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3 domande comuni sull'assistenza al fine vita

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Padre Jeff Kirby - pubblicato il 12/07/19

Gli operatori sanitari devono rispettare delle regole? Quando la privazione di cibo e acqua si configura come eutanasia? E gli antidolorifici?

In un momento in cui i progressi medici stanno portando alcune zone del mondo a nuovi traguardi, ci sono alcune domande che continuano a emergere riguardo al fine vita. Eccone tre:

Se sono un curatore sanitario, ho il dovere di soddisfare qualsiasi richiesta da parte della persona cara?

Se una persona cara vi chiede di essere il suo curatore sanitario, è fondamentale essere chiari sui suoi desideri e indicare quali sono le vostre convinzioni e cosa potete e non potete fare in base alla vostra coscienza.

Indipendentemente dalle richieste del paziente (o di altre persone care), non si può – in alcuna situazione e per nessuna ragione – tradire la verità morale, l’autentica dignità umana o la propria coscienza formata nella verità. Da credenti cristiani, è una cosa non negoziabile.

Quando è possibile sospendere nutrizione e idratazione, visto che fanno parte dell’assistenza umana di base?

Ogni persona umana ha una dignità e una vocazione umana, una chiamata a vivere e a far tesoro della nostra umanità condivisa. Il riconoscimento della dignità umana e della nostra solidarietà reciproca come esseri umani richiede che offriamo un’assistenza umana di base, che include cibo e acqua (anche se amministrati artificialmente). Se queste necessità fondamentali vengono sospese, allora si sta facendo morire una persona di fame e di sete. Questa sarebbe eutanasia, visto che è la privazione di cibo e acqua che sta provocando la morte, piuttosto che la malattia o le condizioni mediche di una persona.

L’unico momento in cui cibo e idratazione possono essere sospesi è quando il corpo di una persona non è in grado di assimilarli e/o cibo e acqua possono provocare un danno alla persona. In questi casi, il bene rappresentato dalla somministrazione di cibo e acqua non avrebbe alcun risultato positivo, e quindi vanno sospesi. In una situazione del genere, la sospensione di cibo e acqua non sarebbe eutanasia, visto che sono le condizioni mediche della persona che stanno provocando la morte, non la fine dell’alimentazione e dell’idratazione.

L’ultimo punto dev’essere sottolineato. Nel discernimento relativo a quando sospendere nutrizione e idratazione (anche se amministrate artificialmente), la domanda decisiva è “Cosa provocherà la morte di questa persona?” Se la morte si verifica per via della privazione di cibo e acqua, allora è eutanasia. Se invece la morte è provocata dalle condizioni mediche o dalla malattia di una persona, allora non è eutanasia (anche se cibo e acqua dovessero essere sospesi verso la fine della vita per via della malattia e dell’incapacità del corpo di assimilarli).

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assistenzafine vita
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