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«Amate i vostri nemici», la testimonianza del sacerdote sfuggito all’ISIS

father Jacques Mourad Aleteia Interview

Rocco Manuel Spiezio | Aleteia

Rocco Manuel Spiezio - pubblicato il 19/07/19

Una voce nella notte

Nada te turbe nada te espante, così la voce di Santa Teresa risuona in cuore a padre Jacques durante la sua detenzione sotto l’ISIS, svegliandolo di notte, come spesso accade per chi cerca di ascoltare la voce del Signore.

E nella notte della persecuzione padre Jacques canta a Dio perché gli dia la forza di saper vivere quello che gli dona da vivere.

I segni della sua ora

Ha tanti segni che lo mettono in guardia da quello che gli potrebbe succedere, sa che la sua ora si sta avvicinando, eppure, sente la responsabilità di tutta la Comunità Cristiana che la Chiesa di Roma gli ha affidato in Siria. Più forte della paura preme il sentimento di dover comunque restare, per loro, per i suoi parrocchiani, per la gente non solo cristiana che attorno e insieme a lui ha fatto rinascere a Qaryatayn il deserto siriano di Badia.

Il Monastero di Mar Elian, collocato nel mezzo di questo deserto, luogo sacro per tutti gli arabi della zona – senza distinzioni di sorta – è il simbolo di questa rinascita e di questa convivenza pacifica tra i popoli. Qui è custodita da secoli la tomba di Mar Elian, San Giuliano.

Ed è proprio a Mar Elian che un gruppo di jihadisti mascherati si presenta per prelevarlo.

Sono giovani del luogo, lui ne riconosce la voce. Anche loro hanno udito un grido, di diversa natura da quella voce che sveglia di notte padre Jacques.


JacquesMourad

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La prigionia come tempo di ritiro

Comincia così la sua prigionia sotto l’ISIS, con domande che vanno addensandosi nel cuore a mano a mano che la macchina dei rapitori macina chilometri attraverso il deserto che si sente e si respira nell’anima, benché sottratto allo sguardo da una benda.

“L’ottavo giorno, un uomo vestito di nero, mascherato, è entrato nella prigione. È rimasto con noi quasi per un’ora. Abbiamo parlato di tante cose. Alla fine di questo discorso ho chiesto: «Perché siamo qui? Cosa abbiamo fatto di male per essere prigionieri, ostaggi?». Lui mi ha risposto: «Prendi questo tempo come un tempo di ritiro».




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Solo Dio basta

Ma con chi ritirarsi? Dove cercarlo Dio se si è da soli con il nemico, senza neanche un pezzo di pane da poter trasformare nel Suo Corpo? Eppure da qualche parte dev’esserCi. Se solo Dio basta, almeno Lui deve esserci quando tutto il resto non c’è più.

Quelle parole, «un tempo di ritiro», pronunciate in modo così diretto, gli accendono qualcosa nella mente e nel cuore. In Padre Jacques, va nascendo sempre più uno sguardo vigile, attento, volto non tanto a capire come cavarsela, quanto a vivere l’incontro con “l’altro” dal volto minaccioso come occasione di comunione con Cristo.

Ma come si fa a cercare Dio negli occhi di un nemico così terribile, pauroso, che ti vuole ammazzare proprio a causa della tua fede?




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«Amate i vostri nemici»

Solo il silenzio e la mitezza ispirati da Gesù possono aprire un varco laddove i racconti e le immagini di questi miliziani parlano di morte, uccisioni e devastazioni. Un silenzio che attinge alla Parola: «Amate i vostri nemici».

Da qui nasce e può ergersi uno sguardo a quell’altro che non cede alla tentazione di una condanna di disumanità, da qui si apre una via del tutto nuova ed inaspettata. Padre Jacques scopre una parte umana nel trattamento che questi jihadisti gli riservano, via via inanellandogli altre domande, “Chi sono? Cosa cercano? Quali contraddizioni si portano dentro queste persone? Perché non mi hanno ucciso?”. Chissà come deve essergli risuonata dentro la motivazione della “liberazione” dei Cristiani di Qaryatayn così voluta direttamente dal Califfo Al-Baghdadi: “Perché non avete portato le armi contro i musulmani”.

Non sono dei nemici per noi”

Ancora una volta, la ferma adesione alla Parola di Cristo, al messaggio evangelico che non si fregia di violenza, né si persegue attraverso di essa, è la risposta che porta salvezza (in questo caso più che mai), vita nuova a chi la ascolta con cuore sincero e la vive con radicalità fino in fondo. Anche quando è a rischio la propria vita. Anche quando si tratta di difendersi da chi minaccia la propria esistenza e quella di tante persone care. E proprio quella Parola di Cristo «Amate i vostri nemici» sembra lasciar intendere che, varcata la soglia della paura, abbandonato ogni senso di possesso e inoltratisi nelle acque placide dell’Amore, colui che prima ci appariva come nemico, ci appare così come egli è, ad immagine e somiglianza di Dio.

Impossibile e folle solo a pensarlo in una circostanza del genere! Pazzo e provocatorio a scriverlo – mi si dirà. Eppure, “se la bocca parla dalla pienezza del cuore”, non saprei come altro interpretare se non come praticabile e vera questa via sentendo lo stesso padre Jacques che, pensando a coloro che lo hanno rapito, perseguitato, minacciato di morte e distrutto quanto di più caro aveva in Siria (monastero di Mar Elian compreso) afferma con placida e chiara fermezza: “Sono nostro popolo. Non sono dei nemici per noi”.

Seguiranno ulteriori contributi audiovisivi ad integrare l’intervista qui pubblicata solo parzialmente.




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