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I pensieri possono trasformare i sentimenti

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By vientocuatroestudio/Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 04/07/19

Smettere di pensare di essere più degni di altri o di meritare un trattamento speciale può evitare rabbia e odio

I fallimenti di Gesù mi colpiscono sempre, come anche le offese che riceve quando vuole solo amare.

Quanta gente nella sua vita pubblica non ha voluto accoglierlo! Lo rifiutavano perché era ebreo e non samaritano. Era uno degli “altri”.

E io mi irrito quando vengo rifiutato, giudicato, condannato. Mi sorprende ricevere affronti, nella maggior parte dei casi giusti. Qualcuno potrà anche essere ingiusto.

Mi sorprende. Gesù, che è passato facendo il bene, è stato rifiutato con odio. Ma Lui ha mantenuto la pace.

Di fronte all’ingiustizia voglio anch’io l’odio. Cerco la vendetta. Non sto tranquillo finché l’altro non ha pagato per il male che ha fatto.

Perché è giusto, mi dico. Perché è quello che gli spetta. E mi riempio di odio.

Voglio guardare il cuore di Gesù. Cosa provava? Davanti agli affronti, alle ingiustizie, all’odio che cerca la morte, alle grida che vogliono il male, quali sentimenti si annidavano nel più profondo della sua anima?

Mi commuovo. Guardo il cuore ferito di Gesù. Il suo cuore aperto. “Dalle sue piaghe siamo stati guariti” (1 Pt 2, 24).

Mi è chiaro, ma non sono capace di reagire come Lui. Reagisco con violenza. Chiedo giustizia. Cerco di essere migliore, ma mi riempio di rancore.

Quando nei nostri tentativi di essere pii serbiamo i nostri sentimenti di rabbia e non li lasciamo affiorare, prende l’avvio il risentimento.

Mi sento ferito, e il risentimento, quell’ira fredda, si annida nella mia anima. Mi ribello contro l’ingiustizia di questo mondo. Io, che tante volte sono ingiusto.

La mitezza di Gesù mi colpisce. Non sono mite e umile di cuore. Accumulo risentimento e rancore. Non perdono facilmente come Lui.

Gesù perdona quel popolo ostile e poco accogliente. Perdona il disprezzo e le ferite. Il suo cuore aperto è pieno di misericordia.

Oggi lo contemplo. Vorrei introdurmi dentro di Lui per sentire come fa Lui, per amare come ama Lui. Per essere misericordioso come Lui.

Vorrei vivere nel suo cuore per sperimentare ogni giorno la sua misericordia. Non è forse lo sguardo di Dio quello che desidero di più?

Diceva padre Josef Kentenich: “Bisogna trasformare il nostro sentimento nei confronti della vita”. È quello che voglio. Cambiare i miei sentimenti. Cambiare il mio modo di amare e di guardare gli altri.

Anziché l’ira coltivare la pace. Anziché il rancore si annidi in me la mitezza. Non devo irritarmi tanto per il male che mi fanno. Non devo vivere senza perdonare le offese ricevute.

Guardo il cuore di Gesù. Voglio essere una cosa sola in Cristo. Unirmi a Lui per sentire quello che sente Lui. È il miracolo che solo Lui può compiere in me.

Quello che voglio oggi è mettere i miei sentimenti nel suo cuore. I sentimenti che si annidano dentro di me e mi tolgono la pace.

Il cuore non è indurito. Sente in modo profondo. Essere sensibili è un dono, non una croce. Anche se a volte mi sento schiacciato dai miei sentimenti.

Il sentire è un dono che mi permette di essere accanto a chi soffre e di essere compassionevole. Di piangere con chi piange e di ridere con chi ride.

Non voglio reprimere i miei sentimenti. Voglio essere consapevole di quello che sento, di quello che amo. Libero, non schiavo.

Chiedo a Gesù di cambiare quei sentimenti che mi tolgono la pace e mi riempiono di odio. Di guardare come Lui guarda chi lo rifiuta.

Non è così grave che qualcuno mi tratti ingiustamente, mi insulti, mi respinga. Posso arrivare ad amare i miei nemici se Gesù lo rende possibile in me.

Per questo consacro la mia vita al suo cuore ferito. Lascio nella sua piaga aperta quello che oggi mi fa male e mi fa soffrire.

Voglio cambiare il mio modo di sentire. Perché non mi succeda quello che leggevo giorni fa: “Alla fin fine siamo quello che pensiamo. I sentimenti sono schiavi dei pensieri, e uno è schiavo dei propri sentimenti”.

I miei pensieri possono cambiare i miei sentimenti. Per questo voglio pensare in un altro modo.

Allontano da me i pensieri che mi danneggiano. Il pensare di essere più degno di altri o di meritare un trattamento speciale.

Quando cambio il mio modo di pensare e di guardare le cose cambia anche il mio cuore. Gesù può realizzarlo in me, perché non viva in preda al rancore, all’odio. Per poter avere più pace nell’anima ed essere così mite e umile.

Mi inoltro con le mie ferite nel cuore di Gesù. Egli conosce tutto ciò che mi fa male. Sa quello che soffro.

Mi ama come sono, nella mia povertà. Non mi rifiuta. Mi ama nella mia debolezza. Si commuove. In Gesù non suscito né ira né rabbia.

Mi guarda sempre con mitezza. Mi guarda, mi sostiene perché possa toccare con le mie mani la misericordia che sboccia dal suo cuore.

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