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L’anima paziente ed umile dell’operaio che lavora sotto il sole

worker wall real people

By sima/Shutterstock

Alessandro Benigni - pubblicato il 09/08/19

Alla sua età, in un mondo normale, dovrebbe stare nel suo giardino, al fresco, a giocare coi nipoti. E invece no, ci sono degli invincibili che devono faticare fino alla fine.

Morfologia dell’invincibile.
Hanno rifatto un pezzo di strada, proprio sotto casa mia. Il marciapiede devono ancora finirlo. Sapete “gli stradini”, vero? Quelli che asfaltano le strade, sotto il sole da una parte e sopra l’esalazione di calore e fumi tossici dall’altra. Ecco.

Sono uscito e rientrato parecchie volte, in questi giorni. C’è un operaio. Direi più vicino ai sessantacinque che ai sessanta. Abbronzatissimo, magro, anche se un fascio di nervi che puoi contare uno ad uno, infilato nella sua tuta arancione con gli scarponi grossi, quelli con la punta di ferro anti infortunio. Li ho portati anch’io, so come sono comodi e freschi, d’estate. Capelli bianchissimi, sembrano di plastica. Più d’una volta ho incontrato il suo sguardo, passandogli di fianco in bicicletta. Rialzandosi dal curvo del suo lavoro, si passa un avambraccio sulla fronte grondante: mi guarda con due occhi che sembrano stupiti d’essere a loro volta guardati. Forse pensa: “lo conosco?” No, non ci conosciamo. Ma ci salutiamo con un mezzo sorriso. “Buongiorno”. Il volto si apre, per un istante. Si vede un’anima di pazienza ed umiltà. Una specie di rassegnazione infinita, mescolata ad una forza invincibile. Alla sua età, in un mondo normale, dovrebbe stare nel suo giardino, al fresco, a giocare coi nipoti. O sotto il portico di casa, su una di quelle sedie a dondolo in vimini che andavano una volta, a fumare una sigaretta in santa pace, immerso nei ricordi di una vita ormai passata.

PRACOWNIK NA BUDOWIE
Guilherme Cunha/Unsplash | CC0

E invece no, ci sono degli invincibili che devono faticare fino alla fine. Alcuni di questi hanno la tuta arancione, le mani d’acciaio, le rughe profonde nel viso e i capelli bianchi, così bianchi che sembrano di plastica.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA ALESSANDRO BENIGNI

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