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Dopo aver letto questa meditazione non pregherete mai più il Padre Nostro allo stesso modo

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“Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”

Queste due ultime richieste fanno riferimento al mistero del male nella nostra vita. Questo problema nella vita dell’uomo è forse una delle cause principali per le quali molti non si aprono all’amore del padre e molti cristiani finiscono per rinnegare la fede. Perché il Padre, che ci ha creati, permette certe sofferenze nella vita? Se Dio è buono, perché esistono il male, la fame, la guerra e la povertà?

Non voglio né pretendo di esaurire la riflessione sul male, perché è un mistero insondabile. In primo luogo mi sembra molto importante tener conto del fatto che la fede ci permette di comprendere un po’ meglio questo mistero in relazione a quelle persone che magari sono lontane, perché in Cristo possiamo dare loro una risposta e senso al dolore. Senza quella vita di Cristo, il male non ha alcun senso.

Possiamo parlare di due tipi di male: quello che è frutto della concupiscenza (Ebrei 2, 14), che ci induce a idolatrare il piacere, l’avere e il potere mettendoli al posto che dev’essere occupato da nostro Padre, e dall’altro lato alcuni fatti della vita che solo Dio sa perché accadono, come una malattia, delle discussioni, divisioni, ingiustizie…, che richiedono da parte nostra, anche se sembra che Dio ci abbia abbandonati (Matteo 27, 46), umiltà e fiducia in Lui.

Questi “mali” sono l’occasione per essere educati e forgiati come l’oro nel crogiuolo. È come un padre che educa i suoi figli essendo esigente e chiedendo a volte sofferenza, perché significa rinunciare ai nostri capricci e gusti personali, morire a questa vita corrotta dal peccato (Efesini 4, 22) e aprirci alla vita nuova di Cristo. È una “prova” che Dio permette perché maturiamo e cresciamo nel nostro amore nei suoi confronti. Ovviamente non è facile da comprendere. Da quale male chiediamo che il Signore ci liberi? Dal nemico, dal demonio. Il bugiardo, che vaga “come un leone ruggente cercando chi possa divorare” (1 Pietro 5, 8-9).

Impariamo dal Signore Gesù, Figlio unigenito del Padre, a pregare con la preghiera che ci ha insegnato. Impariamo da Cristo come relazionarci a nostro Padre. Spero che d’ora in poi quando reciteremo il Padre Nostro non siano parole ripetute a memoria, ma un anelito profondo dei nostri cuori che manifesta il nostro desiderio di amare ogni giorno di più nostro Padre, perché in questo modo assomigliamo sempre più a nostro Signore Gesù, che è la Via, la Verità e la Vita (Giovanni 14, 6), l’unico che può aiutarci a realizzarci pienamente e a vivere quotidianamente la vera felicità.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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