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Dopo aver letto questa meditazione non pregherete mai più il Padre Nostro allo stesso modo

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“Sia fatta la tua volontà”

Da Cristo stesso, e anche da Maria, impariamo a pronunciare il “Sì” che il Padre desidera che sbocci dal nostro cuore. Un “Sì” che matura attraverso la generosità, il sacrificio e le rinunce che implica il fatto di optare per quel Regno di cui abbiamo parlato.

Il “Fiat” generoso e incondizionato di Maria quando l’arcangelo Gabriele le annuncia e le chiede se vuole essere la Madre del Messia – Salvatore (Luca 1, 26 – 38) è per noi un chiaro esempio di come dobbiamo essere disposti ad assumere qualsiasi cosa per amore del Padre. Maria sapeva che il suo “Fiat” avrebbe implicato una pedagogia del dolore-gioia.

Nel corso di tutta la sua vita si è preparata per quel “Fiat”, nella Passione e morte di Croce. Optare di seguire Gesù implica il fatto di prendere su di sé la propria croce. Lo ha annunciato Simeone dicendo che una spada le avrebbe trafitto l’anima (Luca 2, 35ss). Se vogliamo dare frutti di carità dobbiamo essere disposti a morire come il chicco di grano, che solo quando cade a terra e muore può dare frutto (Giovanni 12, 24-25). Sforziamoci anche di essere la terra fertile che riceve il seme e dà frutto (cfr. Parabola del seminatore, Matteo 13, 1-9).

“Dacci oggi il nostro pane”

Ne abbiamo bisogno ogni giorno. È ovvio per tutti che dobbiamo mangiare per vivere. Anzi, mangiare in modo sano mantiene la nostra salute corporale. Se mangiamo qualcosa che è andato a male o è scaduto possiamo avere conseguenze gravi. Allo stesso modo, abbiamo bisogno di un cibo spirituale.

Qual è quel “pane” che Gesù ci insegna a chiedere? Dobbiamo guardare con gli occhi del cuore, andare al di là di ciò che è evidente, di quello che possiamo toccare o sentire e sforzarci di sintonizzarci con la “frequenza spirituale” del Signore. Questa richiesta fondamentale del Padre Nostro è il cardine della preghiera.

Quel “pane” è il Corpo di Cristo. È il Pane della Vita (Giovanni 6, 22-59), che ci dà forza per camminare, per lottare spiritualmente, per fare la sua volontà, fare apostolato, chiedere e concedere il perdono, vederci liberi dal male. In sintesi, è la carne di Cristo, che ci rafforza per vivere quello che chiediamo. Cosa significa? Che senza la vita di Cristo, se non lo portiamo nel nostro cuore, non abbiamo vita spirituale.

Dobbiamo avere chiaro il fatto che il Padre non ci abbandona mai, è sempre preoccupato e ci viene incontro per rafforzarci, come l’angelo di Dio che va incontro ad Elia che si getta stanco nel deserto (1 Re 19, 7-8). Dopo aver ricevuto quel pane, che è Gesù stesso, ed essersene nutrito, abbiamo la responsabilità di donarlo agli altri.

Quante persone al giorno d’oggi soffrono la fame e muoiono spiritualmente, depresse, tristi, sole e stanche di questa vita? Come vince Elia il suo desiderio di morire, di non voler fare altro, di sentirsi stanco e triste? Non guardando più se stesso ma concentrandosi sulla sua missione e preoccupandosi per gli altri.

“Rimetti a noi i nostri debiti”

Come ciascuno di noi deve perdonare chi lo ha offeso. Non voglio dilungarmi su questa storia del perdono, ma mi sembra fondamentale dire che se non siamo capaci di perdonare è molto difficile amare. La mancanza di perdono riempie il cuore di amarezza, ira e rancore. Se non perdoniamo non ci liberiamo dal male che possono averci fatto.

Spesso l’aggressore non è consapevole di quello che ha fatto, ma quelli che ne subiscono le conseguenze siamo noi. Per questo bisogna perdonare, per non caricarsi di quell’animosità, anche se ci vengono inflitte ferite difficili da perdonare. Per questo solo la grazia di Cristo, lo Spirito Santo stesso, può darci la forza di perdonare.

La giustizia deve applicarsi in base ai fatti commessi, ma dobbiamo essere sempre disposti a perdonare la persona, vivendo la misericordia che Cristo ci ha mostrato sulla Croce quando è morto per tutti, indipendentemente dai danni che gli abbiamo procurato e continuiamo a procurargli. Non dimentichiamo mai che Cristo ci invita a non guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, ma la trave nel nostro (Matteo 7, 1-6).

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