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Chi era la donna che Sant’Agostino ha amato profondamente?

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La romanziera Suzanne Wolfe parla ad Aleteia del suo romanzo pluripremiato “The Confessions of X”

Nelle sue Confessioni, Agostino di Ippona – uno dei più importanti Padri della Chiesa del cristianesimo occidentale – si riferisce alla donna con cui viveva, la sua concubina, come all’“unica”. Non sappiamo nulla di questa donna, che Agostino non nomina mai, ma un nuovo romanzo di Suzanne M. Wolfe le dà ora una voce. The Confessions of X porta in vita la concubina che Agostino ha amato profondamente e poi mandato via. La storia di X raccontata dalla Wolfe ci aiuta a immaginare chi possa essere stata questa donna misteriosa e illumina il modo in cui Agostino ha vissuto, illustrando alcuni dei personaggi che hanno influenzato più significativamente la sua persona e la sua conversione. La Wolfe parlato con Zoe Romanowsky del suo ultimo lavoro.

Thomas Nelson Books

Cosa l’ha ispirata a scrivere The Confessions of X?

Il seme è stato piantato 40 anni fa in una lezione di religione nella scuola privata che frequentavo quando avevo 12 anni. Ricordo di alver alzato la mano e di aver chiesto chi fosse la donna misteriosa delle Confessioni di Agostino. Suor Bernadette rispose: “Non lo sa nessuno. È persa nella storia”. Quel “persa nella storia” mi è rimasto dentro.

Nel corso degli anni ho pensato spesso a tutte le grandi donne della storia la cui vita è stata eclissata dagli uomini che amavano. Volevo dar loro una voce, e visto che le mie passioni sono la letteratura e la storia ho pensato “Quale modo migliore di un romanzo?”

E allora ho deciso di cercare la concubina per poter raccontare la sua storia. Visto che di lei non si sa niente – neanche il nome –, l’unico modo di farlo era ricercare in Agostino e nelle sue opere e costruire un ritratto di lui. Lo spazio bianco nel dipinto era la concubina.

Può spiegare cosa fosse all’epoca una concubina, e come considerava la cosa la Chiesa?

Per noi contemporanei “concubina” il sinonimo di “amante” o perfino di “prostituta”. Nel mondo antico non era così. Il motivo per cui assimilo una concubina a una moglie di fatto è che il concubinato implicava una relazione sessuale monogamica in cui l’uomo e la donna non erano, o non potevano essere, sposati per ragioni di classe sociale o di rango. Era quasi sempre dovuto al fatto che un uomo di status sociale più elevato si innamorava di una donna di rango inferiore.

Uno degli esempi più famosi è Caenis, la liberta e concubina dell’imperatore Vespasiano. Spesso il concubinato era una scelta volontaria della donna e della sua famiglia, visto che era un modo per raggiungere la sicurezza economica. Essere etichettata come concubina non era dispregiativo nel mondo antico, e spesso figurava nelle iscrizioni che indicavano lo status della persona deceduta.

La posizione della Chiesa al riguardo si è evoluta nel corso del tempo. Il cristianesimo stava cambiando i costumi sociali dell’Impero Romano, ma non è accaduto dal giorno alla notte. Sant’Ambrogio, rigoroso moralista, aveva una visione sorprendentemente indulgente del concubinato, permettendo alle coppie che si trovavano in un’unione monogamica ma non erano sposati di ricevere la Comunione. È un indicatore del fatto che nel mondo antico queste unioni venivano considerate irregolari ma non immorali di per sé.

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