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Quante Madonne! Perché la Vergine Maria ha così tanti nomi?

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“Sette Madonne che sono sette sorelle”, abbiamo sentito dire in giro. E davvero la devozione mariana assume talvolta delle sfaccettature “locali” e particolari impressionanti, come se vi fossero distinte Vergini e ciascuna con una storia diversa.

Presenza attiva e accogliente, la Vergine Maria occupa un posto tutto suo nel cuore dei credenti.

I fedeli fanno spontaneamente ricorso alla Vergine Maria, nella quale riconoscono la propria Madre nel dominio spirituale e la loro Avvocata titolata presso Dio.

Così dichiara ad Aleteia mons. Dominique Le Tourneau, autore del “Dictionnaire encyclopédique de Marie” [“Dizionario enciclopedico di Maria”, N.d.T.] e della “Guide des sanctuaires mariaux de France” [“Guida ai santuari mariani di Francia”, N.d.T.]. Se cinque dei dodici mesi dell’anno le sono particolarmente consacrati, la Vergine Maria risponde poi a numerosi nomi: Madre di Dio, Immacolata Concezione, Nuova Eva, Nostra Signora… «La liturgia glie ne riconosce un certo numero», spiega mons. Le Tourneau: «Le sole messe votive della Santa Vergine ne contengono 366!».

La buona nomea di Maria

Al di là di quelli attribuiti dalla liturgia, «la pietà popolare si è incaricata di forgliargliene a partire da differenti campi di attività», sottolinea il sacerdote. Ci sono quelli legati ai fenomeni naturali (Madonna della folgori, Santa Maria delle nevi), al corpo umano (Madonna del dito, Madonna del sudore), alla malattia e alla salute (Madonna degli infermi, Madonna della tosse, Santa Maria del dottore), al mondo animale (Madonna della formica, Madonna dei cavalli), ai fiori e ai frutti (Santa Maria del giglio, Madonna della pera, Santa Maria delle vigne), alle caratteristiche fisiche del territorio (Madonna della collina dei venti, Madonna del pianoro), e infine quelli legati alle relazioni umane (Madonna del rimprovero, Madonna della riconciliazione). A questi epiteti possono aggiungersi particolari declinazioni toponomastiche, come Madonna di Loreto, Nostra Signora di Montenero, Vergine Nera di Tindari, Nostra Signora di Lourdes, di Fatima, di Częstochowa.

Le apparizioni della Vergine – riprende mons. Le Tourneau – hanno contribuito a sviluppare titoli particolari legati al santuario o al luogo dell’apparizione. Si possono menzionare numerosi esempi.

Le litanie lauretane

Si rivolgono alla Vergine Maria invocandola sotto numerosi titoli, le Litanie lauretane possono rendere un’idea dei numerosi nomi dati alla Vergine Maria:

Il loro insieme è andato arricchendosi nel corso del tempo in funzione delle circostanze: dopo la vittoria a Lepanto sui Turchi, san Pio V aggiunse l’invocazione “Aiuto dei cristiani”; dopo la promulgazione del dogma dell’Immacolata Concezione, Pio IX accluse “Regina concepita senza peccato originale”. Leone XIII arricchì la lista nel 1905 coi titoli di “Regina del Santissimo Rosario” e di “Madre del buon consiglio”. A Paolo VI dobbiamo la menzione della “Madre della Chiesa” e a Giovanni Paolo II quella di “Regina della famiglia”.

A tutti questi nomi si possono poi aggiungere quelli delle cause che la Madonna patrocina. Riprende mons. Le Tourneau:

Sembra abbastanza normale, per non dire logico, che da figli di Dio quali siamo ci rivolgiamo spontaneamente alla Madre in cerca di protezione. È quel che gli artisti hanno felicemente espresso nelle varie forme della Vergine della Misericordia, che tiene il suo grande mantello blu aperto per offrire riparo al popolo cristiano e preservarlo così dagli assalti del nemico infernale.

Diversi Paesi portano anche un titolo mariano: è il caso della Francia e dell’Uganda (“Regno di Maria”), ma anche della Colombia (“Terra della Vergine, giardino mariano”) o ancora della Russia (“Appannaggio della Madre di Dio”). La Vergine è poi detta “Nostra Signora di Lanka”, nonché “Celeste castellana d’Italia”.

I titoli mariani sono innumerevoli

In totale, quanti titoli ha Maria?

Nessuno può rispondere a questa domanda: i titoli mariani sono innumerevoli. Ci se ne può fare un’idea con gli esempi testé citati. Solo in Catalogna incontriamo più di mille vocaboli mariani distinti. Se ne coniano ancora ai nostri giorni – “Nostra Signora d’Arabia” è del 2011, e risale a pochi mesi fa “Nostra Signora del pallone ovale”.

Così mons. Le Tourneau, che in questo proliferare onomastico vede «un segno eccellente della salute spirituale del popolo cristiano».

Essendo chiaro che Dio ha voluto far passare tutte le grazie che ci elargisce – precisa – tramite le mani della Vergine Maria, sta a noi l’obbligo di pregarla con fervore e costanza, come un bambino si rivolge alla madre – talvolta per domandarle la Luna e senza star troppo a pensare alla possibilità di essere concretamente esaudito. Insomma, il ricorso alla Santa Vergine è un fenomeno universale.

Nel senso che si estende a tutti i territori, certo, e a questi in quanto particolari: se Maria è facilmente detta “Regina del Mondo”, nessun abitante del più sperduto paesino montano concederà che la Vergine sia meno residente nel suo minuscolo abitato che a Lourdes o a Loreto o a Nazaret. La ragione di questo viscerale attaccamento si deve in parte alle parole e ai gesti compiuti da Maria apparendo in questa o quella terra (la Vergine indica un interesse per i luoghi e una loro conoscenza che indicano, talvolta perfino esplicitata, un’elezione a loro riguardo); e in parte alla riproduzione, nella missione di Maria, dello stile del Redentore (per il fatto che tale stile è diventato fin da subito quello della Chiesa) – «pose la sua tenda in mezzo a noi» (Gv 1, 14). Maria diventa vicina di casa di quanti «la prendono con sé» (cf. Gv 19, 27), ed è resa – a immagine di Gesù – immagine della missione della Chiesa, la cui forza evangelizzatrice resta come in sordina se – al netto di belle dichiarazioni di principio – essa ricusa di “appartenere” alle persone e alle situazioni in vista delle quali è mandata. Ha ragione mons. Le Tourneau: il proliferare di titoli mariani è segno di salute della pietà popolare; anche la Chiesa sarà altrettanto in salute, quando spontaneamente i fedeli riconosceranno nelle singole comunità (e non nell’astratto theologoumenon de “la Chiesa”) «la madre e la maestra […] che genera figli, li educa e li regge, guidando con materna sollecitudine la vita dei singoli come quella dei popoli» (Giovanni XXIII, Mater et Magistra 1).

[traduzione dal francese e rielaborazione a cura di Giovanni Marcotullio]

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