Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Conservare e rilanciare le tradizioni popolari: una sfida per il futuro

MATERA
Shutterstock-ermess
Condividi

Oltre al patrimonio fatto di reperti, archivi, chiese e statue c'è un pezzo di cultura italiana fatta di gesti, canti e tradizioni. Non si può valorizzare i primi senza i secondi.

Ad un mese dalla chiusura della settimana fortemente voluta dalla Conferenza Episcopale italiana per la valorizzazione del patrimonio museale, archivistico e bibliotecario Aleteia ha chiesto al direttore dell’Ufficio nazionale per i beni ecclesiastici, don Valerio Pennasso di tirare un breve bilancio di questa esperienza

Don Valerio, com’è andato questo “Aperti al MAB”?

«Direi che con 328 iniziative che sono state messe in campo dalle diocesi e geolocalizzate sul portale Beweb di cui 108 musei 125 archivi e 95 biblioteche, è andata benissimo. Tutte le iniziative di apertura al grande pubblico, con una rappresentazione di luoghi e persone inedita per l’Italia, ci ha dato una grandissima mole di dati che prima non avremmo avuto e che ci permette di capire anche cosa le diocesi hanno deciso di valorizzare. Un successo sia di organizzazione che tecnica, in cui il nostro portale Beweb ha funzionato benissimo sia per gli utenti che per gli organizzatori.

Il grande successo di pubblico e l’entusiasmo da parte degli operatori, di tante associazioni che hanno fatto sentire la loro presenza e dalla loro voglia di esserci, comprese anche le istituzioni laiche, dai comuni ai direttori dei musei ai sopraintendenti, ci ha davvero emozionato. E’ stata una risposta importante perché corrispondente di una richiesta reale».

Dunque si ripeterà?

«Quasi certamente! Adesso il prossimo passo che speriamo di poter fare è quello di coinvolgere direttamente anche le chiese e i monasteri per ricomprendere così tutti i beni culturali ecclesiali in una unica iniziativa. Ma un riscontro così importante avviene proprio perché questi soggetti, che normalmente non collaborano insieme, si sono ritrovati a dover fare fronte comune. Alcune diocesi hanno addirittura dato vita a fondazioni per far sì che tutto l’anno tutte e tre le compagini (musei, archivi e biblioteche) lavorino insieme. E questo è un cambio di mentalità di cui siamo felicissimi. In tanti ci hanno detto che sono stati sorpresi del successo di pubblico. Gli italiani vanno accompagnati ma sono curiosi e vogliono conoscere le proprie tradizioni è importante saperle valorizzare, e intercettare questa domanda, ma proporla in modo nuovo».

Il prossimo passo è il convegno che state preparando a L’Aquila. Ce ne può parlare?

«Sì, il 19-20 settembre a L’Aquila continueremo la seconda delle tre tappe della Giornata Nazionale della valorizzazione dei Beni culturali . La prima è stata Viareggio 17-18 giugno nel quartiere del Varignano. Quello che stiamo facendo, è un percorso che costruisca un approccio nuovo ai beni ecclesiastici. Finora il tema era – per esempio – quale chiesa costruire, adesso vogliamo andare oltre, vogliamo partire dall’interesse per la comunità che ha bisogno di quell’edificio di culto. Mi spiego meglio: tutto deve interagire con le necessità e i bisogni delle comunità, ai momenti di aggregazione, di valorizzazione di un vissuto. Nello specifico della giornate aquilane c’è la sicurezza dei luoghi di culto, e nel capoluogo abruzzese c’è una lunga tradizione, di chi conosce il proprio patrimonio, sa dov’è e sa come proteggerlo e valorizzarlo insieme. La domanda che ci poniamo è come dare sicurezza ai luoghi di culto e alle comunità durante il momento di culto e insieme la conservazione dei beni. In questo cammino ci affianca tra l’altro il Politecnico di Torino. La terza tappa sarà Matera, che quest’anno è anche capitale europea della cultura per il 2019».

Una scelta obbligata. Ma a Matera farete qualcosa in più, ci sarà un focus sui beni immateriali, è così?

«Assolutamente. A Matera (8-9-10 dicembre) parleremo del patrimonio immateriale, i luoghi, i tempi, i riti, delle persone, per riscoprire e valorizzare una storia che è fatta anche di segni ,di canti, di devozione, affinché quello che proponiamo come patrimonio culturale non sia solo filologicamente vero, ma autentico, cioè legato alle intenzioni reali delle persone che nei secoli a volte, hanno popolato chiese, monasteri e santuari. Nei prossimi giorni faremo partire una “call” dal titolo: “Cultura capitale. Raccontare la vita delle comunità attraverso il patrimonio, rivolta a università, diocesi, associazioni per un progetto che abbia come centro il tema di come facciamo a garantire e a conservare il patrimonio di culturale comprendente anche le devozioni, la religiosità popolare, l’identità religiosa delle comunità. Un discorso iniziato con l’avvio di “Aperti al Mab” ma che va implementato totalmente. Si può dire che Matera non è la fine di un percorso, ma l’inizio».

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.