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Nuovi documenti di Isacco Newton rivelano il lato religioso del grande scienziato

SIR ISAAC NEWTON

Godfrey Kneller | Public Domain

J.P. Mauro - pubblicato il 26/07/19

Si sottovaluta spesso che il padre della scienza moderna abbia scritto anche di teologia

La fama di Isacco Newton come fisico è consacrata negli annali della storia umana, ma se gli è dovuto il massimo rispetto per il suo pensiero scientifico, si sottovaluta spesso che l’uomo che ha elaborato la teoria della gravità universale abbia ampiamente scritto anche di teologia. In particolare, era affascinato dalle macchinazioni metafisiche, dalla fede ebraica, dalla struttura del Tempio ebraico e dalla fine dei tempi.

Non sorprende che gli scritti teologici di Newton passino perlopiù inosservati, visto che per la maggior parte del tempo dopo la sua morte sono stati nelle mani dei suoi eredi, che hanno cercato di donarli all’Università di Cambridge poco dopo la sua morte. Se la maggior parte delle sue opere è stata accettata, gli studiosi non avevano interesse per le sue riflessioni sul divino.

Nel 1936 gli eredi di Newton hanno messo queste opere all’asta, e si è aggiudicato la maggior parte di questi scritti Abraham Shalom Yahuda, uno studioso biblico nato a Gerusalemme che li ha poi donati alla Biblioteca Nazionale di Israele (NLI) dopo la sua morte, nel 1967. Grazie al lavoro diligente di Sharon Cohen, dell’NLI, che questi scritti teologici stanno ora ricevendo un’attenzione inedita.

La Cohen ha spiegato che se il cristianesimo ha adottato una visione trinitaria di Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo –, Newton ha scoperto che le Scritture ebraiche presentano Dio come una singola entità, come il Padre. Non credeva che il corpo umano contenesse un’anima, e per questo l’unico modo in cui si poteva sperare di trovare la vita eterna era attraverso la Resurrezione.


GEORGES LEMAITRE

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La Cohen nota che queste idee avrebbero potuto provocare dei problemi a Newton:

“La negazione della Santissima Trinità e l’esistenza dell’anima eterna erano considerate un’eresia dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa d’Inghilterra, sotto i cui auspici Newton ha vissuto e lavorato. È stato quindi costretto a tenere segreti i suoi punti di vista, cercando di eludere l’occhio attento della Chiesa”.

Newton era anche interessato ai simboli profetici, nella fattispecie alla Bestia, che con la mentalità del XVII secolo era considerata un rappresentante del vizio interno della mente umana. Newton, tuttavia, credeva che la Bestia si riferisse a un corpo politico o alla singola persona che guida un’organizzazione di questo tipo.




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La Cohen spiega che Newton imparò a leggere l’ebraico per aiutarsi nel suo studio dei testi ebraici e per l’esame che voleva compiere sul Tempio ebraico. Lo scienziato vedeva quest’ultimo come il modello dell’universo. Un esempio di ciò può essere visto nel Tempio di Gerusalemme, che Newton considerava il modello del sistema solare eliocentrico, con il suo elemento centrale, l’altare, a rappresentare il sole. Il Tempio di Gerusalemme, credeva Newton, era il “sito della Rivelazione”, dove sarebbe iniziata l’Apocalisse.

Newton lodava i teologi antichi per la loro fusione di scienza e religione. Lui che ha sempre proposto un matrimonio tra scienza e fede ha forse tratto spunto da questa antica pratica per i suoi scritti.




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fede e scienzareligionescienza

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