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Pensavo che mio figlio autistico mi avrebbe fatto impazzire…

WALK IN NATURE
PIXABAY
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… e invece mi ha insegnato la pazienza

Prima di mio figlio non avevo mai conosciuto una persona autistica.

Del tutto inesperta di fronte a questo comportamento spesso inspiegabile, non sapevo come reagire nei suoi confronti, né cosa aspettarmi.

Un giorno Jimmy ha scorrazzato per casa e ha strappato tutte le copertine dei nostri libri. Per due o tre anni, poi, amava tagliare tutto con le forbici – tende, materassi, le magliette che indossava… Se non lo faceva a casa lo faceva a scuola. Una volta ha versato un intero flacone di candeggina sui panni in lavatrice (quelli scuri, ovviamente…). Per un po’ continuavano a sparire i barattoli dalla cucina. Poi, un giorno di primavera stavo piantando dei bulbi in giardino quando ho trovato qualcosa di duro. Era un barattolo. C’erano barattoli seppelliti ovunque. Jimmy non è riuscito a spiegare cosa avesse in mente, se mai aveva in mente qualcosa, quando ha scavato dei piccoli buchi in cui depositare tutti i barattoli che erano spariti dalla cucina. Amava anche aprire la finestra della sua camera di notte e tirare fuori cose a caso… una scarpa, un pacchetto di fazzoletti, un cuscino…

Il dilemma era sempre se fosse giusto rimproverarlo per cose fatte impulsivamente, senza alcuna intenzione di rovinare qualcosa o essere fastidioso. La mia impazienza naturale in genere mi faceva dire istintivamente: “Oh, no, che stai facendo?”, il che portava in genere a grida e porte sbattute.

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Lui non mi capiva, e io non capivo lui.

Ma poi si è fatta strada la dolcezza, e ha reso tollerabile il suo comportamento.

Mio figlio voleva tanto diventare chierichetto come suo fratello maggiore. Ce la poteva fare? Avrei dovuto dare questo motivo di pressione al sacerdote e agli altri chierichetti visto che erano prevedibili errori o comportamenti strani? Ho deciso di chiedere, e per mia sorpresa c’erano vari altri chierichetti con necessità speciali. Jimmy ha seguito la formazione e sembrava capire tutto perfettamente. Sono andata alla prima Messa che ha servito e a dozzine di altre. Quel ragazzino che non riusciva a rimanere seduto per più di tre minuti aveva un comportamento perfetto sull’altare. Non ha mai fatto cadere niente né ha mai dimenticato il prossimo passo da fare. Mi venivano spesso le lacrime agli occhi guardandolo, ringraziando Dio per questo dono e perché mio figlio aveva quel momento sull’altare di cui si poteva sentire fiero.

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Ogni estate, per dieci anni, Jimmy è andato a un campo estivo al mare per persone con necessità speciali. Ogni giorno, quando andavo a riprenderlo al ritorno con il pulmino, era entusiasta di mostrarmi le conchiglie che aveva scelto accuratamente quel giorno sulla spiaggia. Non riusciva a dirmi che mi voleva bene, ma sapeva che amavo le conchiglie. Me lo faceva capire il suo volto radioso mentre me le porgeva.

Stavo diventando più paziente senza neanche accorgermene. Anziché avere reazioni eccessive a ogni comportamento “diverso” stavo imparando ad accettarlo, e anche a riderne. Ora riesco a
scherzare con i miei amici su cosa diranno gli archeologi tra qualche secolo quando troveranno barattoli di minestra sepolti nel mio giardino.

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