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Pakistan: ogni anno 1000 ragazze cristiane rapite e convertite a forza all’Islam

PAKISTANKA
sasha2109 | Shutterstock
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Le minoranze religiose in Pakistan soffrono intensamente; l’11 agosto la Giornata dedicata a loro. Ma servono azioni di promozione e tutela stabili, sostenute anche a livello internazionale.

Giornata delle minoranze religiose

In Pakistan ieri domenica 11 agosto si è celebrata la Giornata delle minoranze religiose.  Il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, ha osservato che per la verità non dovrebbe nemmeno esistere una giornata per le minoranze poiché i cristiani, come le altri componenti etniche e religiose della popolazione, sono cittadini pakistani a tutti gli effetti.

Noi persone siamo pakistani, non siamo migranti da nessun altro paese, siamo nati e cresciuti in Pakistan e viviamo qui da secoli prima dell’indipendenza del Pakistan. Non dovremmo essere trattati come cittadini di seconda classe. (Agenzia Fides)

La data dell’11 agosto fa riferimento allo storico discorso del fondatore del Pakistan Mohammad Ali Jinnah quando nel 1947 disse che

le persone di fede diversa dall’islam sarebbero stati cittadini del Pakistan, con uguali diritti e doveri. (Ibidem)

Il primo ministro Imran Khan (ex campione di cricket), sempre secondo le parole del Cardinale, sembra consapevole delle decisive sfide che il Paese deve affrontare e vincere proprio in tema di minoranze religiose, integrazione e sviluppo del suo popolo.

Leggi anche: Pakistan, minoranze religiose tra conversioni forzate e blasfemia

L’esercizio sistematico di varie forme persecutorie infatti è ancora una piaga vastissima e sanguinante. I soggetti più esposti sono donne e bambini, è il solito tragico refrain.

Ma non si tratta di semplici dati, sono storie di persone strappate alle proprie famiglie e costrette alle cosiddette conversioni forzate che, una volta certificate davanti ad un giudice, sono considerate inoppugnabili. Ogni anno sono circa un migliaio le ragazze, spesso vere e proprie bambine, rapite, violentate, convertite e sposate a forza a uomini musulmani.

Una conferenza promossa da Aiuto alla Chiesa che Soffre

L’avvocatessa cattolica Tabassum Yousaf ha promosso insieme con Aiuto alla Chiesa che Soffre una conferenza internazionale proprio su questo tema, delineandone i vasti confini e ricordando il dovere per la comunità internazionale di opporvisi, sfruttando anche il potere dei mezzi di comunicazione. Le vittime e i familiari sono doppiamente oppressi perché non hanno la forza di sottrarsi a questi abusi e subiscono tremende ritorsioni in caso di opposizione.

«Ogni anno almeno mille delle nostre ragazze vengono rapite, violentate, obbligate a convertirsi all’islam e costrette a sposare i loro aguzzini», ha detto l’avvocatessa pachistana, sottolineando come questo fenomeno riguardi in particolare le minoranze cristiana e indù.

riporta anche Avvenire.

Necessità di tutela e di reali contromisure

Occorre denunciare il fenomeno e mettere in campo misure che possano promuovere lo sviluppo umano integrale delle persone appartenenti a minoranze religiose e per questo gravemente penalizzate.

Continua la Yousaf:

I nostri ragazzi non hanno accesso ad un’istruzione adeguata e pertanto sono penalizzati anche nella ricerca di un impiego (Toscana Oggi)

Per questo

ha steso – con la collaborazione del cardinal Coutts e di leader di diverse fedi – una risoluzione in 10 punti per la promozione delle minoranze che sarà firmata dai partecipanti alla conferenza. Al primo punto, si chiede di fissare a 18 anni l’età minima per contrarre matrimonio, mentre al punto n. 9 si richiedono tutele legali contro i rapimenti e le conversioni forzate che – come ha notato in un discorso ufficiale per la giornata delle minoranze lo stesso primo ministro Imran Khan – non sono consentite dalla stessa religione islamica. Il premier ha invitato a proteggere i non musulmani come fece Maometto a Medina, ma le minoranze del Pakistan non si accontentano di essere tutelate. Desiderano contribuire attivamente allo sviluppo del Paese e chiedono di avere un ministro federale per le minoranze, un vuoto ancora non colmato dalla morte di Shahbaz Bhatti nel 2011. È anche questo uno dei punti della risoluzione in cui si chiedono inoltre leggi atte ad evitare discriminazioni e la destinazione alle minoranze di una quota delle borse di studio offerte dal governo pachistano e da quelli di altri Paesi.

La discriminazione si estende persino agli aiuti internazionali che vedono esclusi spesso i non musulmani.

Gli stessi governi esteri dovrebbero assicurarsi che i loro aiuti giungano anche ai non musulmani. In special modo le nazioni occidentali, almeno sulla carta cristiane, che dovrebbero avere a cuore noi fratelli nella fede. Alla comunità internazionale e in particolare all’Occidente chiediamo altresì di dare voce alla nostra richiesta di giustizia e di diritti, come fa da sempre ACS che ringraziamo per aver sostenuto anche questa nostra iniziativa. Il caso di Asia Bibi mostra quanto la visibilità internazionale sia cruciale per la tutela delle minoranze pachistane. Quindi continuate ad accendere i riflettori sulla difficile condizione in cui viviamo. (Ib)

Gratitudine al Santo Padre per la sua vicinanza

«Siamo profondamente grati al Santo Padre per la vicinanza nella preghiera a noi cristiani pachistani e a tutto il nostro Paese».

ha concluso l’avvocato cristiana.

Leggi anche: Il “protocollo della santità” secondo Papa Francesco

Per la chiesa pakistana proprio il 2019 è anno di speranza e di pace. Questa è la riposta dei cristiani alla violenza e alla persecuzione; e proprio nel documento papale Gaudete et exsultate la comunità dei fedeli ha trovato conferma e ispirazione a vivere il Vangelo delle beatitudini fino in fondo.

I cristiani sanno di essere beati come li descrive il Signore nel grande e paradossale affresco del discorso della montagna. Loro, i perseguitati per la giustizia, i poveri, gli affamati e assetati di giustizia, gli afflitti, loro in Cristo sono veri operatori di pace.

Non possiamo fare mancare ai cristiani pakistani perseguitati tutto il sostegno materiale e spirituale che daremmo ad un nostro fratello di sangue, perché il nostro vincolo reciproco è più profondo e invincibile di quello naturale.

Leggi anche: Il ratto delle cristiane: rapite in Pakistan per essere cedute a uomini cinesi

 

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