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Cari uomini, date nuovo vigore e bellezza al corteggiamento!

WEB 3 COUPLE-LOVE

PEXELS

Sei di tutto più uno - pubblicato il 16/07/19

Capitolò quando lui rimase impassibile all’ennesimo rifiuto. Rimase lì, con il sorriso gentile, ma senza spostarsi di un millimetro. Le fece capire che era lei che lui voleva. Lei, la Tata. Non Tizia Caia Sempronia. Proprio LEI.
Al povero Mari non andò meglio.
Messaggino. Silenzio.
Messaggino. Silenzio.
Telefonata. Risposta scocciata.
Telefonata. Non risposta.
Messaggino. Silenzio.
Ore 12.15: regalato CD di musica. «Grazie, ma non è musica che ascolto».
Ore 12.15: regalato altro CD di musica. «Grazie, ma non è musica che ascolto».
Ore 12.15: regalati fiori.  «Grazie ma non mi piacciono i fiori recisi».
Ore 12.15: invito per un caffè. «Grazie ma non mi piace».
Ore 12.15: regalato altro CD di musica. «Grazie, ma non è musica che ascolto».
Il tutto proseguì fino all’invito a pranzo. «Grazie ma c’è il mio telefilm preferito».
Messaggini.
Bigliettini.
Musicassette dei REM (voleva andare sul sicuro).
Con calma e fortezza. Fino all’invito a cena. Accettai perché volevo capire fin dove poteva arrivare. Lo guardai con gli occhi semichiusi e le sopracciglia asimmetriche. «Insomma: cosa vuoi da me?». Mi guardò strabuzzando lo sguardo. Credendo di averlo in pugno e di poterlo prendere in castagna, mi spinsi oltre e con voce perentoria l’ammonii: «Amico. Io ho avuto una vita di (molti problemi). La gente si è approfittata di me. Ho sofferto in modo indicibile e non ho avuto adolescenza. Ho vent’anni e diritto a una famiglia. Se vuoi farti una (serata divertente), riportami a casa e torna da dove sei venuto in modo silenzioso».
Il poverino era lì lì per strozzarsi con la pizza. La mozzarella colava dalla fetta sospesa per aria e pareva aver formato una di quelle stalagmiti che ci mettono cent’anni per creare suggestivi coni calcarei. Il tempo parve fermarsi. Gli tremarono vagamente le sopracciglia. Pareva la scena di “Mezzogiorno di fuoco” (io ero Clint Eastwood, naturalmente). Ci mancava la musica di Ennio Morricone.
Si riprese.
Ci mise qualche attimo, ma si riprese.
Si schiarì la gola.
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Depose la pizza la cui farcitura era oramai sul piatto, caduta in battaglia. Bevve un sorso. D’acqua, non di birra (evidentemente voleva dare l’idea di serietà). Nessuno dei due abbassò lo sguardo.
Sfioravamo le fondine con le nostre pistole. Io ero pronta al fuoco.
«Va bene – disse con un fil di voce – a me va bene».
Sabato scorso ha cenato allo stesso tavolo, dello stesso ristorante, dopo essere stato al concerto di Ennio Morricone.
Ci ha portato la Figlia G, però.

Direi che pazientare per fare la corte, porta ai suoi frutti.




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Eppure è questo che direi a ogni ragazzo: fai la corte a quella che a pelle ti pare una ragazza in gamba (per il nonno Piero si trattava di un’infermiera, per il nonno Gianni di una maestra). Non potrai mai sapere se è quella giusta. Lo potrai conoscere dopo cinquantanni di matrimonio, quando vedrete i figli e i nipoti.
Non sfiorarla.
Non toccarla.
Non tentare di baciarla.
Ma corteggiala.
Fai i chilometri per portarle un fiore.
Fai i chilometri per offrirle un gelato.
Male che vada lei rifiuterà. Una, due, dieci, venti. Poi capirà che fai sul serio. Che non vuoi “una” ragazza, ma lei.
Scrivile.
Chiamala.
Sorprendila.
Ti dirà di no.
Ti dirà forse.
Ti dirà magari.
Ma se sarai gentile e costante ella si chiederà se magari quel fiore non è il più bello che lei abbia mai visto.
Sii cavaliere, Santo Cielo!!

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Tags:
corteggiamentofidanzamentoinnamoramento
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