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2 agosto 1980: la strage alla stazione di Bologna

TRAIN STAION BOLOGNA
Di ClareCoyle - Shutterstock
L'orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25, ora della strage del 2 agosto 1980.
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Le lancette sono ferme alle 10.25 di quella terribile mattina d'estate. E forse anche i cuori induriti di coloro che non mostrano alcun segno di pentimento

Oggi da otto secoli è il giorno del Perdono d’Assisi, il giorno che San Francesco ha estorto per amore a Cristo per portare anime in paradiso. Ogni orrore, ogni male inflitto agli altri, a noi, a Dio può essere distrutto e la nostra libertà esserci restituita. Basta pentirsi sinceramente.

Persino gli esecutori materiali della terribile strage nella sala d’aspetto della seconda classe alla Stazione di Bologna di 39 anni fa possono ottenere il perdono divino e girare finalmente davvero liberi, sebbene costretti a scontare la giusta pena della giustizia umana. Persino i mandati, tuttora ignoti.

Invece sono a piede libero da un pezzo e inspiegabilmente e di un loro eventuale pentimento nessuna traccia. Il miglior modo per restare prigionieri del male compiuto e insultare le vere vittime di quell’efferato atto terroristico insieme alla dignità di un paese che voglia dirsi civile.

Così ricorda e commenta Mario Adinolfi su Facebook stamane:

La mattina del 2 agosto 1980 una bomba piazzata nella sala d’aspetto della stazione centrale di Bologna è esplosa e ha causato 85 morti e 200 feriti. Secondo sentenza passata in giudicato a uccidere queste persone sono stati Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati all’ergastolo, con Luigi Ciavardini condannato a trent’anni perché minorenne all’epoca dei fatti. I tre appartenevano ai Nuclei Armati Rivoluzionari, al terrorismo neofascista che si ritrova in varie forme dietro tutte le stragi della storia del terrorismo in Italia. La sentenza di colpevolezza è stata pronunciata a carico di Mambro e Fioravanti da innumerevoli collegi giudicanti in tutti i gradi di giudizio fino in Cassazione, l’associazione dei familiari delle vittime della strage che ha seguito con ovvia attenzione tutto l’infinito iter processuale si dichiara soddisfatta della sentenza che considera congrua, anche se non sono stati ancora evidenziati i mandanti dei tre Nar condannati.

La Cassazione ha pronunciato sentenza definitiva di condanna all’ergastolo per Mambro e Fioravanti nel 1995, i due incomprensibilmente nel 1998 e nel 1999 hanno avuto subito accesso alla semilibertà e sono incomprensibilmente totalmente liberi da anni.

Non si sono mai pentiti né dissociati, hanno complessivamente 17 ergastoli da scontare in due, due miliardi di euro da risarcire alle loro innumerevoli vittime che non risarciranno mai, ma sono liberi. (Mario Adinolfi)

L’individuazione dei mandati ha seguito negli anni diverse ipotesi: un atto della cosiddetta strategia della tensione, diversivo o minaccia all’Italia ondivaga nei rapporti internazionali, massoneria deviata. Non si è ancora giunti o meglio non si è ancora potuti o voluti giungere alla chiarezza sul movente, i nomi e l’appartenenza dei reali mandanti della strage. Dopo quasi mezzo secolo.

Diceva questa mattina il presidente Sergio Mattarella alle celebrazioni di Bologna:

L’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato. È una verità che dovrà essere interamente conquistata, per rendere completa l’affermazione della giustizia” (Repubblica)

Prosegue la massima carica dello Stato:

La disumana ferocia della strage alla stazione di Bologna è parte incancellabile della memoria del popolo italiano e della storia della Repubblica. Il trentanovesimo anniversario dell’attentato terroristico – scrive inoltre il presidente della Repubblica nel suo messaggio – ci richiama, anzitutto, a un rispettoso raccoglimento dinanzi alle vite crudelmente spezzate. Le democrazie si nutrono dei sentimenti più profondi di umanità. È questa condivisione che ha consentito di unire le forze per sconfiggere la barbarie degli assassini, di fare prevalere il tessuto sociale che si voleva strappare, di cercare sempre e ostinatamente la verità, anche quando errori, colpevoli inerzie e ignobili complicità hanno ostacolato il percorso della giustizia (Ibidem).

Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, assicura che il vento sia cambiato che siano maturate nuove sensibilità, La speranza di giungere alla pienezza della verità sui colpevoli è più robusta. Ci auguriamo che non sia solo un’affermazione legata alla solennità delle celebrazioni:

“Il tempo del silenzio è finito, ci stiamo muovendo finalmente tutti nella stessa direzione. La magistratura è al lavoro, un lavoro delicato dopo i processi sui depistaggi, che ci costringe ancora ad una attesa ma che che ci dà la speranza di far luce finalmente su quanto accaduto senza zone d’ombra. “La ricerca dei colpevoli, dei mandanti, non è finita. Quelle lancette immobili da 39 anni segnano il tempo della memoria. Lo Stato deve ringraziare ogni giorno chi tiene accesa la speranza, e deve assumersi la responsabilità di tutte le volte che non è stato capace di squarciare il velo del silenzio e dell’oblio (Ibidem).

Siamo in tanti ad avere il ricordo personale di quel giorno; io ero una bambina, poi da ragazza sarei andata a vivere come studentessa universitaria proprio a Bologna, passando per la Stazione e sostando in quella sala innumerevoli volte. L’esigenza che la società civile e le istituzioni oppongano argini a ogni tentativo di sovversione e distruzione, che possano esigere dai colpevoli di atti tanto ignobili il pagamento del proprio debito è insopprimibile. Pena un senso di totale disincanto e disperazione nei confronti dell’intero consesso umano.

Persone che aspettavano di partire per la “villeggiatura” al mare, famiglie, nonni, bambini, persone normali sono stati dilaniati all’improvviso dall’esplosione di una bomba di 23 chili, 5 chili di tritolo e 18 di nitroglicerina ad uso civile, in una valigia con un dispositivo a tempo: e noi saremmo la specie maggiormente dotata di empatia. Lo siamo, non saremmo. Quella speciale capacità che ci fa percepire per imitazione prima di tutto neurologica quello che l’altro vive, cosa patisce, cosa lo fa gioire. Quella speciale capacità che ci consente di crescere, imparare, aiutare. Ma la nostra natura invece più spirituale è in grado di stravolgere e pervertire quella biologica, fino a vedere nell’altro non un altro, un simile, ma un nemico, o peggio carne da far saltare in aria.

Un tale accecamento può cronicizzarsi al punto che i carnefici materiali di questo massacro possono aggirarsi liberamente per il paese, parlare pubblicamente, deridere le vittime. O meglio la loro condizione libertà di fatto non dipende dall’impenitenza ma dal lassismo del sistema giudiziario e da responsabilità politiche. Ma l’atteggiamento personale di arroganza, impunità e addirittura negazione o minimizzazione delle colpe è personale.

Servirebbe, di fatto, una conversione. E quindi un vero miracolo, il più grande. Altro che dimensione intima e privatissima della fede: se uno, persino un criminale così refrattario al pentimento come mostrano di essere gli esecutori materiali dell’atto, riconoscesse il male compiuto, la necessità di perdono, l’esigenza di riparare al male compiuto, ne gioverebbe un popolo intero.

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