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Olio bollente, violenze, fuga in Italia: così Maria ha pagato la sua conversione

UNAMID/Albert Gonzalez Farran CC
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La storia della giovane della Costa d'Avorio bloccata sulla nave Open Arms insieme agli altri migranti: "Mi picchiavano, sono scappata di casa"

Tra i migranti della nave Open Arms, che ancora non conoscono il loro destino, c’è una giovane donna africana. La sua è la storia di una intolleranza religiosa nei confronti di una convertita al cristianesimo.

Olio bollente sulle gambe

Maria, 30 anni, della Costa d’Avorio, quando è diventata cristiana, la sua famiglia l’ha cacciata via da casa. «Per questo sono partita – dice a La Repubblica (20 agosto) – e non sapevo ancora cosa mi aspettava». In Libia, è stata arrestata. «Mi picchiavano continuamente, un giorno hanno provato a violentarmi. Ma io ho resistito con tutte le mie forze. E allora per vendetta mi hanno buttato dell’olio bollente sulle gambe». Da quel giorno, Maria cammina con difficoltà.

La strage di Tajoura

Poi, a luglio, prosegue La Repubblica, la donna è stata scaricata una bomba sul centro di detenzione per migranti dove era imprigionata la giovane donna. A Tajoura sono morte 44 persone, 130 sono rimaste ferite. Quel giorno, Maria è fuggita dalla prigione. E dopo qualche tempo è riuscita a salire su un barcone che doveva portarla in Italia.

Convivenza a rischio

La storia del paese di provenienza di Maria, in effetti, è quella di una convivenza tra cristiani (il 33% della popolazione) e musulmani (il 39%), i primi più numerosi al sud, i secondi nel nord. Come in molte altre parti della regione, le due fedi sono spesso presenti anche all’interno della stessa famiglia, senza particolari tensioni, ma in anni recenti sono arrivate anche indicazioni di segno diverso.

“Corano e regole stringenti”

«L’integralismo, a modo suo, prova a farsi strada. – testimonia padre Dario Dozio, sacerdote della Società delle missioni africane ad Abidjan – Vari predicatori sono arrivati dalla penisola araba, altri, locali, sono andati a studiare all’estero e al loro ritorno hanno costituito gruppi di studio e scuole che danno una lettura fondamentalista del Corano e impongono regole stringenti: le più visibili sono quelle sull’abbigliamento» (La Stampa, marzo 2016).

Il contrasto agli estremisti

La chiave per contrastare queste tendenze passa per l’atteggiamento della popolazione, che per ora sembra resistere ai tentativi di radicalizzazione.

Padre Dozio spiega: «Gli attacchi provocheranno certamente paura, ma non credo creeranno maggiori divisioni tra la gente. – prevede – Forse, anzi, il pericolo e le difficoltà ci renderanno più solidali, come sempre durante le crisi». Il lavoro per la pace della Chiesa e dei religiosi islamici moderati, del resto, va avanti da tempo: dalla fine, cioè, della guerra civile nel 2011. E su questa strada intende proseguire nei prossimi anni, sempre con maggiore forza.

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