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Se volete influenzare positivamente gli altri, avvaletevi della saggezza di San Benedetto

AFP
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Questo consiglio non perde mai valore, ed è qualcosa che dovremmo sempre sforzarci di seguire

San Benedetto è stato un santo monaco del VI secolo che ha scritto una delle prime Regole che hanno governato gli ordini religiosi. Se i suoi scritti affrontano soprattutto le questioni interne di un monastero, la sua saggezza si può applicare anche alla nostra vita.

Ad esempio, quando scrive delle qualità che deve avere un abate, San Benedetto parla della necessità non solo di predicare il Vangelo, ma innanzitutto di viverlo:

“[L’abate] deve imporsi ai propri discepoli con un duplice insegnamento, mostrando con i fatti più che con le parole tutto quello che è buono e santo: in altri termini, insegni oralmente i comandamenti del Signore ai discepoli più sensibili e recettivi, ma li presenti esemplificati nelle sue azioni ai più tardi e grossolani. Confermi con la sua condotta che bisogna effettivamente evitare quanto ha presentato ai discepoli come riprovevole, per non correre il rischio di essere condannato dopo aver predicato agli altri”.

È una semplice regola di vita con cui molti hanno familiarità nella formulazione “Fai ciò che predichi”. Può non sembrare un consiglio trascendentale, ma è qualcosa che abbiamo continuamente bisogno di ascoltare.

Siamo cristiani innanzitutto con le opere che compiamo? Seguiamo le parole del Vangelo in primo luogo con i fatti?

Papa Paolo VI ha richiamato le parole di San Benedetto nell’esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi e ha rafforzato questo insegnamento. Prendiamo a cuore le sue parole ed esaminiamo la nostra vita, comprendendo che se vogliamo davvero influenzare gli altri dobbiamo farlo innanzitutto con le nostre azioni:

“«L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, – dicevamo lo scorso anno a un gruppo di laici – o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni». S. Pietro esprimeva bene ciò quando descriveva lo spettacolo di una vita casta e rispettosa che «conquista senza bisogno di parole quelli che si rifiutano di credere alla Parola». È dunque mediante la sua condotta, mediante la sua vita, che la Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, vale a dire mediante la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità”.

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