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Dalla Terra Promessa alla Via Crucis: i più importanti pellegrinaggi per i cristiani

THE PASSION OF THE CHRIST
Photo by Philippe Antonello. - © 2003 Icon Distribution Inc.
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Reali e "immaginari": la loro storia, le loro origini, la loro evoluzione

Nella spiritualità cristiana il tema della vita pellegrina o in cammino è di grande rilevanza. Basti pensare solo al tema del pellegrinaggio ai vari santuari locali o a Roma oppure in Terra Santa.

Tutto ciò è profondamente biblico; infatti nella Sacra Scrittura Dio ha attirato e svelato il suo piano di salvezza sulla traccia di un cammino che parte dall’uscita dei progenitori (Adamo ed Eva) dall’Eden alla cui soglia, Dio pone un Cherubino con una spada fiammeggiante.

pubblico dominio

A questo primo cammino si associa il cammino dei patriarchi con a capo Abramo che parte da Ur dei Caldei verso la terra promessa. Il tempo per la mentalità ebraica è lineare, va verso la terra della promessa. Il padre gesuita Antonio Spadaro, uomo di fiducia di papa Francesco, nel suo libro “Tracce profonde. Il viaggio tra il reale e l’immaginario”, così scrive acutamente:

“L’avvio di questo futuro nella costituzione di un nuovo popolo, popolo dell’alleanza, diviene contenuto di fondo di un ulteriore cammino, quello dell’esodo, che è cammino di liberazione”.

Il cammino verso la Terra Promessa

A sua volta la costituzione del popolo dell’alleanza avvia Israele a un’ulteriore meta: la Terra Promessa. Da questo momento, però, e in vista di tale meta, il cammino geografico d’Israele diviene inscindibile da un altro cammino, che gli condiziona il raggiungimento stesso del suo fine: il cammino della Legge. Saranno i profeti a sottolineare la continuità tra il cammino dell’Esodo e quello della Legge, cioè della fedeltà totale a Dio.

© Public Domain
Una rappresentazione di Abramo e gli israeliti

Il cammino del sapiente, poi, intonando la sua vita con i cammini di Dio, vivendo in rapporto di intimità con lui, prolunga nella sua via di sapienza quella che fu la classica via della sua storia di salvezza. L’esperienza del cammino che il popolo d’Israele ha realizzato, vista alla luce di Dio che lo ha guidato, si trasforma in autentica esperienza religiosa. E, d’altra parte, l’esperienza religiosa profonda viene vista e interpretata dal popolo come “cammino”.

Il “viaggio divino”

L’uomo è chiamato a un cammino di liberazione verso una Terra Promessa. Il Cristianesimo proietta l’uomo, pellegrino nel mondo, verso una dimensione ulteriore. S. Teresa D’Avila descrive la vita come “viaggio divino”. Nella lettera agli Ebrei i padri e le madri del popolo di Dio sono definiti: “stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quello da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano ad una vita migliore, cioè quella celeste.

Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città” (Eb. 11, 13-16). Si conservano testimonianze risalenti al V secolo di pellegrini cristiani che si recavano a Gerusalemme a visitare i luoghi santi ove Gesù aveva trascorso gli ultimi eventi della sua vita terrena. Molti pellegrini, ritornando dalla Terra Santa, incaricavano qualche pittore o scultore di raffigurare episodi della Passione, per tenerne viva la memoria.

La Via Crucis

Da qui dovette avere inizio quella pratica di pietà, conosciuta come Via Crucis, che consiste nella meditazione di alcuni episodi della Passione di Gesù al Calvario.

Questa antica devozione ricevette un nuovo impulso all’epoca delle crociate, fra il XII e il XIV secolo, quando fu possibile ricostruire con una certa verosimiglianza l’itinerario compiuto da Gesù attraverso le strade della città santa. In origine la Via Crucis non era regolata da norme fisse, in quanto apparteneva alla sfera della devozione privata. Solo intorno alla metà del XV secolo, nell’arte popolare della Germania meridionale, cominciarono ad apparire le prime raffigurazioni cicliche della Passione presentate in maniera omogenea e in numero di 7 stazioni.

PIETA
Ludwig Schneider | Wikimedia | CC BY 3.0

Ma su solo nel 1700 che l’autorità ecclesiastica fissò in 14 il numero delle stazioni e stabilì gli episodi da raffigurare. Ad ogni stazione corrispondono vari episodi della passione, alcuni desunti dal Vangelo, altri verosimilmente accaduti e tramandati dalla tradizione, come le cadute sotto il peso della croce e gli incontri con la madre e la Veronica. La Via Crucis divenne una tappa di preghiera fissa specialmente nei Venerdì di Quaresima.

La Via Lucis

Nel frattempo lungo i secoli venivano inventate altre “vie”, ad esempio la Via Lucis che, fatta specialmente nel tempo pasquale, fa rivivere in profondità attraverso 14 stazioni la Risurrezione di Cristo, oppure la Via Pacis che, fatta specialmente in tempo di Avvento e di Natale attraverso 14 stazioni ci fa rivivere l’itinerario della Santa famiglia di Nazareth: le prime sei stazioni della via Pacis sono di attesa che Gesù nasca; la settima e l’ottava sono dedicate alla nascita di Gesù in se stessa; le ultime sei stazioni offrono l’effetto benefico che questa nascita provoca.

Tutte queste “vie” altre non erano se non “formati casalinghi” di pellegrinaggi immaginari ma assai utili alla devozione spirituale personale e comunitaria parrocchiale che nella realtà della vita avrebbero richiesto molto più tempo e pericoli e disagi da affrontare e che alla maggior parte dei cattolici era impossibile realizzare realmente per una infinità di motivi non ultima la disponibilità economica oltre alla difficoltà di lasciare i loro impegni lavorativi e le responsabilità familiari per intraprendere un viaggio lungo e faticoso di pellegrinaggio.

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