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Scegliere la vita: un ritratto di forza, coraggio e speranza

TONY LOMBARDO,ANTHONY,MULTIPLE SCLEROSIS;SUICIDE

Jeffrey Bruno

Jeffrey Bruno - pubblicato il 16/08/19

“Potete raccontare la vostra storia e dare speranza a qualcun altro...”

“Mi sono puntato la pistola alla testa. Mentre mettevo il dito sul grilletto ho visto la fotografia di mia figlia di sei anni. Me la sono immaginata mentre mi guardava e ho pensato: ‘Se premi il grilletto non ucciderai solo te stesso, ucciderai quella bambina. Vuoi ucciderla?’ Ho messo giù la pistola. In quel momento ho deciso di abbracciare la lotta per rimanere vivo”.

All’inizio degli anni Ottanta Tony Lombardo conduceva una vita normale. Sposato, due figli, viveva come la maggior parte dei padri. Nulla avrebbe potuto prepararlo per quello che stava per arrivare.

Tutto è iniziato una mattina in cui vedeva doppio. Col tempo, questo disturbo è progredito portando alla perdita della mobilità del lato sinistro del corpo. Negli anni successivi la perdita di tutte le capacità motorie è aumentata, ad eccezione della mano destra. A Tony è stata diagnosticata la sclerosi multipla, ed è passato dall’essere un giovane atleta di corsa campestre al liceo a un uomo confinato su una sedia a rotelle elettrica senza preavviso, e senza una prospettiva di cura.

TONY LOMBARDO,ANTHONY,MULTIPLE SCLEROSIS;SUICIDE
Jeffrey Bruno

“Odiavo Dio, guardavo in alto e gridavo: ‘PERCHÉ MI STAI FACENDO QUESTO?? SONO UNA BRAVA PERSONA!! NON PICCHIO MIA MOGLIE E I MIEI FIGLI!! NON PUOI ESSERE UN DIO BUONO!! COSA C’È CHE NON VA IN TE?? NON MERITO UNA COSA SIMILE!!’ La mattina in cui ho deciso di porre fine alla lotta ho compiuto una delle scelte più difficili della mia vita. Non riuscivo più a sopportare le limitazioni che il mio problema aveva imposto a me e alla mia famiglia. Non ero disposto ad accettare il mio nuovo status… una vita caratterizzata dalle limitazioni. Una vita del genere non faceva per me. Ero un atleta. Ero un corridore. Se non potevo vivere la via a cui ero abituato, allora la mia esistenza non poteva continuare. Sapevo che avevo la possibilità di porre fine all”agonia emotiva’ premendo semplicemente il grilletto, ponendo così fine alla mia piaga. Pensavo che sarei stato meglio da morto, e che ciascuno sarebbe stato meglio se fossi morto”.

TONY LOMBARDO,ANTHONY,MULTIPLE SCLEROSIS;SUICIDE
Jeffrey Bruno

“Non l’ho fatto. Nell’istante successivo ho sentito una nuova emozione che mi controllava. Ho capito che la battaglia poteva essere difficile ma sarei stato all’altezza della sfida. Il giorno prima mi ero perso nella mia rovina personale, ma ora provavo improvvisamente speranza. Le parole ‘combatti la lotta’ hanno echeggiato spesso nella mia mente”.

“In molte occasioni, nel mio dolore emotivo senza fine, ho sopportato una sofferenza che mi ha fatto maledire il cielo. Sapevo che dovevo superare il mio dolore e trovare la capacità di combattere la mia battaglia. Ho visto mia madre combattere oltre le sue forze per trovare quel ‘luogo speciale’ da cui ha combattuto il tumore al seno. Sapevo che non si sarebbe mai permessa di arrendersi a niente finché non fosse stata pronta ad ammettere la sconfitta. Mia madre non ha mai, mai ammesso la sconfitta”.

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