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Quest’estate, lodate la bellezza di Dio

Jeune fille pensive

© Shutterstock - Morakot Kawinchan

Jacques Gauthier - pubblicato il 06/08/19

L’estate è un tempo privilegiato per meravigliarci della bellezza del creato. La liturgia, quanto a lei, è un luogo privilegiato d’incontro col Creatore che si vive nella bellezza. Tra la Trasfigurazione e l’Assunzione di Maria, la Chiesa onora lo splendore di Dio.

La Bibbia ci insegna che tutto quanto Dio crea è «cosa buona». Egli comunica la sua bellezza attraverso la nostra anima, creata a sua immagine. Egli abbellisce la nostra vita con la sua grazia mediante il Cristo risorto che ha vinto la morte. Certamente c’è il male, che coesiste con la bellezza, ma quest’ultima rende lieve la vita, ci eleva verso Dio per pregarlo, lodarlo, rendergli grazie. Dio stesso è bellezza, come evoca Agostino:

Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco, tu eri dentro di me e io fuori di me: e fuori ti cercavo, avventandomi sulle cose belle di quaggiù, le tue opere, che neppure esisterebbero se non fossero in te!

Aug., Conf. X, 27

Bellezza della natura

La bellezza è da sempre esaltata dagli artisti e dai santi. Si può dire, col poeta François Cheng, che la bellezza è buona come la bontà è bella. Ma la bellezza è sempre più minacciata dalla nostra noncuranza di fronte all’inquinamento, che porta ai cambiamenti climatici, allo sfruttamento irrazionale delle risorse per cui la terra viene impoverita. Penso alla canzone di Diane Dufresne: «Non uccidiamo la bellezza del mondo». Bisogna rileggere Laudato sì, l’enciclica di Papa Francesco sull’ecologia integrale.


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Malgrado le canicole estreme e i violenti temporali, l’estate è un momento privilegiato per meravigliarci della bellezza della natura. Sulla scorta di san Francesco d’Assisi, approfittiamone per lodare il Signore presente nella creazione, dai colori dell’alba fino alla sinfonia della sera.

Bellezza della liturgia

Anche la liturgia è il luogo in cui la risposta dell’essere umano a Dio si vive nella bellezza. L’universo liturgico, coi suoi riti e con la sua musica, ci permette di essere in contatto con Dio e con la sua parola. La bellezza nella liturgia diventa cammino dello Spirito per andare a Cristo, che ci india nel Padre.

Il mese di agosto è particolarmente ricco in grandi figure di santità che ci guidano a Cristo: il Curato d’Ars, san Domenico, san Lorenzo, santa Chiara, san Massimiliano Kolbe, san Bernardo, san Giovanni Eudes, san Luigi, santa Monica e sant’Agostino, san Giovanni Battista… per non nominarne che alcuni. All’inizio e al centro del mese due grandi feste di luce: la Trasfigurazione di Gesù e l’Assunzione di Maria, primizie di quel che ci attende nel nostro destino.

E noi che, viso a scoperto, riflettiamo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.

2Cor 3, 18

Bellezza della Presenza

Dio è presente in noi, nella Creazione, nella liturgia. Lo Spirito Santo, il soffio di Dio, prega e respira in noi. Egli indirizza in noi la preghiera di lode e di offerta di Cristo al Padre. Andando a passeggio nella natura, celebrando il mistero di bellezza in chiesa, prolunghiamo la preghiera di Cristo, accogliamo tutta la pace che egli vuole donarci, diffondiamo il suo amore su ogni cosa. Tocchiamo allora la fonte stessa della preghiera, che sgorga dal cuore di Cristo e dal nostro, come ben esprimeva la beata Dina Bélanger (1897-1929) nella sua Autobiografia:

La natura con le sue bellezze e le sue variegate ricchezze – crepuscoli, chiari di luna, piante, fiori, frutti, ruscelli, fiumi, farfalle, canti d’uccelli eccetera – mi gettavano in una sorta di estasi. I tiepidi ricorsi dei venti, il mormorio suadente delle foglie, il grande silenzio della sera, il sorriso delle stelle mi inebriavano. Questo sguardo trasognato era – a mia insaputa – una meditazione devota. Essa andava a diventare sempre più profonda, presto avrebbe invocato una contemplazione, rendendomi muta e anche incosciente d’ammirazione, mi avrebbe infiammata di riconoscenza e di amore verso l’Infinito, mi avrebbe consumato dal desiderio di possederlo, Lui, Bellezza ideale.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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