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Tempo di saldi: esiste davvero una moda etica?

WOMAN, SHOPPING, DRESS
Kokulina | Shutterstock
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Anche per vestirsi occorre una presa di coscienza vera, per non cadere nel fanatismo e neppure nel puritanesimo.

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Secondo me la moda etica è come un unicorno: non esiste. Per carità potrei nominare forse due o tre marchi davvero etici sotto ogni punto di vista, ma devo essere sincera: fanno abiti talmente lontani dal mio gusto che sarebbe altrettanto non etico comprarli per tenerli fermi nell’armadio.

Che pessimista e che persona poco informata direte voi, ci sono un sacco di brand seri al di là dei noti marchi che  si fanno belli solo per marketing e per pulirsi un po’ la coscienza dalle accuse e dalle critiche che ricevono sui loro metodi di produzione. Ci sono brand che certificano non solo il lavoro di chi cuce i vestiti, ma anche la provenienza del cotone, dei tessuti (secondo me, una delle parti più difficili e trascurate del processo: va bene non sfruttare chi fa i nostri jeans, ma io non vorrei sulla coscienza neanche chi fa il denim o i suicidi dei coltivatori di cotone in India). Insomma, anche se ci sono marchi che si battono per darci una moda pulita dal tessuto alla confezione, io, dopo tante ricerche per mettere a tacere la mia coscienza, sono comunque arrivata alla conclusione che la moda etica è un unicorno.

Il problema sta proprio in quell’aggettivo: etico. Cosa è per me?

Certamente è evitare che per il mio sfizio venga versato sangue, vengano uccise vite, distrutte famiglie, lasciati bambini orfani. Fino qui credo siamo tutti d’accordo. È da qui in poi che arriva il difficile. Girando per il web, cercando informazioni sui così detti brand etici mi sono però accorta che se da una parte c’è rispetto dei lavoratori dall’altra c’erano un mucchio di altre cose che per me non sono etiche tanto quanto far lavorare della povera gente giorno e notte per pochi soldi in condizioni inumane. Perché ogni marchio di moda ha una sua filosofia e magari se da una parte rispetta le persone dall’altra potrebbe sostenere ideologie, appoggiare associazioni o peggio finanziare campagne che per me non sono assolutamente etiche o peggio addirittura criminali. Penso ad alcuni di questi brand che in nome della consapevolezza delle donne sostengono l’aborto oppure appoggiano ideologie che anche se non versano il sangue, uccidono in altri modi l’uomo e la sua dignità.

È dopo tante ricerche che sono arrivata alla conclusione che l’unica scelta davvero etica è quella che dobbiamo fare noi e che non possiamo delegare a nessun brand. Certo, purtroppo si tratta sempre di un compromesso, ma davvero pensiamo sia più etico comprare capi fatti senza il sangue degli operai, ma che magari finanziano l’omicidio silenzioso di tanti altri? Ci vuole equilibrio e soprattutto non bisogna farsi prendere dal fanatismo né dal puritanesimo, ma una presa di coscienza vera e un tornare a concepire la moda come quello che è: non un bene consumistico usa e getta, non un qualcosa a cui do così tanta importanza per definire me stessa, ma un qualcosa che è sì necessario, ma durevole.

Ma nella pratica? Ecco i punti fermi che mi hanno aiutata a trovare l’unicorno!

 

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA MARTHA, MARY & ME

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