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Rapporti sessuali vuoti, preservativi e Giochi Panamericani

© Sirtravelalot - Shutterstock
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di Daniel Torres

Distribuire preservativi nelle gare sportive che riuniscono un gran numero di giovani atleti non è una novità. È successo ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro (2016), accade ai Giochi Panamericani di Lima (2019) e si ripeterà sicuramente a Tokyo (2020). Si tratta di una pratica che tende a normalizzarsi, e che merita una riflessione.

1. Incontri occasionali

Sono tanti gli atleti che entrano nel mondo delle competizioni ad alto livello con un unico obiettivo in mente, vincere, ma la realtà è che delle migliaia di atleti che partecipano a un’attività di questo tipo solo pochi arrivano sul podio. Per questo, per la maggioranza questi appuntamenti sono anche l’occasione per vivere esperienze memorabili a livello non solo sportivo, ma anche sociale.

I villaggi olimpici – e la villa panamericana di Lima – riuniscono migliaia di atleti di nazionalità e culture diverse. Quella di Lima è in grado di accogliere 10.000 atleti, molti dei quali saranno eliminati nei primi turni e avranno molto tempo per socializzare.

In questi villaggi le distanze si accorciano e si può conoscere molto di altre culture conoscendo chi le rappresenta. Nasceranno amicizie, scambi di contatti, aumento di followers nelle reti sociali, e sicuramente ci saranno anche incontri più “ravvicinati”. Per questo servono i preservativi.

In un incontro sessuale occasionale, la parola “amore” è superflua. Uno dei grandi successi di chi promuove una libertà sessuale assoluta è il fatto che nella coscienza delle persone sia stata instillata l’idea che il sesso e l’amore non devono procedere di pari passo.

In quest’ottica, uomini e donne possono imbarcarsi senza pregiudizi in un rapporto sessuale che mira solo a vivere il momento presente e a divertirsi. In questi incontri ci si concentra su se stessi: quanto ci si sente bene e quando piacere si sperimenta. Si può anche quantificare l’esperienza: quante persone, di che nazionalità, quante volte… Inevitabilmente, l’altro diventa un numero, una cifra, un trofeo… un oggetto, e non un soggetto; una cosa, e non una persona.

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