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«Amate i vostri nemici», la testimonianza del sacerdote sfuggito all’ISIS

father Jacques Mourad Aleteia Interview
Rocco Manuel Spiezio | Aleteia
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Una voce nella notte

Nada te turbe nada te espante, così la voce di Santa Teresa risuona in cuore a padre Jacques durante la sua detenzione sotto l’ISIS, svegliandolo di notte, come spesso accade per chi cerca di ascoltare la voce del Signore.

E nella notte della persecuzione padre Jacques canta a Dio perché gli dia la forza di saper vivere quello che gli dona da vivere.

I segni della sua ora

Ha tanti segni che lo mettono in guardia da quello che gli potrebbe succedere, sa che la sua ora si sta avvicinando, eppure, sente la responsabilità di tutta la Comunità Cristiana che la Chiesa di Roma gli ha affidato in Siria. Più forte della paura preme il sentimento di dover comunque restare, per loro, per i suoi parrocchiani, per la gente non solo cristiana che attorno e insieme a lui ha fatto rinascere a Qaryatayn il deserto siriano di Badia.

Il Monastero di Mar Elian, collocato nel mezzo di questo deserto, luogo sacro per tutti gli arabi della zona – senza distinzioni di sorta – è il simbolo di questa rinascita e di questa convivenza pacifica tra i popoli. Qui è custodita da secoli la tomba di Mar Elian, San Giuliano.

Ed è proprio a Mar Elian che un gruppo di jihadisti mascherati si presenta per prelevarlo.

Sono giovani del luogo, lui ne riconosce la voce. Anche loro hanno udito un grido, di diversa natura da quella voce che sveglia di notte padre Jacques.

Leggi anche: Padre Jacques Mourad, voce di uno che grida “dal” deserto

La prigionia come tempo di ritiro

Comincia così la sua prigionia sotto l’ISIS, con domande che vanno addensandosi nel cuore a mano a mano che la macchina dei rapitori macina chilometri attraverso il deserto che si sente e si respira nell’anima, benché sottratto allo sguardo da una benda.

“L’ottavo giorno, un uomo vestito di nero, mascherato, è entrato nella prigione. È rimasto con noi quasi per un’ora. Abbiamo parlato di tante cose. Alla fine di questo discorso ho chiesto: «Perché siamo qui? Cosa abbiamo fatto di male per essere prigionieri, ostaggi?». Lui mi ha risposto: «Prendi questo tempo come un tempo di ritiro».

Leggi anche: Padre Mourad: sconfiggere l’ISIS in una cella con la preghiera

Solo Dio basta

Ma con chi ritirarsi? Dove cercarlo Dio se si è da soli con il nemico, senza neanche un pezzo di pane da poter trasformare nel Suo Corpo? Eppure da qualche parte dev’esserCi. Se solo Dio basta, almeno Lui deve esserci quando tutto il resto non c’è più.

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