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Ogni relazione vale per la sua verità e non per quanto conviene

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Foto di Priscilla Du Preez su Unsplash
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I farisei ordiscono contro Gesù una sorta di “attacco mediatico” sul tema caldo del divorzio. Cristo risponde mostrando la bellezza dell’unione uomo e donna così come Dio la vede fin dal principio. La fatica e i fallimenti non sono mai un’obiezione.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «E’ lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio». Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (
Matteo 19,3-12).

È un Vangelo impopolare il Vangelo che ci viene offerto oggi, ma l’intento di questa pagina nasce proprio dal tentativo dei farisei di rendere impopolare la predicazione e il messaggio di Cristo. Troppe folle lo stanno seguendo nel suo ragionamento, troppi sono affascinati e attratti da Lui. C’è bisogno di un attacco mediatico (tanto caro a questi nostri giorni); così gli sferrano una domanda a trabocchetto, una domanda sul divorzio. Cristo non si sottrae alla sfida, ma lui non è un sofista, un semplice mercante di parole.  È uno che non segue l’audience, ma la verità. E spiega a una folla silenziosa e confusa (anche i discepoli non ci capiscono molto) che lo stare insieme, l’amore, la relazione tra le persone non è semplicemente un sottoprodotto dell’utile: “io sto con te perché altrimenti sono solo”, oppure “tu servi a soddisfare i miei bisogni e le mie esigenze”. La nostra vita relazionale, che non è solo quella matrimoniale, ma anche quella amicale, lavorativa, filiale etc. etc., è la maniera che noi abbiamo di diventare noi stessi e di sentirci compresi, appagati, felici.

L’amore è relazione, non interesse. Ma questa relazione non è immune dalla fatica, dai fallimenti, dalle confusioni, dalla sofferenza. Ma ciascuna di queste cose non può far cambiare il sogno iniziale, il motivo profondo per cui vale la pena amare e rischiare un rapporto. Le leggi, i sistemi politici, le culture possono ratificare all’infinito il diritto a fallire, ma Cristo va oltre e ricorda che noi non possiamo fermarci al semplice fallimento, valiamo di più. Nella vita si sbaglia, si prova e si riprova, e ciò non vuol dire che siccome esiste la possibilità di sbagliare allora non vale la pena amare in maniera fedele e definitiva. Ma a volte si cade per stupidità, per egoismo, per pigrizia e chi asseconda e favorisce queste cadute è complice. Contro questa dolosità Cristo si arrabbia. Per il resto siamo tutti peccatori e tutti in cammino, nessuno escluso, anche quelli che si vantano di avere le carte a posto, perché con Cristo è una questione di cuore non di carte.
#dalvangelodioggi

QUI IL LINK AL POST ORIGINALE PUBBLICATO DA DON LUIGI MARIA EPICOCO

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