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Chi non fa raccoglimento non ascolta lo Spirito Santo

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Shutterstock/maxpetrov
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Lo Spirito “ci illumina interiormente su ciò che dobbiamo fare”. Imparate ad ascoltarlo

“L’uomo spirituale non si muove per realizzare qualcosa per volontà propria, ma per l’istinto dello Spirito Santo” (padre Antonio Royo Marín)

Oltre alla “vita nella carne” nel suo senso più letterale, per così dire, ovvero di chi vive nel fango del peccato mortale e si trascina in modo miserabile, giorno dopo giorno, fino alla condanna eterna, è arrivato il momento di parlare della “vita nella carne” che conducono anche coloro che si trovano in stato di grazia. L’idea è quella di fare un altro passo, guardando chi è già entrato nel “castello interiore” della propria anima.

Sì, perché anche se il peccato grave continua ad essere “una tragedia possibile per tutti”, “per le anime ferventi o desiderose di esserlo il problema costante non è lotta contro il peccato, ma lo sforzo positivo per raggiungere la perfezione” [1].

Ciò significa che noi cristiani dobbiamo prendere coscienza del fatto che non basta osservare i Comandamenti: il giovane ricco, dopo aver detto al Signore che non uccideva, non commetteva adulterio, non rubava, non mentiva, ecc., si è sentito dire dal Maestro “Una cosa ti manca” (Mc 10, 21).

Gesù ha fissato lo sguardo su di lui e ha amato la sua vita, ma non basta smettere, anche se sotto l’impulso dello Spirito Santo, di fare le cose sbagliate; bisogna invocare l’ausilio dello Spirito anche per fare le cose giuste, e per farle bene.

Allontaniamo un grande errore, quello di pensare che l’intervento divino nella storia sia finito con la venuta di Cristo, o che si limiti alla vita di pochi eletti, a una “casta” separata. A molti sembrerà presunzione il fatto di invocare lo Spirito perché ci orienti e illumini la via che dobbiamo seguire, ma padre Antonio Royo Marín garantisce che, considerando che la terza Persona della Santissima Trinità abita nell’anima del giusto, se mettessimo da parte tutte le cose terrene e ci raccogliessimo in silenzio e in pace, sentiremmo senza dubbio la sua dolce voce e le insinuazioni del suo amore. Non si tratta di una grazia straordinaria, ma del tutto normale e ordinaria in una vita cristiana vissuta seriamente [2].

Questa dottrina è confermata addirittura da San Tommaso d’Aquino, che spiega che i figli di Dio che si lasciano muovere dallo Spirito Santo “sono retti come da una certa guida e un direttore, che è quello che fa in noi lo Spirito, mentre ci illumina interiormente su quello che dobbiamo fare” [3].

Guardiamo poi come San Giuseppe, pensando di abbandonare in segreto la Santissima Vergine, sia stato visitato dall’angelo e abbia deciso di prenderla con sé. La sua prima idea non era peccaminosa; era l’atteggiamento corretto e che ci si aspettava da un “uomo giusto”. La santità, però, chiede non solo di essere giusti, ma anche di agire in modo soprannaturale. È stato quello che ha fatto San Giuseppe, abbandonando la sua prima risoluzione e disponendosi a seguire il consiglio dell’angelo. Se non lo avesse fatto, in che guai si sarebbero trovati Maria e il suo divin Figlio? E l’opera della nostra salvezza, che rischi avrebbe corso?

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