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Dio mi perdona quando confesso sempre lo stesso peccato?

CONFESSION
Sebastien Desarmaux | GoDong
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Riconoscere le nostre fragilità

Per questo, come dice padre Mike, è importante conoscersi meglio, grazie anche alle abitudini che si ripetono in noi, per ri-conoscere subito i nostri punti deboli, quelle fragilità attraverso le quali il Nemico entra più facilmente nel nostro cuore facendoci perdere la costanza e la coerenza nella nostra fedeltà all’Amore del Signore.

Per questa ragione, prima, durante o dopo la Confessione è importante desiderare e cercare, oltre al perdono, anche la liberazione dalla nostra condizione di schiavitù da questo o quel peccato, invocando il nome del Signore perché venga in nostro aiuto e ci dia la grazia che a poco a poco ci permetta di raggiungere una vita nuova nello Spirito.

Possiamo affermare che siamo tutti chiamati a una vita di comunione sempre più intensa, ricca e profonda con il Signore, perché la meta non è il minimo dei precetti, ma il massimo dell’amore, o –il che è lo stesso – permettere al Maestro di realizzare e sostenere in noi non solo il dinamismo del perdono divino che il Padre ci offre e rinnova ogni giorno nello Spirito, ma anche incarnare e rendere vivo il dispiegamento spirituale che questa salvezza porta in sé e che, se vissuta correttamente, è come un seme che pur essendo piccolo come un granello di senape può crescere fino a diventare un grande albero nel nostro cuore. Un albero che dentro di sé porta e nasconde la potenza di molti altri semi, chiamati a costituire col passare del tempo un grande bosco, pieno di rami frondosi in cui i nostri fratelli possano trovare ombra per riposare (cfr. Mt 13, 31-35). L’azione di Dio attraverso di noi può allora avere un effetto di riconciliazione anche nei confronti di tutti coloro che ci circondano e di tutto il creato (cfr. Romani 8, 22-39).

Creare le condizioni e le disposizioni spirituali necessarie

Grazie alla vita nello Spirito, possiamo creare le condizioni e le disposizioni spirituali necessarie per poter accogliere e dispiegare questo dinamismo capace di anticipare sempre più il Regno di Dio. Questo dinamismo che abbiamo ricevuto a livello embrionale il giorno del nostro Battesimo è in grado di generare in noi un’autentica vita cristiana che cerca di unificare il nostro essere e il nostro agire, la nostra fede e la nostra vita, ovvero la nostra attività quotidiana con quello che percepiamo e contempliamo durante la preghiera, rendendo possibile il fatto di vivere le nostre promesse battesimali nel mondo come qualcosa non solo di sporadico o accidentale, ma di consistente e sostanziale. Perché, parafrasando Tertulliano, “cristiano non solo si nasce, ma si fa, ovvero si diventa” (cfr. Apologetica, 18).

Cosa significa nella pratica? Che per riuscire a manifestare l’unione gioiosa di fede, speranza e carità che trasfigurano la vita in mezzo a un mondo tante volte diviso e ferito da gravi vizi, peccati e rotture, tanto frenetico e lontano da Dio, sperimentiamo la necessità di vivere una vita spirituale intensa che ci permetta e ci aiuti a coltivare in modo duraturo una comunione personale e comunitaria più intensa con Dio, con gli altri fratelli e con tutto il creato, perché solo con un’interiorità coltivata, profonda e ricca, attraverso i sacramenti, un itinerario spirituale personale impegnato e una conseguente vita di carità fraterna diventa fattibile che Cristo regni e purifichi i nostri cuori, fino a poter abbattere tutti i muri di divisione creati dal peccato, perché crei in noi un uomo nuovo, facendo la pace, riconciliandoci tutti con, per e in Lui, in un solo Corpo (cfr. Efesini 2, 11-12).

È questa la condizione indispensabile di qualsiasi comunione successiva che possa evangelizzare il mondo, perché solo il perdono che tende alla perfezione nell’Amore riflette davvero l’Amore di Dio, la cui fedeltà aumenta, dà vita e dura per sempre (cfr. Salmo 117).

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link

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