Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

La “Chiesa Cattolica Ecumenica di Cristo”… e altre storie

CANONIZATION
Antoine Mekary | ALETEIA
Condividi

Siamo stati sollecitati da un pastore d'anime a trattare il delicato e difficile tema di certe comunità ecclesiali che per una certa estetica (nonché per la “simbolica”) suonano familiari ai cattolici, mentre per tutto il resto offrono abbondanti elementi di turbamento. La storia di codeste comunità è molto istruttiva sulle dinamiche ricorrenti nel seno della Chiesa cattolica – della quale ogni cristiano è tenuto a contemplare e custodire ad ogni costo l'unità.

Un parroco siciliano ci ha scritto in redazione suggerendo di trattare la delicata questione relativa alla “Chiesa Cattolica Ecumenica di Cristo”: «Molte persone li seguono – scrive il pastore – pensando che questi siano in comunione con il Papa… e c’è tanta confusione». Effettivamente chiunque può facilmente ritrovarsi “sedotto” dalle parole che identificano questa denominazione, suonando le stesse familiari e “garantite”.

Basta invece cercare il loro sito per incappare in contenuti urticanti al senso cattolico: già nella (lunga) pagina di presentazione si legge, addirittura al terzo paragrafo, la frase che basta a tagliare la testa al toro – “offriamo una Chiesa cattolica alternativa”.

  • Primo, nessun uomo “gestisce” il mysterium magnum della Chiesa nel senso di – e al punto da – poter affermare di “offrirla” alla gente, quasi fosse (e in effetti è questo il caso) una questione commerciale di domanda e offerta.
  • Secondo, nessun riformatore, nessun eresiarca nella storia della Chiesa, mai, ha avuto l’ingenua presunzione di fondare una Chiesa “alternativa”, bensì sempre e solo quella di restituire all’unica Chiesa la sua vera immagine (la schietta naïveté degli scismatici contemporanei fa rimpiangere la titanica presunzione dei loro epigoni del passato).

Logo, brand, target

Se poi si osserva lo “stemma internazionale della ECCC” si è colpiti da uno strano (ma non inconsueto, ahimè) mix di simboli rassicuranti e di formule grafiche sgraziate: al centro di un campo azzurro sfumato da larghe striature bianche brilla un sole al cui interno si staglia ben riconoscibile il crocifisso di Lello Scorzelli (la scultura posta in cima a una delle ferule pontificie dal 1965 in qua), ciò che sembrerebbe un perfino eccessivo segno di legame col papato romano; sotto, ai lati, due coppie di mani giunte in atteggiamento orante (in bianco e nero, come se le avessero tratte da un’incisione – ma non è un Doré); sopra una colomba ritagliata da una qualunque fotografia; a coronare il tutto la scritta latina – in caratteri gotici neri disposti ad arco – “Ecclesia Catholica Ecumenica Christi”. Il latino, si sa, fa sempre solenne, e se per brandizzare l’azienda si usa un font goticheggiante, poi, l’impatto sul target (?) è assicurato. Chiunque il latino lo conosca un pochino, però, sa pure che “Ecumenica” in vero latino si scriverebbe col dittongo “œ”, “Œcumenica”. Sotto le mani oranti, poi, a malapena leggibile per dimensioni e contrasto, sta il versetto di Eph 1, 10 “instaurare omnia in Christo”, che in ambienti cattolici viene subito riconosciuto come il motto pontificio di san Pio X (pontefice narrato da certa mitologia tradizionalista – la quale presume di rendergli onore – come un miope reazionario).

Tra la Sicilia e Detroit (come Johnny Stecchino)

Insomma, già restando sulla soglia di questa sedicente “Chiesa” – ma già il proporre una “Chiesa alternativa” contravviene alla prima nota della vera Chiesa, che è l’unicità – si trova di che arricciare naso e bocca. In quella stessa pagina si legge poi che la “Chiesa” nasce «dalla metà del 1990» e che «da allora […] è cresciuta in tutto il mondo». Al punto che «nel 2010 abbiamo acquisito la Chiesa cattolica romana di Sant’Antonio a Detroit». Niente male, per un’associazione sorta appena vent’anni prima. Ma questa è la narrazione ad extra, per attrarre e fidelizzare il pubblico.

In realtà la vicenda non arriva negli States, bensì vi nasce: nel 1987 un certo Mark Steven Shirilau, classe 1955, ingegnere elettronico californiano di Long Beach con il pallino della teologia, fondò la “Ecumenical Catholic Church”. Baccellierato nel 1985, chiesa nel 1987, Ph.D in sistemi elettronici nel 1989 e… “consacrazione episcopale” nel 1991. A imporgli le mani fu Donald Lawrence Jolly, nella cappella privata della propria residenza di San Bernardino, in California, dove da qualche anno era vescovo della “Independent Catholic Church International”: Jolly era stato consacrato vescovo alla fine del 1973 da John Laurence Brown, vescovo della “Free Protestant Episcopal Church in The Philippines”, e sarebbe stato “ri-consacrato” (sic!) “sub condicione” a Roma, da Ignazio Antonio Teodosio Pietroburgo (vescovo in Italia della “American Orthodox Catholic Church”), a metà del 1980. Quest’ultimo era stato ordinato vescovo due anni prima da Giuseppe Santo Eusebio Pace, anch’egli “vescovo in Italia della American Orthodox Church”, il quale si segnala per essere stato l’unico vescovo consacrato da Milton Cunha. Costui è stato infine, nel 1960, il terzultimo vescovo ordinato da mons. Carlos Duarte Costa, che sarebbe morto l’anno dopo e che nel 1945 aveva rotto la comunione con Roma aprendo uno scisma col nome di “Brazilian Apostolic Catholic Church”. Profilo interessante e drammatico, quello di mons. Duarte Costa: negli anni ’30 del ’900 era stato uno dei vescovi più attenti ai bisogni degli oppressi fra il suo popolo. Nel 1937 il dittatore Getúlio Vargas riuscì a ottenere, tramite pressioni politiche sulla Santa Sede, che Duarte Costa venisse ritirato da vescovo di Botucatu. Ciononostante il vescovo continuò a proteggere i poveri e a parlare per il popolo: nel 1944 gli toccarono perfino alcuni mesi di prigione. La goccia che fece traboccare il vaso, l’anno dopo, fu l’aver visto con i propri occhi alcuni ex nazisti che raggiungevano il Brasile con documentazione prodotta in Vaticano.

Ho speso qualche riga per riportare questa genealogia episcopale a due fini:

  1. da un lato essa ci mostra che nella storia della Chiesa le ingiustizie fanno il loro corso (sovente carsico) e poi riaffiorano moltiplicate;
  2. dall’altro essa ci richiama il senso e la validità dell’ammonimento subapostolico riportato in 1Tim 5, 22: «Non avere fretta di imporre le mani ad alcuno, per non farti complice dei peccati altrui. Conservati puro!».

Dallo scisma dell’infelice mons. Duarte Costa sarebbe scaturita una gilda di vescovi disparatissimi, i quali spesso sembrano poco più che personaggi in cerca d’autore (o più prosaicamente di prebende). Anche la carica sociale del vescovo scismatico si conservò, ma decaduta, nei vescovi invalidamente ordinati che dal suo strappo sono scaturiti: di fatto essi diventarono autori e attori di chiesupole che cercarono fedeli (e “pecorelle da tosare”, direbbero i maligni) fra le minoranze socialmente emarginate (ma che avrebbero beneficiato di una munifica esposizione mediatica). Mark Steven Shirilau, per tornare al fondatore della “Chiesa Cattolica Ecumenica”, ebbe la sagace intuizione di battezzare, come primo accolito della nuova comunità ecclesiale, Robert Oscar Simpson (in casa sua a Los Angeles). Era il 10 luglio 1989 e Simpson sarebbe morto pochi giorni dopo – di AIDS. Questo spot, insieme con altre buone mosse politico-comunicative, portarono la “chiesa” a diffondersi rapidamente negli States per tutti gli anni ’90 (decennio d’oro per l’AIDS!), e il suo brand a caratterizzarsi per un atteggiamento assai inclusivo su tematiche etiche delicate: se lo diciamo in termini più chiari e commerciali, l’offerta è stata resa deliberatamente competitiva rispetto alle concorrenti sul mercato religioso. Difatti la “chiesa”, così come molte delle altre nate dallo scisma di mons. Duarte Costa, è nota per le affiliazioni con la cosiddetta “comunità LGBT”.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.