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Come sarà il cielo? Una vita gioiosa

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By Six Dun/Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 11/07/19

La gioia è il dono che condivido con chi amo. Oggi lo sento sulle labbra del profeta: “«Gioite con Gerusalemme ed esultate a motivo di lei, voi tutti che l’amate! Rallegratevi grandemente con lei,
voi tutti che siete in lutto per essa, affinché siate allattati e saziati al seno delle sue consolazioni;
affinché beviate a lunghi sorsi e con delizia l’abbondanza della sua gloria». Poiché così parla il Signore: «Ecco, io dirigerò la pace verso di lei come un fiume, la ricchezza delle nazioni come un torrente che straripa, e voi sarete allattati, sarete portati in braccio, accarezzati sulle ginocchia. Come un uomo consolato da sua madre così io consolerò voi, e sarete consolati in Gerusalemme».
Voi lo vedrete; il vostro cuore gioirà, le vostre ossa, come l’erba, riprenderanno vigore; la mano del Signore si farà conoscere in favore dei suoi servi”.

Ci saranno pace e fecondità. Isaia mi parla della terra promessa. Del paradiso. Della realizzazione della mia vita che inizia già sulla Terra. Ho l’opportunità di rallegrarmi con chi si rallegra. Di saltare di gioia con chi è felice. Di godere dell’abbondanza che sboccia dal cuore. La pace è come un fiume. Le ricchezze sono un torrente che cresce. Spesso perdo la gioia quando non possiedo ciò che desidero e non raggiungo quello che sogno.

Leggevo giorni fa: “Dammi la pace di cui ha bisogno l’anima. Concedimi la grazia di riposare in te, di confidare in te, di affidare tutte le preoccupazioni alle tue cure. Tu ti incarichi di risolverle meglio di me. Mi abbandono per vivere con gioia il momento presente e rendere felici gli altri”. Questo atteggiamento di fronte alla vita è quello che calma il mio cuore ferito. Quando vivo con ribellione, frustrato per il fatto di non ottenere ciò che desidero, mi riempio di amarezza. Lo sguardo allegro e fiducioso è quello che mi guarisce e mi salva. Un cuore allegro e fiducioso è quello che desidero di più. Un cuore che sa riporre la sua fiducia in Dio. Sono tanto lontano. Voglio rallegrarmi con chi ride, non vivere con invidia davanti a chi trionfa. Voglio adattarmi a quello che ho. Guardare il mio futuro con fiducia, non con paura. Senza timore di perdere quello che possiedo e non raggiungere mai ciò che invidio. Sono convinto di una cosa. È più felice chi ha bisogno di meno cose, non chi ha di più, che soffre cercando di avere ancor di più. L’avidità offusca l’anima. Non sono mai contento di quello che ho. Dov’è la radice della mia vera povertà?

Voglio essere povero di Dio. Vivere ancorato a colui che dà sicurezza alla mia anima. A colui che guarisce le mie ferite e riscalda il mio cuore, che accende il mio animo e illumina i miei passi. Voglio vivere povero, distaccandomi da tutto ciò che mi lega e mi inquieta. Non voglio aver bisogno di più cose di quelle che mi servono.

Libero dai miei attaccamenti. Libero da tutto ciò che mi preoccupa. Non desidero più gloria né onore, né fama né successi. La povertà di colui che ha tutto nel Dio del suo cammino. Voglio vivere così. Quali sono i miei attaccamenti? Mi guardo intorno. Mi vedo pieno di cose che mi legano. Vorrei avere un cuore più libero, più da bambino, che si goda di più la vita che tocco. Un cuore allegro che riposa in Dio. Mi dice padre Kentenich: “Se voglio diventare un maestro dell’allegria, un apostolo dell’allegria, un artista dell’allegria, allora devo essere un artista, un apostolo, un maestro di un amore nei confronti di Dio dalle radici profonde e l’aspirazione elevata”.

Voglio vivere innamorato di Dio. Ancorato a Lui. Egli rende possibile che il mio cuore non tema. L’ho visto nei santi. L’ho verificato nelle persone di Dio che conosco. È una certezza, anche se mi limito a sognarlo, a desiderarlo. Voglio vivere così unito a Dio da non essere angosciato per il futuro incerto, per quello che non controllo. Non so ancora farlo, ma conosco molto bene la teoria. Perché è vita in molte anime, e so che l’abbandono è possibile se riesco a tenere il cuore ancorato a Dio. La mia barca che riposa nel porto sicuro del cuore di Gesù. Allora le giornate smetteranno di pesarmi, e la stanchezza non sarà nulla nei miei piedi scalzi. Procederò calmo e sicuro sapendo che la mia vita non mi appartiene. È di Dio, e io sono suo.

E tutto il resto è amare ed essere amato, e camminare verso un cielo che i miei occhi ciechi sognano. Non so come si fa per far sì che la pace sia un fiume nella mia anima. Non so come vivere senza paure quando tutto mi fa paura. Non so come amare senza soffrire. La sofferenza mi fa male dentro per il fatto di perdere quello che amo. E torno ad amare. So che perdendo soffrirò. In cielo tutto sarà armonia, riposo e pace.

Non voglio sbagliare nell’ancorare il mio cuore. Voglio guardare Gesù confidando in Lui, come un bambino che sa che suo Padre controlla tutto.

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