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Castel Gandolfo, la (dismessa) casa di villeggiatura dei Papi

©CPP/CIRIC

Veduta aerea di Castel Gandolfo, (già) residenza pontificia estiva.

Isabelle Cousturie - Giovanni Marcotullio - pubblicato il 06/08/19

Benedetto XVI vi ha fatto una capatina dieci giorni fa, a quattro anni dall'ultima. Dal 2016 i palazzi sono aperti ai visitatori, ma scopriamo di più sul magnifico complesso di edifici che sovrasta il Lago di Albano.

Dieci giorni fa, a sorpresa, Benedetto XVI era tornato a farsi vedere a Castel Gandolfo (toccata e fuga). Erano passati quattro anni dalla volta precedente, nel 2015, quando era stato Papa Francesco a invitare il predecessore a godersi un po’ di fresco dei Castelli Romani e del Lago di Albano. Lì Papa Ratzinger si era ritirato nel pomeriggio del 28 febbraio 2013 ad aspettare le ore 20, quando il suo pontificato avrebbe avuto termine.




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Non bisogna però immaginarsi il castello pontificio come un maniero disabitato le cui imposte vengono riaperte ogni tanto in occasione delle visite del Papa Emerito: già dal 21 ottobre 2016 Papa Francesco aveva aperto al grande pubblico gli appartamenti privati della grande residenza estiva, rinunciando così definitivamente ad andare a trascorrere lì le sue vacanze. Già da quasi tre anni, dunque, i visitatori possono scoprire quelle stanze dai tendaggi damascati di porpora e d’oro, decorazione analoga a quella del Palazzo Apostolico in Vaticano.

Dopo 420 anni, si volta pagina

Acquisito dalla Santa Sede nel 1596 come estinzione di un debito dei Gandolfo-Savelli, sotto Papa Clemente VIII, il castello divenne residenza estiva dei Pontefici sotto il regno di Urbano VIII (1623-1644). I Papi Pio XII e Paolo VI vi sono morti, rispettivamente nel 1958 e nel (6 agosto – oggi è l’anniversario!) del 1978. Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II vi soggiornavano tutte le estati per fuggire la calura romana (il Polacco chiamava sornione quei luoghi il “Vaticano II”). Papa Francesco, invece, ormai si sa, non ama le vacanze, e se deve riposare si limita – costretto e forzato – ad annullare qualche appuntamento, ma resta nella sua casa di Santa Marta, dove ha eletto il proprio domicilio dall’elezione per non abitare nel Palazzo Apostolico. «Troppo grande e troppo fastoso», confidava agli uomini a lui vicini e alla stampa al ritorno di uno dei suoi viaggi: «Non posso vivere da solo circondato da un piccolo gruppo di persone. Ho bisogno di vivere con la gente, di incontrare la gente […]», ha detto più volte.




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Un luogo carico di storia

Il possedimento – cinque ettari di natura e d’arte grondanti storia – ospita diverse ville, come la magnifica villa Barberini o ancora quella dell’imperatore Domiziano, ultimo cesare della dinastia dei Flavi, con una veduta impareggiabile sul lago di Albano. I restauri erano stati affidati al maestro del Barocco romano Pietro da Cortona (contemporaneo del Bernini).




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Collocato su di un casale, il telescopio dell’Osservatorio del Vaticano è dotato di elettricità dal 1934: a partire dal 1943 il luogo avrebbe ospitato più di 3mila ebrei in fuga dalle persecuzioni. L’accesso al palazzo apostolico era stato annunciato meno di una settimana prima della prevista apertura delle porte.




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Nessuna trasformazione strutturale è stata prevista nel quadro delle visite turistiche, gestite direttamente dai Musei Vaticani. Già fin dall’11 settembre 2015 turisti e pellegrini possono beneficiare del trenino (fino ad allora riservato unicamente al Santo Padre) per andare dalla Città del Vaticano a Castel Gandolfo.

Tags:
musei vaticanipapivacanze
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