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Vola alto, vola sempre alto, vola più alto che puoi!

father and son
By altanaka/Shutterstock
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Il mito di Icaro e la storia straordinaria degli Ussari Alati.

Icaro.
La storia è nota. Insieme al padre Dedalo, Icaro scappa dal labirinto dove è rinchiuso verso la libertà grazie a un’invenzione paterna: due ali fatte con piume e tenute insieme da cera. Bisogna volare basso, raccomanda il padre, ma Icaro si entusiasma. Ormai non è solo la necessità di scappare, c’è la felicità del volo, il sentire il vento nei capelli, vedere sotto di sé il mare con i gabbiani, forse i delfini, piccole isole ricoperte di ginestre e capperi in fiore. Icaro sale sempre di più, si avvicina tropo al sole, i raggi sciolgono la cera che tiene insieme le piume delle sue ai e lui cade, sotto gli occhi disperati del padre. Morale: non volare troppo alto. In realtà c’è un errore termico. I raggi del sole scaldano molto a 10 metri, perché urtano contro la superficie della terra, mentre a 500 metri fa più fresco e a 2000 fa decisamente freddo, quindi la cera regge di più. Quello che dovrebbe cadere, con la cera sciolta dal caldo, è il padre che vola poco sopra il suolo, il figlio che vola alto invece dovrebbe continuare a volare con la cera indurita dalla temperatura bassa. Quindi: vola alto, vola sempre alto, vola più alto che puoi.

Leggi anche: Dove non c’è paura non può esserci coraggio

Quello di Icaro è un mito. Quella degli Ussari Alati invece è storia. Gli Ussari Alati erano una straordinaria armata polacca, la più bella cavalleria di tutti i tempi, e avevano sulla parte posteriore dell’armatura due grandi ali di piume bianche. L’11 settembre 1683 gli Ussari Alati con una carica incredibile spezzarono l’assedio ottomano a Vienna, salvando l’Austria e l’Europa. Dalle mura di Vienna, che già stavano crollando, minate dalle esplosioni di polvere da sparo, la carica degli Ussari Alati dette l’impressione di una schiera di angeli che venivano in soccorso con le ali bianche e gli stendardi porpora e cremisi.

USSARO ALATO
Wikicommons
Ussaro alato,cavalleria polacca

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA SILVANA DE MARI

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