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I libri che hanno aiuto John Henry Newman nella sua conversione

JOHN HENRY NEWMAN
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E come lo hanno influenzato

Al giorno d’oggi, sempre più persone sono preoccupate di quanti dati vengono raccolti su di loro – dall’uso degli smartphone alle visite ai siti web dove hanno usato la propria carta di credito.

Potrebbe sorprendere il fatto che qualcosa di simile accadesse anche nell’Inghilterra ottocentesca, e si è rivelato utile per Kenneth Parker, che ha dedicato 25 anni a studiare un aspetto della vita di John Henry Newman, il teologo inglese che verrà dichiarato santo quest’anno.

Parker diffonderà i risultati della sua ricerca in tempo per il 13 ottobre, data della canonizzazione di Newman. La sua ricerca ha ripercorso i passi del futuro santo nella biblioteca della sua università.

Dopo aver studiato al Trinity College di Oxford, Newman divenne tutor all’Oriel College di quell’università, e presto anche chierico anglicano. Per 17 anni fu vicario della chiesa universitaria, St. Mary the Virgin.

“Rimase disilluso dalla teologia riformata e dal modo in cui presentava Dio e il modo in cui gli esseri umani Gli rispondono, ritenendo che non si allineasse con la sua esperienza del lavoro con i fedeli in un contesto parrocchiale”, ha affermato Parker, Ryan Endowed Chair per gli Studi su Newman presso la Duquesne University.

È in quel periodo che venne influenzato da un gruppo di teologi noti come i Caroline Divines. “Caroline” si riferiva al fatto che vivevano all’epoca dei re Carlo I e II (Carolus in latino), e “divine” è una parola arcaica per indicare un teologo.

Parker, che ha conseguito il dottorato a Cambridge nel 1984, voleva sapere esattamente quando Newman avesse iniziato a leggere quegli studiosi.

“Erano teologi anglicani che prendevano molto sul serio l’antica tradizione cattolica e stavano cercando di attirare più intenzionalmente nella Chiesa d’Inghilterra nel XVII secolo”, ha affermato in un’intervista. “Ma come scoprire quando una persona inizia a leggere una serie specifica di autori? Ho fatto ricorso in primo luogo alle lettere e ai diari [di Newman]…, ma non teneva una lista dei libri che leggeva né scriveva quando li consultava”.

Figlio di un bibliotecario, Parker ha pensato di chiedere alla biblioteca dell’Oriel College se c’era qualche documento sui libri che Newman aveva chiesto in prestito quando viveva lì, e in effetti c’era.

“A partire da circa un anno dopo che Newman era diventato Fellow all’Oriel, c’era un registro in cui i Fellows annotavano quando portavano via un libro”, ha detto Parker. “Quando lo restituivano scrivevano il loro nome. La cattiva notizia è che non registravano il nome dell’autore e il titolo del libro”.

Scrivevano semplicemente collocazione o numero. Fino a quel momento ai libri erano assegnati dei numeri, e venivano poi spostati in varie parti della biblioteca. “È per questo che ci sono voluti 25 anni e molti viaggi a Oxford”.

Parker ha affermato che al di là di qualche scritta illeggibile è stato in grado di catalogare più di 800 voci, che spaziano dal 1824 al 1842. Ciò non voleva dire 800 libri, visto che alcuni libri sono stati presi in prestito varie volte e Newman stava simultaneamente costruendo la sua biblioteca privata. Lo studioso ha però ottenuto una buona base per proseguire con le sue indagini.

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