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Nei 6000 rosari donati dal Papa ai cattolici siriani ci siamo anche noi!

hand rosary

Di Maria Marganingsih - Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 19/08/19

Un piccolo fatto, marginale, correlato alla donazione delle migliaia di rosari benedetti dal Santo Padre all'Angelus del 15 agosto, ci fa riconsiderare con commozione, la nostra profonda unità come membra dello stesso corpo, la Chiesa. Ci sono anche le offerte del Monastero Wi Fi per Aiuto alla Chiesa che soffre nel dono paterno di Papa Francesco.

Per iniziativa dell’Associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” sono state realizzate circa seimila corone del Rosario. Oggi, in questa grande festa di Maria, io le benedico, e poi saranno distribuite alle comunità cattoliche in Siria come segno della mia vicinanza, specialmente per le famiglie che hanno perso qualcuno a causa della guerra. La preghiera fatta con fede è potente! Continuiamo a pregare il Rosario per la pace in Medio Oriente e nel mondo intero. (Il Santo Padre all’Angelus del 15 Agosto)

POPE AUDIENCE JUNE 26; 2019

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Questo gesto del Santo Padre così paterno, amorevole e “strategico” proprio come lo sono gli aiuti materiali e il lavorio diplomatico allo scopo di riportare la pace in questo popolo così martoriato, mi commuove profondamente. L’uomo che ha sulle spalle il peso più grande, che conosce i tormenti dei popoli, le tante povertà che affliggono il mondo, che vede piaghe estese e infette continuare a dilatarsi, che conosce forse più di altri la capacità di male che può sprigionarsi dal cuore umano (e non per merito personale ma in quanto Vicario di Cristo), continua ad indicare a tutti il volto di Maria, la sua presenza, la sua compagnia. Non tanto per accomodarci meglio nelle situazioni terrene, quanto per riprendere a camminare spediti verso le cose eterne, aspirando al Cielo, nella certezza della nostra speranza: l’Amore di Cristo ha vinto.

Il dono di questi potenti mezzi di soccorso – i rosari benedetti- ai fratelli cattolici della Siria è tutt’altro che una gentile formalità.

Questo fatto, di per sé abituale nella gestualità papale (non è la prima volta che il Papa benedice rosari e ne fa dono a comunità intere) ci ha toccato e commosso anche per un fatto minimo, ma non insignificante. Ci ha come fatto sussultare perché testimonia davvero che siamo un solo corpo, che la Chiesa è una, che il popolo dei redenti, in pieno pellegrinaggio terreno, è uno solo.




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Ricordate il Monastero Wi-Fi, quella improbabile, geniale, umile armata di cristiani normali, sparsa per l’Italia (per ora) che si raduna da centinaia di km di distanza per l’urgenza di pregare, meditare, adorare? Dapprima a Roma (il 19 gennaio scorso, il Primo Capitolo Generale) poi in piccoli gruppi locali, infine a Milano, solo qualche mese fa, il 1° di giugno, e che presto – iottobre 2019 non è lontano– si incontrerà di nuovo nella madre di tutte le Chiese a Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano? Ebbene, cosa c’entra tutto questo con la Siria, il Papa all’Angelus e i rosari donati?

Ve lo spiego: ogni volta che questo piccolo esercito si ritrova, lo fa mettendo del proprio, donando ognuno quanto può per sostenere i costi organizzativi e aiutare la Chiesa che ci nutre. Nell’occasione meneghina del primo di giugno le offerte raccolte rimaste dopo la copertura delle spese (soprattutto per gli spazi e le trasferte dei sacerdoti predicatori della giornata), sono state destinate ad Aiuto alla Chiesa che Soffre. Proprio l’Associazione che ha fatto realizzare le corone del Rosario da donare ai fratelli siriani.

Siamo un solo popolo, il popolo di Dio: amarci e portarci consolazione reciproca in Cristo e in sua Madre è il più dolce dei doveri.

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