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Non so se potrò mai generare un figlio. Sono una donna incompleta?

WOMAN, PAIN, BED
goffkein.pro | Shutterstock
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A tu per tu con un dolore che strozza la gola, una donna condivide il volto più drammatico e spesso ignorato dello sconforto di chi non può diventare madre.

Quando mi hanno chiesto di scrivere qualcosa riguardo l’infertilità, il primo pensiero è stato: ma perché devo farlo io? Cosa c’entro io con la sterilità? Io non sono sterile!!?

Il secondo pensiero invece è stato un film muto, fatto di immagini al rallentatore. Ho rivisto volti, sale d’attesa, griglie dove segnare i “giorni giusti”, elenchi di analisi da fare e ormoni da prendere.
Ho sentito odore d’ospedale, di sangue e in bocca il sapore di lacrime salate. Ho provato tristezza, sconforto, rabbia, invidia, senso di abbandono.
E una sola domanda in testa: “Perché proprio io?”

Un nodo in gola è stata la risposta alla mia iniziale protesta. E allora ho capito. Ho capito che forse anch’io posso balbettare qualcosa sull’infertilità, ma niente di più: il nodo in gola? Sempre lì che strozza le mie repliche e i miei moti d’orgoglio.

Affrontare questo dolore che divora, forse, è l’unica cosa da fare: analizzarlo, osservarlo da ogni angolo, per renderlo docile o almeno per individuare i suoi punti deboli. Sempre che ne abbia. Questa può diventare l’occasione giusta per buttare fuori la delusione, la paura, la speranza, la frustrazione che sono diventate ormai compagne con le quali tocca convivere, mascherandole a chi ti fa domande stupide sul perché non hai ancora figli, con un sorriso appena accennato, una battuta o un cambio di discorso.
L’unico modo per dare voce anche a chi, come me, si sente una donna incompleta: una donna che non ha ancora generato un figlio, una donna che non sa se potrò mai generare un figlio.

Comunque no.
Io non sono sterile, o così sembrano dire gli innumerevoli esami fatti. Però sta di fatto che (per ora) non sono ancora riuscita a diventare mamma.
Con tristezza devo ammettere di conoscere la trafila che una donna deve affrontare quando non riesce naturalmente ad avere figli e, di conseguenza, tutto il peso delle emozioni che da questa condizione scaturiscono. Chiedo scusa già da ora se qualche volta sarà dura, se scapperà qualche parolaccia, se i sentimenti espressi saranno poco cristiani (ma molto umani). Sono sicura che tra di voi c’è chi si sentirà perfettamente capita. Non scrivo per dare consigli ma per raccontare la mia piccola esperienza. Non scrivo nemmeno per avere consigli, ma per portare alla luce una realtà che spesso viene ignorata.

Scrivo per essere ascoltata. Per far capire cosa si prova ad avere un buco nero nel cuore. Perché anche voi sperimentiate il disorientamento di chi deve riprogrammare la propria vita quando ancora negli occhi c’è il sogno di una creatura propria da cullare. Perché non è giusto che solo noi abbiamo da bere questo calice. Stateci accanto. Accostatevi con amore alle nostre farneticazioni post sbornia. Non serve che ci consoliate con belle parole. Fate silenzio.
Perché quando saremo completamente ubriache di dolore, l’unica cosa di cui avremo bisogno sarà qualcuno che ci sorregga la testa, mentre vomitiamo la nostra rabbia e le nostre speranze spezzate.

QUI IL LINK ORIGINALE PUBBLICATO DA MOGLI E MAMME PER VOCAZIONE

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