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La storia straordinaria delle Suore Armene dell’Immacolata Concezione

ARMENIAN CATHOLIC NUN

Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media

Amaury Coutansais-Pervinquière - pubblicato il 10/07/19

Caratterizzata dalle persecuzioni, ma anche da una certa vicinanza ai successori di Pietro

“Rinascete per l’amore pratico nei confronti dei bambini e dei poveri”, ha affermato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella sua omelia in occasione della chiusura del 170° anniversario della congregazione femminile delle Suore Armene dell’Immacolata Concezione, celebrazione tanto più intensa visto che questa comunità ha attraversato momenti tragici di sofferenza.

Nel 1847, alla periferia di quella che era stata Costantinopoli, capitale dell’Impero ottomano, la congregazione si è lanciata nel campo dell’istruzione delle giovani donne armene in situazioni di povertà. Appena tre anni dopo la sua creazione, spinta dal successo riscosso, la comunità ha aperto varie scuole nella zona antica della città.

Una congregazione al cuore di un popolo perseguitato

Purtroppo si sono poi verificate le persecuzioni contro gli Armeni. Nel decennio a partire dal 1890, il popolo armeno ha chiesto al sultano di applicare le riforme liberali promesse. La risposta non si è fatta attendere ed è stata brutale, barbara: tra il 1894 e il 1896, circa 200.000 armeni sono stati sterminati, 100.000 convertiti a forza all’islam e un numero simile di donne è stato sequestrato per entrare negli harem.

In quel caos, le religiose dell’Immacolata Concezione si sono dedicate corpo e anima a soccorrere i bambini e a offrire un sostegno spirituale per quanto possibile.

Vent’anni dopo, l’incubo ha assunto proporzioni ancor più spaventose. Il genocidio armeno ha raggiunto il suo apice: due terzi della popolazione armena in Turchia è stata sterminata. Alcune suore sono state assassinate, altre deportate e le sopravvissute sono state esiliate. Queste ultime, rifugiatesi ad Aleppo, hanno fondato una comunità che si dedicava alla cura degli armeni sopravvissuti.

Dalla Siria al Papa

A Roma la sofferenza delle religiose è arrivata alle orecchie di Papa Pio XI, che ha chiesto loro di attraversare il Mediterraneo per insediarsi a Castel Gandolfo, residenza estiva dei Pontefici.

È stato così che 12 religiose e 429 bambini sopravvissuti al genocidio sono stati alloggiati lì prima di essere trasferiti a Torino in uno spazio più ampio. Il legame con Roma è tuttavia rimasto indelebile: la Casa Generale e il noviziato delle religiose si trovano ancora oggi nella Città Eterna.

Attualmente offrono il loro aiuto e la loro consolazione alla diaspora armena in Francia, Siria, Egitto, Giordania e Iraq, ma anche in Iran prima della rivoluzione islamica del 1979. Durante la Guerra Fredda è stato proibito loro l’accesso al territorio armeno, chiuso sotto il giogo comunista dell’URSS.

Nel 1991 il blocco orientale è crollato, e l’Armenia è diventata uno Stato indipendente. Le suore dell’Immacolata Concezione hanno potuto tornare nella propria terra e aprirvi conventi e scuole. Nel 2016 sono poi riuscite a contraccambiare l’ospitalità di Pio XI ricevendo il suo successore, Papa Francesco, in visita in Armenia. E ovviamente, hanno detto, la loro camera migliore è stata riservata al Successore di Pietro!

Tags:
armeniagenocidio armenoimmacolata concezionesuore
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