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Il significato di ogni richiesta che rivolgiamo nel Padre Nostro

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Jeffrey Bruno

padre Reginaldo Manzotti - pubblicato il 02/07/19

Chiamare Dio “Padre” è un'audacia filiale, ed Egli vuole che siamo audaci

La preghiera è un ricordo di Dio, come un risveglio frequente della “memoria del cuore” (CCC 2697). La preghiera è frutto della vita, è un figlio che parla con il Padre delle stanchezze, delle conquiste e delle frustrazioni, dei motivi di gioia e di tristezza, dei successi e dei fallimenti. L’elemento essenziale per la preghiera è un cuore umile e contrito.

Quando i discepoli hanno chiesto “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1), Gesù ha insegnato loro la preghiera del Padre Nostro. Due evangelisti lo raccontano: Luca in modo più breve con appena 5 richieste (Lc 11,1 segg.), Matteo in modo più esteso con sette richieste (Mt 6,9 segg.). La versione di quest’ultimo è quella che usiamo per la nostra preghiera.

Il Padre Nostro è chiamato preghiera domenicale e preghiera del Signore, perché non è stata composta da mani umane, ma rivelata da Nostro Signore Gesù Cristo. La prima parte del Padre Nostro è in realtà un mettersi alla presenza di Dio nostro Padre, la seconda sono le richieste in relazione alle nostre necessità.

Pregare “Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra” è mettersi alla presenza di Dio Padre per adorarlo, amarlo e benedirlo. Questa prima parte è una lode, una forma di adorazione e una dichiarazione d’amore.

Insegnando agli apostoli a pregare, Gesù inizia con “Padre”. Ciò dimostra che questa parola era già stata elaborata, faceva parte della quotidianità ed era stata interiorizzata. Verbalizza ciò che sentiva la sua filiazione. Chiamare Dio Padre è un’audacia filiale, ed Egli vuole che siamo audaci, perché il figlio non ha misure: egli chiede, implora, piange, grida e scalcia, ma non desiste. Siamo autorizzati da Gesù ad avere quel coraggio, perché non ci stiamo relazionando con un Dio astratto o distante. Gesù stabilisce un rapporto intimo tra noi e il Padre.

“Sia santificato il tuo nome” significa “Sia santificata la tua paternità”. Santificare il nome di Dio è innanzitutto una lode che riconosce Dio come santo. “Venga il tuo regno”, perché il regno è quello di Nostro Signore e siamo chiamati ad anticiparlo, a renderlo presente qui e ora.

La quarta e la quinta richiesta riguardano la nostra vita, a livello di cibo materiale o spirituale o per chiedere la guarigione dal peccato. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” riguarda il cibo, ma non l’accumulo, perché quello che accumuliamo nella nostra dispensa, nella nostra avarizia, è la fame del nostro fratello.

E allora come recitare il Padre Nostro quando tanta gente ha la pancia vuota? Come recitare questa preghiera di fronte a tanto spreco di cibo e a tanto consumismo? Come chiedere il pane quotidiano ed essere idolatri del denaro?

Gesù non ha detto solo “Dacci oggi il nostro pane”, ma ha incluso “quotidiano”. Un grande santo ha detto che dobbiamo chiedere il pane quotidiano per ricordare quanto siamo bisognosi di Dio. Egli ci dà il pane quotidiano come una volta nel deserto ha dato la manna, per mostrare quanto sia misericordioso.

La sesta e la settima richiesta riguardano la lotta spirituale che siamo chiamati a intraprendere, la cui vittoria è di chi rimane in preghiera.

“Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Pregare e perdonare richiede un esame di fiducia permanente. Chi non ho ancora perdonato? Chi devo ancora perdonare? Sappiamo che Dio perdona, ma riusciremo ad essere perdonati da Lui solo nella misura in cui perdoniamo i nostri fratelli. Dal momento in cui perdoniamo e abbiamo la memoria purificata, ciò che era motivo di sofferenza si trasforma in motivo di intercessione, in preghiera per quella persona.

“Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male” è un’affermazione relativa al fatto che la tentazione fa parte della nostra vita – non è inviata da Dio, ma permessa da Lui. I nostri peccati sono frutto della nostra debolezza di fronte alla tentazione, e questa è una richiesta di discernimento, di forza per vincere le tentazioni, vigilando e pregando. Chiediamo che Dio ci liberi dal male del presente, del passato e del futuro, e che ci allontai da tutto ciò che ci può far perdere la salvezza.

Propongo che dopo aver letto questo articolo, la prossima volta che reciteremo questa preghiera lo facciamo con calma, riflettendo sul suo significato e sugli impegni che stiamo assumendo.

Preghiamo:

“Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen”.

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