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Perché la moglie di Lot è stata trasformata proprio in una statua di sale?

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Nella Bibbia il sale gioca molti ruoli diversi, a volte contraddittori

La moglie di Lot è uno dei personaggi femminili della Bibbia che non hanno un nome. Alcune tradizioni ebraiche non bibliche (fonti orali, commenti rabbinici e perfino racconti popolari) si riferiscono a lei come ad “Ado” o “Adit”, ovvero “Edith”. I riferimenti islamici alla moglie di Lot (“la moglie del profeta Lu”) sono comuni, ma come nella Bibbia non viene indicato un nome. Nel Corano viene presentata come un membro del “Popolo del Profeta Lu” nel contesto della distruzione di Sodoma e Gomorra, ma la sua trasformazione in una statua di sale non viene menzionata. Si legge solo che Lot e la sua famiglia furono tutti salvati, “tranne una donna anziana tra coloro che erano rimasti indietro”.

La moglie di Lot viene menzionata per la prima volta nella Bibbia al capitolo 19 della Genesi. Altri riferimenti si ritrovano nel Libro della Sapienza (10, 7) e nel Vangelo di Luca (17, 32), ma è al versetto 26 del capitolo 19 della Genesi che troviamo la sua famosa trasformazione: “La moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale”.

È interessante che non si dica “venne trasformata” o “Dio la trasformò”. Il versetto afferma semplicemente che “diventò una statua di sale”.

Torniamo brevemente alla storia della distruzione di Sodoma e Gomorra. Per arrivarci, però, dovremo andare un po’ più indietro, al capitolo 18 della Genesi.

L’ospitalità di Abramo

La storia del giudizio di Sodoma e Gomorra viene raccontata in due capitoli della Genesi, il 18 e il 19.

Il capitolo 18 inizia raccontando la storia della generosa ospitalità di Abramo e Sara nei confronti di tre visitatori che erano arrivati da loro presso le querce di Mamre. La vita seminomade portava spesso persone di famiglie e regioni diverse a entrare in contatto tra loro, e Canaan faceva parte di un ponte di terra naturale tra l’Asia e l’Africa, il che la rendeva una via commerciale popolare. In assenza di un’industria formale dell’ospitalità, che si sarebbe sviluppata solo in seguito, la gente che viveva in città, villaggi, cittadine e perfino accampamenti aveva il dovere sociale di accogliere gli stranieri.

Tre uomini, che secondo la maggior parte dei commentatori erano angeli dalle sembianze umane, vanno da Abramo a Mamre. La tradizione cristiana ha letto questo passo come una rivelazione del mistero della Santissima Trinità, con ciascuno di questi tre angeli che incarna una Persona della Trinità. Dopo che gli angeli hanno ricevuto l’ospitalità di Abramo e Sara, il Signore dice ad Abramo: “Siccome il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e siccome il loro peccato è molto grave, io scenderò e vedrò se hanno veramente agito secondo il grido che è giunto fino a me; e, se così non è, lo saprò” (cfr. Genesi 18, 20).

Abramo, però, chiede subito al Signore se risparmierà la città se vi troverà 50 giusti, e il Signore concorda nel non distruggerla per il bene dei giusti che vivono lì. Abramo comincia poi a “mercanteggiare”, chiedendo a Dio misericordia per numeri anche inferiori: prima 45, poi 40, poi 30, poi 20 e infine 10. Il Signore concorda ogni volta. Alla fine due angeli (non i tre che abbiamo visto nella tenda di Abramo) vengono inviati a Sodoma per indagare.

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