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I tre gesti di san Domenico per rimettere in moto il proprio cuore

HAITI

CHANDAN KHANNA | AFP

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 08/08/19

Per san Domenico, che proprio l’8 agosto ricordiamo, ogni preghiera si snoda in tre tempi differenti: l’accoglienza, l’incontro e il dono. Così, colui che prega può esprimersi con i gesti del corpo: l’accoglienza inginocchiandosi, l’incontro aprendo le braccia verso il cielo e il dono mettendosi in cammino per andare verso gli altri. Questi tre gesti – insieme simbolici e potenti – effettuati sia fisicamente sia interiormente, ci fanno entrare in modo profondo nella prossimità con Dio e con gli altri.

Quando si ama qualcuno, gli si sorride, lo si bacia, gli si tende la mano. È il mezzo naturale del corpo per esprimere la relazione con gli altri. La preghiera funziona allo stesso modo: ci permette di entrare in relazione con Dio. In modo naturale, il corpo ci aiuta a metterci alla presenza di Dio, così come è il mezzo della nostra presenza nel mondo. Poiché la cultura occidentale ha talvolta rimarcato troppo «la frattura tra corpo e anima», facciamo fatica a considerare i gesti del corpo come una preghiera, sottolinea Catherine Aubin, domenicana e dottore in teologia, inPrier avec son corps : à la manière de saint Dominique [Pregare col corpo alla maniera di san Domenico, N.d.R.]. Eppure, le preghiere del fondatore dell’Ordine dei Predicatori erano sempre molto espressive. Alla sua morte, nel 1221, i fratelli della sua comunità hanno deciso di descrivere le nove maniere in cui il santo aveva l’abitudine di pregare illustrandole a disegni. Tra queste, tre possono arricchire in particolare modo la nostra preghiera. Non si tratta però di un metodo da applicare in un ordine preciso. Praticati da san Domenico per i tre tempi di preghiera, questi gesti possono essere effettuati al mattino o alla sera nei nostri momenti abituali di raccoglimento, oppure nell’arco della giornata seguendo lo slancio o l’ispirazione del momento.




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1Inginocchiarsi più volte per il tempo di accoglienza

San Domenico aveva l’abitudine di inginocchiarsi più volte per la medesima preghiera. Inchinandoci così a più riprese noi respingiamo quel pensiero spesso troppo frequente che la nostra vita non ci soddisfa. Sollecitati dalle voglie o dalle ambizioni mondane, cerchiamo costantemente il primo posto. Inginocchiarsi significa riconoscere chi siamo; significa accettare di ritrovarci a mani vuote davanti a Dio, accettare che siamo deboli, e prendere coscienza del nostro valore ai suoi occhi. Questo gesto di accoglienza, come primo tempo della nostra preghiera, ci invita a rientrare in una comunione col Signore, affidandoci interamente a lui e alla sua grazia.

2Restare in piedi con le braccia in forma di croce per il resto dell’incontro

Per il fondatore dell’Ordine dei Predicatori, aprire le braccia indica un’attitudine di fiducia e di gioia. Dopo il momento dell’accoglienza, ecco quello dell’incontro con Dio. Molti sono quelli che da principio troveranno la posizione un po’ sorprendente. Non abbiamo l’abitudine di stare con le braccia per aria. Ma questo gesto risulta molto potente per san Domenico perché esprime la gioia profonda dell’incontro, come quella del padre che ritrova il figlio prodigo, nella parabola raccontata da Cristo e riportata da Luca (Lc 15, 11-32).

Questa posizione eretta esprime la nostra presenza a Dio. San Domenico è presente a Colui che è presente in lui. È questo il momento dell’incontro con Dio in un dialogo faccia a faccia con l’Amico. Quanto al gesto delle braccia in modo crucis, esso significa la Vita data da Cristo e la Vita ricevuta dal santo. Esso ci ricorda che la croce non simboleggia soltanto la morte, ma soprattutto il trionfo della vita.

3Andare verso gli altri per il momento del dono

Anche questo gesto potrà forse sorprendere qualcuno. Più che un gesto, in senso stretto, si tratta di un’attitudine da vivere molto concretamente. L’illustrazione del documento trasmesso dai frati di san Domenico dopo la sua morte mostra che chi prega non è solo: è con un compagno. Lo si vede poi in viaggio per le strade, che va a trasmettere quel che ha contemplato. San Domenico illustra così l’importanza dell’amicizia spirituale di Gesù coi suoi prossimi. Per il fondatore dell’Ordine dei Domenicani, la preghiera è anche il tempo per stare insieme, per camminare con gli altri sui cammini della fede e condividerla. Questo gesto di preghiera insieme è ordinato al dono: dono di Dio nella sua Parola e nella sua Vita, dono di Dio che invita a donare e a donarsi.

Così la preghiera ci invita a tre gesti fondamentali che possono riassumere tutta la sapienza di una vita ben orientata: partendo dalla posizione umile di chi si inginocchia, essa sfocia sulle strade del mondo dopo aver vissuto la gioia dell’incontro.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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animacorpodomenicanipreghierateologia del corpo
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