori e dall’uso sbagliato della fede. Bisogna sempre diffidare da tutte quelle volte che crediamo a tal punto che non vogliamo ascoltare ragioni. La fede non deve farci perdere di vista l’ovvio, le persone accanto, la dignità delle persone, l’uso della testa. La fede rende tutte queste cose più efficaci e non certo le rottama. Se le rottama diffidate. Se la nostra religione è celebrare qualcosa che ci mette fuori dalla terra, allora non è la fede in Gesù Cristo che innanzitutto si è incarnato per salvarci. La logica dell’incarnazione è la logica di chi comprende che lo spazio e il tempo, cioè le situazioni concrete che viviamo, sono l’occasione che ci viene data per rendere davvero culto a Dio. Giocare con il sacro o eludere le circostanze può farci apparire furbi, ma davanti a Dio nessun cuore è nascosto e a poco servono le performance dei furbi. Davanti a Dio non regge nessuna maschera, meglio quindi cederla velocemente alla sua Misericordia.
Matteo 23,13-22
#dalvangelodioggi

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA DON LUIGI MARIA EPICOCO

Tags:
vangelo
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