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Il sorprendente gesto di fede di Egan Bernal, campione del Tour de France

EGAN BERNAL

MARCO BERTORELLO | AFP

Vicente Silva Vargas - pubblicato il 14/08/19

Il colombiano, di appena 22 anni e professionista da poco tempo, è diventato il primo latinoamericano a vincere la gara ciclistica più antica e prestigiosa del mondo

Egan Arley Bernal Gómez ha sorpreso il mondo con un bel gesto della fede cattolica che ha sempre praticato in casa. Negli Champs Élysées, in diretta televisiva e davanti a centinaia di giornalisti di tutto il mondo, il campione ha fatto il segno della croce sul fratello Ronald, che a sua volta ha benedetto Egan. Poi Egan e i suoi genitori hanno fatto lo stesso, scambiandosi simultaneamente il segno della croce.

Il campione del Tour de France, un giovane di cui fino a qualche settimana fa si sapeva ben poco ma di cui oggi tutti parlano con ammirazione, ha compiuto questo gesto in modo semplice e naturale, dopo aver battuto rivali del calibro del britannico Geraint Thomas, dello spagnolo Alejandro Valverde, dell’italiano Vincenzo Nibali e del francese Julian Alaphilippe, e i suoi compatrioti Nairo Quintana e Rigoberto Urán.

Anche se alcuni commentatori di Europa e America erano convinti che Egan avrebbe vinto la terza competizione più importante del mondo dopo i Giochi Olimpici e i Mondiali di Calcio, ben pochi credevano che lo avrebbe fatto ad appena 22 anni e solo tre anni dopo essere entrato nel mondo del ciclismo professionistico.

La Colombia – Paese ciclistico per eccellenza dagli anni Cinquanta del XX secolo, con un enorme prestigio soprattutto a livello di percorsi di alta montagna – si è emozionata nelle ultime settimane per ciascuna delle pedalate del giovane ciclista, diventato un punto di riferimento per i giovani colombiani.

La storia di Egan Arley e della sua famiglia è segnata da sacrifici, disciplina personale, umiltà e un’ammirevole unità familiare.

Aleteia riassume di seguito tutto quello che c’è da sapere su Bernal, il “Joven maravilla” che ha vinto il Tour de France:

  • È nato il 13 gennaio 1997 a Bogotà, ma è cresciuto a Zipaquirá, Cundinamarca, una cittadina a 43 chilometri dalla capitale famosa per la sua Cattedrale di sale.
  • Egan, il suo primo nome, è stato suggerito da José Bulla, medico amico di famiglia che ha detto ai genitori “In greco significa ‘campione’”. In realtà, si tratta di un nome di origine gaelica, scozzese, che vuol dire “ardente” o “fuoco”.
  • Il padre, Germán Bernal, è stato anche lui ciclista, ma per mancanza di sostegno economico non è riuscito ad arrivare al professionismo. Per gran parte della vita ha viaggiato come vigilante di un’impresa di sicurezza nella Cattedrale di sale.
  • La madre, Flor Marina Gómez, ha lavorato fin da molto giovane in un’impresa esportatrice di fiori colombiana, nella quale aveva il compito di scegliere i garofani migliori. Ha lavorato anche come domestica.
  • Visto che i genitori lavoravano molto, Egan ha dovuto prendersi cura del fratello minore Ronald, che lo considera il suo secondo padre e lo chiama ‘Pasote’ (papà grande).
  • Per sua madre, “Egan è una benedizione di Dio”, perché oltre ad essere un grande sportivo è molto generoso, e con i primi soldi che ha guadagnato ha regalato una casa ai genitori e una piccola proprietà a uno dei suoi nonni.
  • Ha iniziato a praticare il ciclismo con Fabio Rodríguez a otto anni, e poco prima di arrivare all’adolescenza si è dedicato al ciclismo di montagna, specialità nella quale tra il 2013 e il 2015 ha vinto campionati e riconoscimenti in Argentina, Ecuador, Colombia, Costa Rica, Stati Uniti e Andorra.
  • In quel periodo ha deciso di non portare avanti gli studi di Giornalismo all’Università de La Sabana, in Colombia. Uno dei suoi mentori, Pablo Mazuera, gli aveva detto che se gli piaceva il ciclismo doveva rinunciare all’università, ma se il desiderio di diventare giornalista prevaleva sullo sport gli avrebbe pagato tutto il percorso universitario.
  • Nel 2014, per mancanza di sponsor, ha intrapreso una campagna nelle reti sociali per ottenere il denaro per poter partecipare al Campionato Mondiale di Ciclismo di Montagna in Norvegia, dove ha conquistato la medaglia d’argento e ha iniziato ad essere notato dai talent scout europei.
  • Gianni Savio, proprietario di una squadra italiana di ciclismo professionistico, lo ha scoperto nel 2015, anno in cui ha vinto la Sognando Il Giro delle Fiandre, una prova a livello junior in cui ha stracciato gli avversari. Poco prima di aver compiuto 19 anni, senza esperienza, è stato contrattato per quattro stagioni.
  • Prove scientifiche realizzate nel 2016 nei laboratori italiani hanno dimostrato che l’organismo di Egan Bernal poteva assorbire, trasportare e consumare una gran quantità di ossigeno, ovvero che per la sua enorme capacità cardiovascolare era in grado di praticare sport ad alto livello di competitività. Da allora gli esperti parlano della “nuova bestia del ciclismo” e del “campione del futuro”.
  • Nella sua breve carriera, oltre al premio del Tour de France, Bernal ha vinto, tra le altre, queste gare: Giro della Savoia (Francia); Giro di Sibiu e Giro di Bihor (Rumania); Tour di Romandia e Giro della Svizzera (Suiza); Colombia Oro y Paz (Colombia); Tour della California (USA) e Parigi-Nizza.
  • Egan è diventato il ciclista più giovane a vincere la versione 106 del famoso tour francese dopo la II Guerra Mondiale, e il terzo più giovane a vincere il titolo. È anche il più giovane a trionfare da quando esiste la maglia gialla.

Coronandosi campione a Parigi, il colombiano ha salutato dal podio e ha ringraziato i tifosi in quattro lingue: francese, inglese, italiano e spagnolo.

Quando era ancora uno sconosciuto, l’argentino Mario Sábato gli ha attribuito il suo soprannome più famoso: “Joven maravilla”.

Zipaquirá, oltre alla Cattedrale di sale, è anche famosa per il suo passato a livello culturale e musicale, e perché nel 1946 il futuro Nobel per la Letteratura Gabriel García Márquez vi ha conseguito il baccalaureato.

Il futuro sembra sorridere al campione non solo per il contratto milionario che ha firmato, patrocinato della multinazionale britannica Ineos, ma anche perché gli esperti parlano già di “era Egan”, una tappa che si prevede di grande successo per il ciclismo latinoamericano.

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