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Fulton Sheen: ci sono persone difficili da amare, finché non si scorge in esse l’amore di Dio

Fulton John Sheen - pubblicato il 18/07/19

Il matrimonio può degenerare in depressione se è solo l'unione di due egoismi. Invece accade un'enorme sorpresa di bene se marito e moglie si accorgono di amarsi perché amano quell’Amore che fu l’autore del loro amore.

di Fulton Sheen

Da un certo punto di vista, alcune persone sono proprio impossibili ad amarsi. Soltanto quando si comincia a scorgere in esse l’amore di Dio, si riesce prima a sopportarle, e poi ad amarle addirittura. Come, nell’ordine fisico, è il bambino ammalato quello che riceve da parte dei familiari il massimo di cure e di attenzioni, così, nell’ordine morale, è il membro indegno quello che diviene l’oggetto della più intensa sollecitudine cristiana e quello per cui si prega di più. Quei figli che ci chiedono preghiere per il babbo alcoolizzato o per la madre miscredente dimostrano di essere stati allevati nell’amore cristiano molto prima di conoscere il significato del sesso. Nessuna vita è felice senza un elemento di mistero, e il più grande di tutti i misteri è l’amore. Grandi sono le gioie del matrimonio quando vi sia un progressivo sollevare di veli finché si sia portati fino alle luci abbaglianti della Presenza Divina. Sia il matrimonio felice o infelice, sia la vita dolce o amara, ciò non influisce sul cuore che veramente aspiri a un amore sempre più purificato.


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Può anche darsi che le acque della vita si chiarifichino se si uniscono a quelle correnti che hanno valicato le impervie cime montane della sofferenza. L’amore non invecchia se non per coloro che ne pongono l’essenza in ciò che è destinato a invecchiare, ossia nel corpo. Come un liquido prezioso, l’amore è influenzato da ciò che lo contiene. Messo in un recipiente d’argilla, verrà presto assorbito e prosciugato; ma se, come la conoscenza, è situato nella mente, crescerà con gli anni, facendosi più forte anche se il corpo si farà più debole. Più esso sarà unito allo spirito, più diverrà immortale. Come certi teologi non conoscono Dio se non per astrazioni, così c’è chi conosce l’amore soltanto da lontano; e come altri teologi conoscono invece Dio attraverso la dedizione alla sua Volontà, così altre persone conoscono l’amore perché lo hanno cercato nei modi che Dio vuole, e non a modo loro. Una volta che, come avviene ai piedi dell’altare, lo spirito dell’Amore Divino penetri i coniugi, subentra non già la magica persuasione che il compagno della vita sia un essere perfetto, ma subentra l’idea che questo compagno è stato assegnato da Dio fino alla morte e che dev’essere quindi amato per amore di Cristo, e per sempre.

COUPLE GETTING MARRIED
Shutterstock

La santità della vita coniugale non è qualcosa che si collochi a lato al matrimonio, ma qualcosa che s’inserisce mediante e attraverso il matrimonio stesso. La vocazione a sposarsi è una vocazione a una felicità che nasce dalla sublimazione e dalla santità. L’unità di due persone in una carne sola non è già qualcosa che Dio tolleri, ma qualcosa che Egli vuole. E perché Egli la vuole, Dio santifica la coppia umana attraverso la pratica di questa unità, la quale, anziché diminuire minimamente l’unione dei loro spiriti, contribuisce alla loro ascensione nell’amore. L’unione dei due sposi in una carne sola è il simbolo dell’unione delle loro anime, e alla loro volta sia l’unione della carne che quella dello spirito simboleggiano l’unione di Cristo con la sua Chiesa. Rifacendosi col pensiero alle tappe di una felice vita coniugale, gli sposi possono vedere le impronte successive dell’ascesa del loro amore. C’è nei primi tempi la gioia del possesso, che è una reazione naturale del desiderio che un corpo congiunto ad un’anima prova nei riguardi di un altro corpo-anima. Poi viene la gioia, più personale, del darsi l’uno all’altro, quando si ama donare unicamente per la gioia dell’altro.


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Viene finalmente quella fase in cui, invece di darsi per la gioia dell’altro, i due insieme si danno a Dio e ai suoi sacri fini. È ora l’unità quella che viene offerta, e a qualcosa che è al di fuori di entrambi: ossia prima ai figli, e poi, attraverso i figli, a Dio, vincolo della loro unità.

E ho altre pecorelle, che non sono di questo ovile; anche queste bisogna che io raduni: e daranno ascolto alla mia voce, e si avrà un solo ovile ed un solo pastore. (Gv 10, 16)

Quell’amore che sostenne i coniugi passo per passo è quell’Amore che li creò e che fu testimonio della loro unione. Col passar degli anni, questa visione si fa sempre più chiara; la carne fa sentire meno acutamente le sue note, mentre lo spirito comincia a suonare in tono maggiore. Quando poi sopraggiunge l’autunno della vita, i coniugi si accorgono a un tratto di amarsi adesso molto più di prima perché amano quell’Amore che fu l’autore del loro amore. L’Amante, l’Amato e l’Amore emergono ora in una meravigliosa Trinità a cui i loro cuori aspirano.

Questo elevarsi dell’amore dall’una all’altra fase è inseparabile dall’annientamento dell’egoismo, nemico dell’amore. Due giovani sposi entrano nella vita coniugale con personalità distinte, sognando ciascuno la propria felicità, come se si trovassero in due recipienti diversi. Ma questa preoccupazione di un avvenire personale si fonde ben presto in quella di un avvenire e di un destino comuni, e non c’è dubbio che l’unione della carne abbia influito notevolmente sull’unione delle loro anime, delle loro aspirazioni e delle loro volontà. Allora il tempo esteriore, col meccanismo della vita quotidiana, e il tempo interiore, col suo intensificare i comuni ideali, si fondono in una superiore unità.

Ecco perché, anche nei periodi di separazione fisica, i coniugi hanno meno acuto il senso di essere divisi. I figli nati da essi divengono successivamente, per loro, l’incarnazione dell’unicità della loro carne, del vincolo che fa dei loro due cuori un cuore solo. Man mano che le difficoltà economiche, e le malattie, e la forza dell’abitudine incidono su di loro, diventa necessario che ciascuno dei due sposi si rassegni all’incompletezza, alle imperfezioni dell’altro. Il che significa «sopportazione» di quelle manchevolezze che emergono inevitabilmente dal lungo vivere in comune. È a questo punto che, se non si produce un’ascensione in virtù di una fede più profonda, ogni unione coniugale può fallire. Ma se, nonostante ogni deficienza, l’altro coniuge viene considerato un deposito sacro, una responsabilità di fronte a Dio, allora Dio viene ad assumere, nel quadro della vita coniugale, una figurazione sempre più dominante, perché sani ogni ferita.


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Le delusioni, in un matrimonio cristiano, invece di cagionare depressione, impongono un sacrificio unitamente al sacrificio della Croce. Quel che Dio aveva cominciato ad operare nei coniugi, ossia l’unione nelle gioie della carne, Egli lo perfezionerà alla fine mediante le gioie dello spirito. Considerando come il Cristo ami ancora la sua Chiesa, quantunque formata da tanti membri imperfetti, i due coniugi risolveranno di amarsi nonostante tutte le imperfezioni, affinché il simbolo non manchi di attuarsi nella realtà.

da Tre per sposarsi (libro distribuito dal Centro Missionario Francescano, per richiederlo: laperlapreziosa@libero.it )

Tags:
amorefedematrimonio
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