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“Perché segui un Dio crocifisso”? Sapete come rispondere?

Ikona krucyfiks trzymana w ręku
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di Pablo Perazzo

Spesso chiedo a gruppi di genitori e di padrini che partecipano agli incontri in vista del Battesimo perché noi cristiani abbiamo come riferimento un uomo morto, appeso a una croce, inchiodato, tutto insanguinato, con una corona di spine. Resto vari secondi in silenzio aspettando che qualcuno risponda. Una domanda così esplicita e diretta in genere suscita una certa confusione. Lo stesso San Paolo duemila anni fa diceva che “mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” (1 Corinzi 1, 22-23).

Per noi cristiani, però, pongo di nuovo la domanda. Che valore ha appendere l’immagine di Cristo crocifisso in casa, negli uffici, all’ingresso di casa? La risposta è fondamentale e imperativa, perché è il motivo stesso per il quale siamo cristiani.

1. Perché sono cristiano?

Se non rispondiamo in modo quasi spontaneo, varrebbe la pena di rivedere le cose e di chiederci perché siamo cristiani. Sono tante le risposte che ascolto quando formulo questa domanda: “È la fede che mi hanno insegnato i miei genitori”, “Me lo hanno insegnato a scuola”, “La mia famiglia è sempre stata cattolica”, “Credo in Dio”…, e altre simili. Tutto questo va bene, e sia lodato il Signore per aver fornito la formazione e l’educazione per far sì che continuiamo a credere in Lui. Il motivo principale, però, continua a non essere menzionato.

Perché San Paolo, che era un ebreo osservante, persecutore di cristiani, fedele alla legge e ai profeti, noto in precedenza come Saulo di Tarso, diventa uno dei grandi pilastri della Chiesa? Cosa lo ha trasformato da acerrimo persecutore e assassino di cristiani ad apostolo e martire esemplare della nostra fede? San Paolo stesso spiega in vari passi questo motivo: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Corinzi 15, 14).

2. La Resurrezione è la ragione centrale della nostra fede

Mi sembra necessario dire che questa fede ha un fondamento storico. La nostra fede è testimoniata da centinaia di persone che hanno visto Gesù risorto tre giorni dopo la sua morte sulla croce (Giovanni 20, 6 – 18. 19 – 29. 30 / 21, 1 – 14).

Se non fosse così sarebbe sicuramente una persona straordinaria, che ha fatto meraviglie, cose sorprendenti, ed è morta come qualsiasi altro essere umano. E invece no! In Lui si sono compiute le promesse. È davvero Lui il Messia atteso, colui che è venuto per vincere il potere del peccato e della morte. La croce ci ricorda che ci ha portato la vittoria sul male.

È una verità che non solo leggiamo nelle Sacre Scritture, ma riceviamo di bocca in bocca fin dai tempi di Gesù. È quella che conosciamo come tradizione scritta e tradizione orale.

La nostra fede non è solo una religione da libro, ma crediamo nelle parole della Chiesa, predicate nel corso dei secoli e custodite dal Magistero, che si incarica di preservare il deposito della fede.

3. Predicare con fiducia

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Tenendo in considerazione tutto questo, possiamo dire che il Signore Gesù, che annunciamo a tutti i popoli – come Egli stesso ci ha chiesto –, è vivo. È reale, una persona che è storicamente risuscitata e ha calpestato la nostra terra con il suo Corpo glorioso.

Che ha condiviso, mangiato e celebrato questa vittoria inusitata nella storia dell’umanità, insieme a molte persone come noi. Per questo ha senso vivere la “pazzia” della vita cristiana. La “follia” di accettare con amore le croci che ciascuno deve prendere su di sé, sapendo che “se moriamo con lui, vivremo anche con lui” (2 Timoteo 2, 11).

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