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È etico o no? Ecco un GPS affidabile per orientarvi nella scelta

DOCTOR COUPLE
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Come una professoressa ha insegnato ai suoi studenti di Scienza, Medicina ed Etica a prendere decisioni al di là dei sentimenti e dei cliché

di Maria Luce Ronconi

Tempo fa ho impartito una materia in un corso di Scienza, Medicina ed Etica al Collegio Marista di Poughkeepsie, nello Stato di York, che ha radici cattoliche ma è laico. Ci occupavamo di temi come la sperimentazione, la ricerca, la manipolazione genetica, la scienza riproduttiva, l’aborto, i bambini disabili, il suicidio assistito e l’eutanasia, solo per menzionarne alcuni.

E lì ho sentito l’intervento dello Spirito Santo…

All’inizio ho presentato le principali teorie etiche tradizionali che gli studenti potevano adottare per le loro scelte, quello che ho chiamato un GPS per guidarli.

La maggior parte degli allievi era imbevuta del punto di vista utilitaristico, per cui la scelta morale è quella che si adatta alla maggioranza o ai sentimenti o ai punti di vista personali.

Prima ho voluto ascoltare attentamente ciascuno, lasciare che dicessero cosa pensavano, per poter accogliere i loro pensieri, per quanto potessero essere strani.

Poi ho detto loro che i sentimenti o quello che provavano erano proibiti nelle nostre conversazioni; era permesso loro solo di pensare.

La terza cosa era che non avrei mai fatto sapere loro le mie idee su quei temi. Volevo che fossero liberi di esprimere i propri pensieri senza vedersi influenzati dall’insegnante. Chiedevo loro solo rispetto assoluto delle idee di ogni persona, e ho parlato dell’arte di amare in termini secolari.

Ma ho posto domande molto provocatorie, come quale fosse il proposito della loro vita, dove volevano trascorrere l’eternità e qual era il valore della sofferenza nella loro vita, visto che si accingevano a svolgere una professione in cui la sofferenza ha un ruolo predominante.

Ho fatto l’avvocato del diavolo, e ho gettato ciascuno in una crisi che ha mostrato come le loro opzioni non si sarebbero mantenute, indipendentemente da quello che mi dicevano.

Col tempo, i risultati sono stati strabilianti. Hanno adorato le lezioni, sono stati come un comitato etico ospedaliero, in cui hanno dovuto responsabilizzarsi delle proprie decisioni, sapendo che avrebbero avuto un impatto sulla vita di persone e famiglie.

Stavano imparando a prendere decisioni solo dopo aver attraversato un processo basato sul pensiero anziché concentrarsi solo sui sentimenti.

Qualcosa dentro di me, però, non mi permetteva di essere in pace. Volevo dar loro qualcosa di più, volevo condividere il mio modo di vedere il mondo, anche in campo etico, anche a un gruppo decisamente non religioso come quello.

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