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Perché Santa Rosalia è così venerata a Palermo? Cos'è il festino in suo onore?

festino santa rosalia 2007

Public Domain

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 15/07/19

Quest'anno si è stimata la presenza di 500mila persone alla festa, culminata con la processione del 15 luglio

Si stima che tra il 10 e il 15 luglio, circa 500mila persone hanno partecipato alla festa di Santa Rosalia, patrona di Palermo. Numeri da record che dimostrano una devozione sconfinata verso “la santuzza”, come la chiamano affettuosamente i palermitani.

Ma perché Santa Rosalia è così importante e il festino in suo onore ha questa partecipazione sconfinata di fedeli, curiosi, turisti?

ROSALIA
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Santa Rosalia in estasi

“U Fistinu”

Bisogna sapere che Santa Rosalia aveva importanti ascendenze nobiliari. Apparteneva a una delle famiglie più importanti del territorio durante il dodicesimo secolo: suo padre Sinibaldo, secondo la tradizione, era signore di Quisquina e discendente del re Carlo Magno.

Eppure, la giovane decise di trascorrere la sua vita da eremita in una grotta. Nessuno sapeva di preciso dove si trovasse e che vita facesse. Solo una pastorella conosceva il luogo del rifugio di Rosalia ed ogni giorno le portava pane e latte. Tra digiuni, sofferenze, estasi, il suo unico compagno di vita fu il Signore. Fin quando, Egli la richiamò alla vita celeste, illuminando un giorno, con una gran luce, il Monte Pellegrino dove la donna si era rifugiata. Fu la pastorella ad annunciare ai palermitani la sua morte. Il 4 settembre 1165 tanti pellegrini salirono sul monte per recuperare il corpo. Da allora chi chiedeva la sua intercessione ricevette molte grazie. 

La memoria di santa Rosalia viene celebrata il 4 settembre, data del rinvenimento del suo corpo; ma il 15 luglio si ricorda il ritrovamento delle sue reliquie e la scomparsa della peste dalla città grazie alla sua intercessione nel 1625.


ROSALIA

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La prima volta

Da allora, ogni anno i palermitani ricordano quell’evento miracoloso con una grande festa, che inizia il 10 luglio e si protrae per cinque giorni, famosa in tutto il mondo come “U Fistinu”. (Avvenire, 14 luglio).

Il festino – giunto nel 2019 alla sua 395esima edizione – è il tradizionale Corteo storico, in un mix di folklore e religione che trova il suo culmine nei tradizionali fuochi d’artificio.

Il primo festino fu voluto dal cardinale Giannettino Doria nel 1625, nel corso dei secoli la festa ha saputo rinnovarsi mantenendo però inalterato tutto il suo fascino e la sua tradizione.

I tre momenti

“U Fistinu”, che inizia il 10 di luglio e si protrae per cinque giorni, ha subito delle evoluzioni nel corso dei secoli, oggi i primi tre giorni della festa sono un prepararsi al grande corteo del giorno 14 che precede la sfilata del Carro trionfale e che si conclude alla marina con il celebre spettacolo dei giochi di artificio. Il festino termina il giorno 15 con la solenne processione delle reliquie della Santa, contenute all’interno dell’Urna argentea, tra due ali di folla.

In Santa Rosalia e nella sua festa i Palermitani trovano una ragione ed una occasione di identità collettiva ben sintetizzato nel grido “Viva Palermo e Santa Rosalia”.


ROSALIA

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Il Carro trionfale

Il Carro trionfale rappresenta la festa, è l’anima del Festino, è il cuore dei festeggiamenti. E’ fortemente simbolico, non è soltanto apparato scenico ed allegorico, ma vera opera contemporanea d’artista. Uno dei momenti forti del festino è la sfilata del Carro trionfale per tutto l’antico Cassaro. Il Carro trascinato dai buoi ha la forma di un vascello, con a poppa una struttura architettonica alla cui sommità è issata una statua di Santa Rosalia nel pieno della sua gloria.

Il Carro lungo il percorso è accompagnato dal suono dei musici che trovano posto su di esso. Il primo carro è stato realizzato nel 1686. Molti affermano che con il carro trionfale i palermitani insieme alla gloria della Santa vogliono riaffermare la gloria della propria città un tempo capitale del mondo. Certo è che, soprattutto in questi ultimi anni, il Carro è metafora della voglia della città di trionfare sui propri mali così come la sua “Santuzza” lo fece sulla peste (www.siciliainfesta.com).




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