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Anziani e social: sono davvero utili a quest’età?

By BHamms/Shutterstock
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I lati positivi sono tanti: aiutano a eliminare l’ansia della solitudine, del tempo che non passa mai, ma anche a ritrovare vecchi amici, a far fronte alle difficoltà della vita di tutti i giorni e a “parlare” con i figli e i nipoti lontani.

Risponde il professor Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione italiana di psicogeriatria

Gli anziani di oggi sono molto più “moderni” di quelli di qualche anno fa. Chi è a contatto con loro per ragioni di lavoro constata ogni giorno il livello di cambiamento. D’altra parte, la nostra stessa Società italiana di gerentologia e geriatria ha recentemente dichiarato che l’età della vecchiaia non incomincia più a 65 anni, ma a 75 anni; quindi, chi oggi ha 80 anni, età che un tempo si sarebbe detta molto avanzata, di fatto può essere considerato vecchio da soli 5 anni!

Anche alcuni comportamenti, quelli dai quali gli stessi anziani tendevano a escludersi, sono diventati quasi una prassi normale; tra questi, l’uso delle nuove tecnologie di comunicazione e di informazione. Secondo l’Istituto nazionale britannico di statistica, un nonno su quattro oggi utilizzerebbe Facebook, Twitter, Instagram e altri strumenti simili. Il Censis ha rilevato qualche cosa di simile anche per l’Italia, sebbene di dimensioni più limitate; il 14 per cento degli anziani utilizza Facebook, il 6,6 per cento anche YouTube e altri mezzi.

Quali possono essere i vantaggi e gli eventuali svantaggi di queste nuove modalità di impiegare il tanto tempo libero che le persone non più giovani hanno davanti a sé? Prima di tutto è necessario analizzare se l’anziano ha potuto fruire di insegnamenti rapidi (ed empirici) da parte di nipoti o vicini giovani e disponibili. Oggi, peraltro, varie associazioni di volontariato organizzano corsi adatti alle capacità cognitive degli over 60 e alla loro velocità di apprendimento; da un punto di vista dell’osservatore esterno, è impressionante notare come l’apprendimento delle nuove tecnologie sia rapido e non faticoso nella maggior parte degli individui, spesso in modo assolutamente inatteso!
Una prima considerazione riguarda la solitudine: i social rappresentano un modo per restare in contatto con la vita che scorre, o, all’opposto, inducono comportamenti di chiusura verso l’ambiente e di isolamento? La risposta che posso dare alla luce della mia esperienza non è univoca, però prevale la sensazione di una utilizzazione positiva dei social nella prospettiva di una vita più vivace, che sa gestire la propria giornata, senza essere dominati dalla mancanza di scopi e di senso.

I vantaggi

Talvolta, i social possono indurre situazioni di ansia, perché una persona particolarmente sensibile può essere colpita dalla narrazione di eventi negativi o dalla descrizione di situazioni patologiche in cui ci si identifica. Vi sono, però, all’opposto, dimostrazioni molto convincenti sul fatto che mantenere contatti attraverso i social sia decisivo, per esempio, in persone che sono state costrette a limitare le proprie interazioni fisiche a causa di patologie dolorose che hanno ridotto la mobilità. In questi casi, uno studio importante ha dimostrato che i social sono in grado di interrompere il legame che spesso si instaura tra dolore fisico e comparsa di depressione nelle persone che vivono sole, ma che in condizioni di buona salute non avevano subito le conseguenze negative del sentirsi sole. Il rischio di trasformare il dolore fisico in dolore psicologico è frequente nell’anziano; i social possono rappresentare una modalità efficace per interrompere questa sequenza molto negativa anche sul piano della salute fisica. I social sono utili per mantenere un rapporto tra persone all’interno della famiglia; anche se non sostitutivi di relazioni dirette, è stata dimostrata una notevole utilità per conservare contatti che altrimenti tenderebbero a inaridirsi; ovviamente è necessario che la costruzione del rapporto attraverso la tecnologia trovi rispondenza da ambedue le parti, non solo da quella del meno giovane. Figli e nipoti lontani devono essere disposti a qualche momento dedicato, senza fretta (un sentimento che la distanza non sempre riesce a nascondere).

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Maskot | Getty Images

E poi facilitano la vita

Un altro obiettivo è la ripresa di contatti con vecchie amicizie e conoscenze, che si erano progressivamente indebolite; talvolta è più facile ricominciare una relazione da tempo abbandonata attraverso il computer, invece che con un colpo di telefono che può essere vissuto con imbarazzo. Ad esempio, vecchi rapporti amorosi, sospesi da molti decenni, possono essere riallacciati nelle nuove condizioni, come capita durante la vedovanza.
Un aspetto che si è sviluppato di recente nel mondo dei social, riguarda anche la possibilità di diffondere informazioni importanti per facilitare la vita quotidiana delle persone: da quelle riguardanti la salute e i relativi stili salutari alle problematiche di gestione della casa, fino addirittura a quelle riguardanti le innovazioni per l’accesso a specifici servizi. Molte informazioni possono essere veicolate con questi mezzi, riducendo i costi relativi e fornendo indicazioni alle quali è possibile accedere in ogni momento, indipendentemente dalla disponibilità dell’interlocutore.
Nel complesso il progresso legato alle nuove tecnologie, che desta tante preoccupazioni quando riguarda le persone più giovani, negli anziani mostra una faccia “umana”, perché utile a sedare le ansie (e paure) provocate dalla solitudine, dal tempo che non passa mai, dalla difficoltà di trovare aiuto di fronte alle piccole, grandi diffcoltà della vita di tutti i giorni.

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