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Alexandra compie oggi 27 anni. E cerca la madre che alla nascita la lasciò sulle scale dell’ospedale

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 08/08/19

Una ragazza di Nantes ha pubblicato su Twitter poche righe di un foglio con cui la donna che le diede la vita la raccomandò alle cure del centro ospedaliero cittadino. La giovane donna spera che la viralità dei social e del web la aiuti, ma nel frattempo il suo caso scuote e interroga.

Oggi è il ventisettesimo compleanno di Alexandra, giovane donna francese che stanotte, poco prima delle tre e mezza, ha condiviso via Twitter la foto del bigliettino col quale la madre la raccomandava all’ospedale di Nantes:

Mi chiamo Alexandra. Sono nata sabato 8 agosto 1992 all’1:30 del mattino. Poiché mamma non può occuparsi di me, vi ringrazio di prendervi cura di me.

La giovane spiega:

Esattamente ventisette anni fa nascevo, e proprio quel giorno tu decidevi di depormi sui gradini del Centro Universitario-Ospedaliero di Nantes perché si prendessero cura di me. Sappi che il tuo gesto mi ha permesso di avere una vita felice e piena di amore, e se un giorno tu volessi conoscermi io ci sarò.

La ragazza è una normale utente di Twitter e non una “influencer” (ha poco più di 600 follower), ma in dodici ore il suo tweet ha ricevuto migliaia di cuori e di RT.

Non è la prima volta che Alexandra “ci prova”: in cima alla sua TL si trova un tweet del 27 novembre 2018. Stessa foto, messaggio simile:

Buongiorno, mi chiamo Alexandra, sono nata l’8 agosto 1992 e sono stata adottata all’età di tre mesi. Mia madre mi ha deposta sui gradini del Centro Universitario-Ospedaliero di Nantes dopo la mia nascita con una breve lettera. Aiutatemi a ritrovarla, per favore: vorrei ringraziarla per il suo atto così coraggioso. Nello scorso inverno il suo tweet aveva suscitato un certo tam-tam, venendo raccolto e rilanciato da alcune testate regionali. Nella TL si trovano foto di articoli del 1992, che testimoniano da un lato una ricerca protratta nel tempo, dall’altra la disponibilità di un “deposito documentario” che le era stato conservato sia dall’ospedale sia dalla famiglia che nel novembre 1992 l’adottò.

Alexandra non sta cercando “una famiglia”, da mesi lo ha spiegato all’utente che la invitava a ritenere sua famiglia quelli che l’hanno adottata:

Lo so benissimo. Non ho che una sola famiglia, ma vorrei sapere di più delle mie origini, per scoprire – se è possibile – la mia famiglia biologica.

Prudentemente l’interlocutore la invitava allora a stare in campana, perché dei truffatori e degli impostori avrebbero potuto facilmente bussare alla sua porta per sfruttare il suo desiderio.

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Le reazioni al tweet di novembre (che sono comprensibilmente di più, visto che il tweet è fissato in testa alla TL e che sono passati nove mesi da allora) sono varie e interessanti, non poche sono critiche e Alexandra ha dovuto precisare:

Non ho mai detto che sia stata un’eroina, dico solo che alle volte è meglio pensare al bene del proprio figlio piuttosto che tenerlo ad ogni costo. Non conosco la sua storia ma nel mio caso [mia madre] mi ha lasciata in un posto sicuro e in buona salute. Indubbiamente non è perfetta, ma ci ha tenuto a che si prendessero cura di me. E allora per forza di cose, anche se non conosco le ragioni del suo gesto, nutro dell’affetto per lei, perché malgrado tutto mi ha permesso di trovare una famiglia che mi ama.

Oggi il nuovo tweet, e visto che ricorre il compleanno il tenore delle risposte è quasi totalmente improntato all’augurio – che nella fattispecie diventa “ti auguro di ritrovare tua madre”. Poco fa un utente ha scritto:

Buon compleanno a te! Non capisco in che cosa sarebbe una buona decisione abbandonare il proprio bambino. Penso che se tu avessi avuto una vita infelice non diresti così. Comunque dico così solo perché non capisco.

E lei:

Grazie. Mi ha lasciata in un posto in cui potessero prendersi cura di me e affidarmi a una famiglia amorevole. Quale che sia la ragione, non dev’essere stato facile… Ha giudicato che fosse la soluzione migliore e io vorrei che sapesse che, grazie a lei, sono felice.

In diversi si dicono commossi. Un prete le ha scritto, pensando al padre:

Buon compleanno e grazie per la testimonianza. C’è anche un uomo che non avrà potuto o voluto assumersi la paternità. Prego per i suoi genitori.

La risposta di Alexandra è stata amara ma sorridente:

Sì, non mi sono scordata neanche di lui. Ma forse non sa neanche che io esisto…

Padre Franck Derville ha ragione: si tratta di una testimonianza preziosa e bella, perché Alexandra sta cercando – come è normale che sia – le sue radici (e volentieri le auguriamo che la sua ricerca abbia un esito felice), ma forse la sua storia verrà letta anche da qualche mamma sola, incinta e spaventata. Forse nel suo sorriso qualcuna troverà la forza di lasciar vivere la persona che porta in grembo – mentre tutt’intorno infuria una sinfonia abortista – e magari qualcuna troverà anche il modo di tenere con sé il figlio. Il giorno della nascita è un punto di partenza ma anche (e già!) un traguardo: l’aborto è un astratto teorema, che si dissolverebbe nel proprio nonsense quando le donne disperate e sole avessero modo di incrociare lo sguardo delle persone che hanno in grembo. Quanto al “conflitto tra famiglie”…

Sì, li amo più di ogni cosa i miei genitori (adottivi), sono proprio meravigliosi, ci hanno permesso di avere una vita bella. E sono sicura che se la ritrovo i miei genitori sarebbero felicissimi di poterla ringraziare, perché grazie a lei anch’essi sono diventati a loro volta genitori.
Tags:
abortobambinipro life

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