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7 consigli per trovare l’uomo giusto che Dio ha preparato per te

HUG
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Il più importante di tutti è: non accontentarti. Ci sono cose su cui non puoi farti lo sconto: sei cristiana? Allora “devi” al mondo un matrimonio felice (non necessariamente facile!), per il quale potrai dire di esserti affidata all’aiuto di Dio.

“Allora, vi piace?” ci ha chiesto lei, piena di fiducioso entusiasmo, il giorno dopo averci presentato il suo nuovo ragazzo. Aveva un sorriso a trentadue denti e le sbrilluccicavano gli occhi.
Io e gli altri della compagnia ci siamo lanciati un lungo sguardo silenzioso. “Siete bellissimi assieme”, ho risposto alla fine, diplomaticamente.
La risposta sincera sarebbe stata più sulle linee di “ma ti sei bevuta il cervello? Come puoi pensare di costruire qualcosa di serio con quel tipo? Non vi do più di sei mesi assieme, e son già troppi”.
Eppure, l’esperienza insegna che sarebbe stato tutto inutile: la mia amica si sarebbe chiusa in un offeso isolamento, salvo poi tornare a capo chino di lì a sei mesi, umiliata e distrutta dal dolore, per sfogarsi con me dell’ennesima e prevedibile rottura.

Leggi anche: Fidanzamento: come distinguere un momento di stress da un serio dubbio?

E non è un caso isolato. Io non so come sia possibile, ma è pieno il mondo di donne che sembrano davvero avere un radar tarato male che le porta a frequentare solo ed esclusivamente casi umani. Casi umani che (palesemente) non le porteranno mai all’altare ma, peggio ancora, (inevitabilmente) le faranno soffrire nel mentre.

È pensando a questi tristi esempi che ho letto con un certo interesse il bel libro The Man God Has For You di Stephan Labossiere, che sul suo sito si presenta come Relationship Expert & Coach. Tra le christian blogger americane è abbastanza popolare, e dopo aver letto qualche suo articolo non fatico a capire il perché. I suoi consigli sono intrisi di buonsenso e di esperienza, con giusto una spolverata di cristianesimo e di Bibbia. Come a dire: lezioni di vita sensate e condivisibili da tutti, ma scritte da un Cristiano che parla a Cristiani.
Cristiane donne, in questo caso.

Sul retro di copertina, si legge: Ragazza, tu meriti un uomo meraviglioso! Non lasciarti intrappolare in una relazione tossica che Dio non avrebbe mai voluto per te.
Dopodiché, l’autore fornisce alla sua lettrice un utile elenco delle Sette caratteristiche che ti aiuteranno a capire se lui è l’uomo giusto per te.

Personalmente, l’ho trovata una lettura carina: nessuna scoperta epocale per carità, ma alcuni spunti di riflessione utili, molto terra-a-terra. E, siccome il libro non è tradotto in Italiano, ho pensato di riassumerlo io su queste pagine. Così magari pure la mia amica lo legge, e la prossima volta se ne sceglie uno un po’ megl… coff coff.

Deve attrarti

In un mondo ipersessualizzato come il nostro, serve davvero iniziare con questo appunto? Purtroppo sì, mi sa di sì, nel senso che troppe volte vedo Brave Ragazze Cattoliche ripiegare su quel giovine che “vabbeh, c’è di peggio” solo perché ormai si sono scoraggiate, gli anni passano e loro sono ancora single.

Capiamoci: “essere attraente” non equivale ad “essere Mister Universo”. Se i tuoi standard di attrattività sono inderogabilmente legati a certe caratteristiche fisiche in sé e per sé (tipo: il tuo uomo lo vuoi a tutti i costi alto, biondo, palestrato), ecco, allora sì: quelle sono piccole frivolezze estetiche su cui si può (e forse si deve) sorvolare.
Ma l’attrazione vera – quella che deriva non tanto dall’aspetto fisico, ma proprio dal modo di porsi, dal carattere, dal come si reagisce a una situazione – ecco, quella sì. Quella è importante, e se manca quella non è un buon segno: l’autore si spinge a dire che, in assenza di attrazione, stiamo parlando di una bella amicizia, di un profondo affetto… ma non di amore.
Labossiere ci tiene molto a sottolineare questo concetto, anche in reazione al leit-motiv tanto diffuso in certi circoli cristiani per cui l’attrazione è sopravvalutata “perché poi tanto si invecchia”. Vabbeh, ma che c’entra? ribatte lui. A parte che – di nuovo – l’attrazione non è legata solo all’aspetto,

c’è una bella differenza tra ‘invecchiare’, ‘lasciarsi andare’ e ‘non aver mai provato un briciolo di attrazione fin dall’inizio?.

Mi ha fatto molto ridere l’osservazione per cui anche la situazione economica di un partner può variare nel corso degli anni, e nessuna persona sana di mente si sognerebbe di mollare il marito solo perché, poveraccio, al lavoro gli sta andando male: ma chi è che realisticamente andrebbe fin da principio a cercar marito tra gli ospiti dei rifugi notturni per clochard?

Devi essere onesta con te stessa riguardo a quello che può funzionare per te: non cercare di ignorare l’argomento solo per dare una chance a quel giovanotto che non ti dice niente, presentatoti da quell’amica che cerca a tutti i costi di trovarti il fidanzato. Né tantomeno puoi trascurare la questione solo perché senti ticchettare il tuo orologio biologico e hai urgenza di iniziare a tutti i costi una relazione, anche se con un uomo mediocre o ‘non-troppo-malaccio’, convinta di non avere più abbastanza tempo per cercare l’uomo giusto per te.

HAPPINESS
ESB Professional - Shutterstock

Non deve mancarti di rispetto

Che sembrerebbe una questione di buon senso, eppure non si spiega come così tante donne continuino ancor oggi a infilarsi in relazioni tossiche che, peraltro, ogni tanto si trasformano in tragedia.
Secondo Laboissiere, il grande fraintendimento, qui, è la vulgata per cui “eh ma la famiglia del Mulino Bianco non esiste”.
A parte il fatto che, se ci fate caso, pure la famiglia del Mulino Bianco ha recentemente cominciato a litigare e a riappacificarsi dopo la scaramuccia. E, in effetti, il punto è proprio questo: la perfezione non è di questo mondo, e occasionali mancanze possono sempre capitare, ci mancherebbe. Il punto, secondo Laboissiere, è saper distinguere tra ‘errore’ e ‘problema serio’.

Un errore è una mancanza di rispetto che ha luogo una tantum, magari durante un litigio: lui dice o fa una cosa che ti fa soffrire, tu gliene parli, lui si rende conto dell’errore commesso e ammette di aver avuto torto. E poi, ovviamente, agisce di conseguenza, compiendo sforzi evidenti e attivi per rimediare alle sue colpe passate e per non ricadere più nello stesso sbaglio.
Un problema serio, invece, è essere in una relazione con uno che non si rende conto di essere nel torto e nega di aver sbagliato.

Se il tuo partner non è disposto ad ammettere di aver sbagliato, se non si prende la responsabilità di ciò che ha fatto, allora non abbiamo a che fare con una mancanza occasionale: abbiamo a che fare con un problema serio.
La questione diventa molto più spinosa, perché tu non hai nessuna chance di risolvere il problema, se il tuo partner non vede nulla di sbagliato in quello che sta facendo e continua a giustificarsi e a trovare una scusa per le sue azioni.

Se tu dici al tuo ragazzo “questo comportamento mi fa seriamente soffrire” e lui – ad esempio – ribatte “non posso farci niente, è il mio carattere, sono fatto così”, o peggio ancora scarica su di te la responsabilità di averlo esasperato fino a farlo reagire in un certo modo, allora puoi star certa che il problema si presenterà di nuovo. Per il semplice fatto che lui non considera un problema quello che invece per te lo è. (E probabilmente anche per il resto del mondo…).

Giusto per sottolineare il concetto: l’uomo che Dio ha preparato per te non è l’Uomo Perfetto, l’uomo che non ne farà mai una sbagliata. Uno scivolone lo facciamo tutti, siamo esseri umani. Ma c’è una differenza profonda tra la persona che fa uno sbaglio, se ne rende conto, e agisce al fine di diventare un uomo migliore, e la persona che fa uno sbaglio, forse manco se ne rende conto, e comunque se ne frega di come il suo comportamento ti ha fatta sentire.

COUPLE
Shutterstock

Non ha bisogno di diventare uomo

Detto brutalmente: Dio non ti ha creata per essere la stampella del tuo uomo. Non sei stata messa al mondo per traghettare uomini verso l’età adulta. Va benissimo essere un supporto, un aiuto, una spalla su cui piangere, ma questo – dice Laboissiere, e io concordo assolutamente – lo puoi fare come buona amica. Non come fidanzata o moglie.

Mettersi assieme a quello che Laboissiere definisce un “uomo in potenza” è estremamente rischioso, anche perché se lui non diventa l’Uomo Che Tu Sognavi, questo finirà inevitabilmente col gettare molta frustrazione nella vostra relazione. Quando esci con una persona, devi essere pronta ad accettare di star frequentando quella persona lì, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti: non la persona che forse, ipoteticamente, lui potrebbe diventare in un domani.

Consentigli di mostrarsi in tutta libertà per quello che è davvero, e, se il modo in cui è non incontra i tuoi standard, sii onesta e chiudi la relazione. Se anche, per magia, lui dovesse davvero trasformarsi in futuro nell’uomo dei tuoi sogni, resta il fatto che non lo è in questo momento – e dunque, in questo momento, non è bene che voi siate una coppia.

Leggi anche: “Fidanzamento lungo, matrimonio corto”. Perché succede?

Se vuoi essere vicina a un ragazzo che sta ancora maturando e con cui, secondo te, potrebbe nascere qualcosa, fallo, dagli supporto: ma fallo come amica. Datti l’opportunità di stabilire se tra di voi c’è una connessione genuina, aspetta di vedere se lui mette la testa a posto: ma finché la risposta non è un secco “, ritengo che questa storia potrebbe funzionare”, non oltrepassare mai il confine dell’amicizia.
Se lui non è ancora l’uomo giusto per te, vuol dire che, ad oggi, non è l’uomo giusto per te. Punto.

MĘŻCZYZNA GRAJĄCY NA KONSOLI
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E' in cerca di una compagna di vita, non di una compagna di giochi

Presente, quelli che ti dicono “onestamente non lo so cosa cerco in questa relazione: seguiamo l’onda e vediamo come si evolvono le cose”?
Ecco. Nella stragrande maggioranza dei casi – assicura Laboissiere – questi uomini lo sanno benissimo, cosa cercano in quella relazione: una storiella leggera e senza impegno per passare del buon tempo, e da cui uscire senza troppi bagagli emotivi quando riterranno che sia il momento. Solo che, a dirlo esplicitamente, nel 99% dei casi vanno in bianco, e allora tirano fuori dal cilindro la storiella del “non so ancora bene cosa voglio”.

Non cadere nella trappola dell’aspettarlo finché lui non si sente pronto a ‘fare sul serio’. Molte volte, la donna che ha aspettato per anni finisce con l’essere la donna che un bel giorno vede il suo partner andare via di casa perché ha deciso di mettersi con un’altra.
Tipico: ti dice che non si sente pronto per il matrimonio, ti dice di non essere preparato per una relazione seria, e poi, tre mesi dopo… BOOM!, è fidanzato. Chiaramente, il problema non è che non era pronto per una storia seria. Il problema è che non voleva una storia seria con te.

Assieme, avete una buona chimica e vi sentite connessi

E, giusto per capirci, “avere una buona chimica” non vuol dire fare scintille sotto le lenzuola. Tutt’altro: è – come poeticamente sintetizza Laboissiere – “quella consapevolezza di due anime che si incontrano e sanno di aver riconosciuto la loro controparte”.

Avete presente quella sensazione di quieto benessere che si ha, talora, con qualcuno con cui si è molto in confidenza? Quella sensazione di familiarità che ti spinge a scavare più a fondo, a creare un legame più intimo, a mostrarsi all’altro senza maschere e con tutte le proprie vulnerabilità?
Capita anche in certe belle amicizie. Ma se non capita in una storia d’amore, allora è grave.

Laboissiere non concorda con chi dice che, finché non vai a convivere con una persona, non puoi dire di conoscerla davvero. Però, è indubbio che se passi troppo poco tempo con una persona, e/o se quel poco tempo lo passi sempre indaffarato in attività ‘fuori dalla quotidianità’ tra appuntamenti romantici e ristoranti al lume di candela, allora sì che diventa difficile capire se questa connessione esiste davvero.
Il consiglio che Laboissiere fornisce alle coppie neonate, secondo me, ha del geniale: fate un viaggio in macchina, lungo, solo voi due da soli: uno di quegli interminabili viaggi in autostrada di sei-sette ore. La tipica situazione in cui siete soli tu e lui e non potete letteralmente fare nient’altro se non stare seduti uno accanto all’altro e chiacchierare.
Com’è la conversazione? Fluida? Rilassata? Stai imparando cose nuove sul tuo partner? Alla fine del viaggio, senti di conoscerlo meglio, hai l’impressione che la vostra conoscenza reciproca si sia arricchita in modo profondo? Oppure, verso la terza ora di viaggio, avresti solo voglia di scendere da quella maledetta macchina o almeno di mettere su un po’ di musica per riempire il vuoto?

Tantissime coppie, elettrizzate dalla novità della loro storia d’amore, sembrano e sono convinte di essere felicissime. Tutto pare perfetto, meraviglioso e cool. Ma non hanno ancora realizzato che non reggerebbero un’ora di conversazione, da soli in macchina senza distrazioni.

CHRISTMAS
S_photo - Shutterstock

E' un uomo che ama Dio

Per qualcuno sarà difficile accettare un diktat così restrittivo, eppure (secondo me – e pure secondo Laboissiere) questa dovrebbe proprio essere la base, se tu sei una cristiana di quelle che “fanno sul serio”.

Che lui ami Dio è un requisito indispensabile affinché tu possa accettarlo nella tua vita. Senza questo requisito-base, non solo lui si troverà ad avere moltissime mancanze ai tuoi occhi – ma, cosa ancor più grave, non sarà mai davvero dalla tua stessa parte. Sarà un uomo che faticherà costantemente a comprendere come rapportarsi a te.

Sia chiaro: nessuno è perfetto. Non necessariamente devi sposare un santo; e comunque anche i santi affrontano la tentazione e peccano – magari anche infrangendo comandamenti che a te non hanno mai dato problemi e la cui osservanza ti sembra ovvia e scontata. Il punto non è essere perfetti: il punto è (vedi caratteristica n. 2) esser consapevole dei propri difetti e voler tendere verso la perfezione.

Il punto è che l’uomo che non ama Dio è un uomo che non sarà mai davvero capace di accompagnarti fino in fondo lungo il tuo cammino.
Non necessariamente è un uomo che si dichiara apertamente ateo: magari è uno di quelli che in chiesa ci va pure, alle feste comandate, ma poi continua regolarmente, sistematicamente, senza pentimento, a porre in essere dei comportamenti contrari alla legge divina. E magari cerca pure di convincere anche te a fare altrettanto – e soprattutto, rifiuta insistentemente di considerarsi in difetto.

Puoi anche illuderti dicendo che, tutto sommato, si può sopravvivere a questa disparità di vedute. Ma invece no: perché anche se finora questo elemento non ha mai creato gravi motivi di tensione, fidati che prima o poi capiterà di sicuro qualcosa che svelerà come voi due siate fuori sincrono. Pensa anche solo all’educazione da impartire ai figli. O a un qualsiasi evento critico di fronte al quale tu reagisci rifugiandoti nella preghiera e lui gira involontariamente il coltello nella piaga dicendoti “ma perché perdi tempo in chiesa? Tanto non serve a niente”.
La Bibbia, osserva Laboissiere, è molto chiara nel dire che gli sposi devono essere assoggettati allo stesso giogo, il che – fuor di metafora – vuol dire essere sullo stesso piano, camminare allo stesso passo. E in una coppia è indispensabile camminare allo stesso passo, condividere gli stessi valori, porsi gli stessi obiettivi. Non solo nel campo religioso, ci mancherebbe: ma anche nel campo religioso.

Alert: quanto detto al punto 3 vale anche per questo discorso. Amica: a te serve un uomo, non un catecumeno.
A maggior ragione se si parla di vita religiosa, tu non sei la salvatrice di nessuno. Il Salvatore è solo uno, e ha sempre avuto il buonsenso di non impegnarsi romanticamente con nessuno.
Oltretutto, in questo caso esiste pure il forte rischio che tu, focalizzata sul tuo compito di condurre a Cristo il tuo “lui”, non ti renda conto che, al contrario, è lui che sta lentamente allontanando da Cristo te. Può capitare, e tu lo sai.
Se scopri di avere un debole per un bravo ragazzo pieno di potenzialità che è ancora in cammino (magari si è convertito da poco; magari ha ancora dubbi di fede e tanta confusione in testa…) per l’amor del cielo stagli vicino come amica, ispiralo con il tuo esempio, aiutalo fraternamente… e poi chissà.
Ma, di nuovo: non lanciarti in una storia d’amore con uno che non è (ancora) pronto per te.

Vuole tutto il tuo amore

Laboissiere ci va giù deciso: un uomo tutto d’un pezzo vuole una donna tutta d’un pezzo.
Non solo un pezzettino di te: ti vuole tutta – e non in senso fisico, prima che qualcuno cominci a fare battute. No: ti vuole tutta nel senso che ti vuole coinvolta al 100% in questa relazione, pronta a mettere tutta te stessa in questa storia e a lottare con tutte le sue forze per farla funzionare.
Se tu non ti fidi di lui al 100%, se non sei convinta al 100% di volerti impegnare in una relazione seria; se rimani un po’ sulle tue, se non ti senti ancora pronta ad essere completamente sincera, se non sei sicura che saresti pienamente disposta a metterti in gioco per questa storia d’amore – allora, non va bene. Stai sabotando la tua relazione.
Finirà che a un certo punto lui se ne va (giustamente, perché un uomo che ha intenzioni serie non ha tempo da perdere) e tu ti ritroverai a sfogarti con amiche compiacenti dicendo che, “ecco, mi ha lasciata perché non ha saputo accogliere le mie insicurezze e capire il mio passato doloroso”.
No amica: è che le tue insicurezze e il tuo passato doloroso erano lo scudo che hai usato per mascherare la semplice realtà dei fatti: non ti sentivi pronta al 100% per una relazione, e dunque non hai dato il 100% per questa relazione.

Non sei ancora pronta per una storia seria? Va benissimo: mica è detto che tutte quante debbano trovarsi il fidanzatino quando sono all’università. Prenditi il tuo tempo, fai discernimento, conosciti, e, quando davvero sarai pronta per una storia d’amore, allora (e solo allora) buttatici a capofitto.

***

A margine, un’ultima osservazione che mi è piaciuta moltissimo in questo libro: non accontentarti.
Non accontentarti.
A costo di scrivertelo ovunque a mo’ di promemoria e di tappezzare di post-it tutta la tua casa, NON ACCONTENTARTI.
Non è solo una questione di buonsenso (“non accontentarti, perché così facendo rischi di essere infelice”). No, è anche una questione di responsabilità e di testimonianza: in quanto cristiana, è tuo preciso dovere fare tutto il possibile affinché la tua relazione (e dunque, auspicabilmente, il tuo matrimonio e la tua famiglia, in un domani) siano presi d’esempio dagli altri, e siano un esempio luminoso per gli altri.

Leggi anche: Fidanzamento o libera convivenza? Seguite il consiglio del cardinale Caffarra

Dio ha in serbo per te qualcosa di straordinario, ma non solo perché vuole il tuo bene.
Il punto è (anche) un altro: quando qualcuno guarderà a te e al tuo matrimonio, e penserà che sei così tanto fortunata, e si domanderà come hai fatto a ottenere quella famiglia felice, tu devi essere in grado di poter rispondere “è un dono di Dio. Sono fortunata perché ho scelto di farmi guidare da Dio, e la mia relazione è felice perché ho permesso a Dio di plasmarla”.

Sì, amica mia: Dio ha davvero in serbo per te qualcosa di straordinario.
Non sabotarLo accontentandoti del “meno peggio”.

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