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Il volto oscuro di FaceApp, tra razzismo, privacy e identità in balia dei filtri

YOUNG, OLD, MIRROR
tommaso lizzul | shutterstock
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È molto simpatico il filtro Nonno, magari tra un po’ ci faranno credere che il selfie invecchia al posto nostro come fu per Dorian Gray. Di sicuro questa applicazione non è trasparente sulla gestione dei dati personali…

Proteggere la nostra identità al tempo del riconoscimento facciale non è di secondaria importanza.

“Diventa impossibile dire cosa accada quando si fa l’ upload di una foto, questo è il problema. La licenza è molto permissiva in merito. Possono dimostrare che hai acconsentito a mandare la tua foto a chiunque essi vogliano e dovunque vogliano e finché siete legati in qualche modo possono fare molte altre cose.” Jon Lawrence della Electronic Frontiers afferma che la gente deve stare molto attenta, specialmente se si parla di riconoscimento facciale: “Il riconoscimento facciale sta rapidamente diventando un elemento chiave della nostra identità digitale, la gente deve premurarsi di proteggere la propria immagine, nello stesso modo in cui protegge altri elementi della propria identità, come la data di nascita e il proprio codice di contribuente”. (da ABC)

E tu cosa cerchi?

Possiamo prenderla alla leggera, farci un selfie, trasformarlo e sorridere delle rughe che verranno. Ma evidentemente non è un’ app che ci lascia completamente spensierati.  Però in ogni cosa, anche in quelle non proprio encomiabili, ci sono risvolti positivi, il che vuol dire che nel virus è contenuto il seme del vaccino.

In molti condividendo il proprio selfie ritoccato grazie ai potenti mezzi di invecchiamento di FaceApp hanno commentato di vedersi simili ai propri genitori, o ai propri nonni. Apparteniamo a una storia fatta di volti in carne e ossa; curioso che sia uno strumento virtuale a farcelo ricordare in modo vivido.

OKO
Mathieu Stern/Unsplash | CC0

Non siamo il passato tale e quale, ma portiamo traccia dei nostri padri. Soprattutto portiamo traccia di nostro Padre. Siamo ancora la generazione che ti cerca, cerca il tuo volto Dio di Giacobbe. Ogni volto parla di una relazione filiale, ci conferma che siamo stati messi dentro questo mondo non come monologhi isolati.

Non possiamo sapere come la storia di domani scolpirà il nostro volto (FaceApp ignora che potrebbero comparire ferite o cicatrici sulle guance), nessuno specchio magico ce lo può dire. Possiamo far fare agli occhi il loro mestiere, guardarsi attorno e non solo addosso.

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