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Il 20% dei beni confiscati alle Mafie è gestito dalla Chiesa italiana

Basata su un progetto di architettura moderna, è sorta su un terreno confiscato alle mafie la parrocchia di San Gaetano Catanoso, a Gioia Tauro
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Da Gioiosa Ionica a Castelvetrano: sacerdoti, diocesi, e giovani cattolici hanno ridato smalto a strutture ed edifici. Ecco i casi di maggior successo

Dagli oratori alle fabbriche di olio, dalle basi per gli scout a nuove cappelle. I beni confiscati alla mafia rivivono anche grazie all’impegno della Chiesa italiana. Più del 20 per cento delle realtà che hanno in gestione beni confiscati sono appunto legate a diocesi e parrocchie: 170 esperienze su 782 buone prassi nel campo.

Ne parla il libro “Dalle mafie ai cittadini” firmato dai giornalisti Toni Mira e Alessandra Turrisi per le edizioni San Paolo. Un libro che racconta «la meraviglia di questo Bene sorto dal male, di questi luoghi che sono stati e continuano ad essere per tante persone, a volte per interi territori, strumenti di riscatto sociale, culturale, civile», come sottolinea nella prefazione il presidente di Libera, don Luigi Ciotti (Ansa, 20 agosto).

© DR

L’ex bunker della droga

A Gioiosa Ionica, in Calabria, 130 ragazzi frequentano l’oratorio in quella che fu la villa a due piani di Antonio Femia, broker della droga per conto delle famiglie della ‘ndrangheta. Non è stato semplice: dopo l’assegnazione alla diocesi di Locri-Gerace un incendio doloso aveva reso quasi inservibile la villa; ma il vescovo, mons. Franco Oliva, è andato avanti, l’ha fatta riparare e a giugno del 2017 la struttura è stata inaugurata.

I beni confiscati a Messina Denaro

A Castelvetrano, in provincia di Palermo, alcuni terreni confiscati alla famiglia di Matteo Messina Denaro sono stati affidati alla comunità di recupero ‘Casa dei giovani’, fondata da don Salvatore Lo Bue nel 1983. E’ qui che sono gli ulivi dai quali si produce l’olio santo utilizzato nelle celebrazioni di tante chiese della diocesi di Palermo.

Leggi anche: La “rivoluzione” di Diego e Patrizia: trasformano in casa famiglia una villetta confiscata alle mafie

La “Casa del Signora” a San Gaetano

Tra queste esperienze c’e’ anche una vera e propria chiesa sorta su un terreno confiscato. Al momento è l’unica ed è la parrocchia di San Gaetano Catanoso a Gioia Tauro. Lo scorso giugno vi ha celebrato messa anche il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, in occasione del Congresso Eucaristico della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. «Là dove doveva sorgere un palazzo della ‘ndrangheta – hanno sottolineano Mira e Turrisi nel loro saggio – ora c’è la ‘casa del Signore’. Una storia bella ma lunghissima, esemplare nei ritardi nel’utilizzo dei beni confiscati, ma anche di come, perfino una chiesa, possa ‘disturbare’ i mafiosi» (Antimafia Duemila, 20 agosto).

Sempre in Calabria, a Siderno, un immobile della ‘famiglia’ Macrì è diventata la base degli scout e di altre associazioni cattoliche che si occupano di minori a rischio.

Leggi anche: Come rinascono i più deboli grazie ai beni confiscati

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