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Danza ed esame di maturità: la sindrome di Down non ha fermato Francesca!

Francesca
Federica Bianchini
Francesca
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Ha 20 anni ed ha frequentato il liceo artistico. Il 4 luglio affronterà l’orale. La sua tesina? sulla danza, perché «quando ballo mi sento felice!».

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Un articolo di Vanity Fair del 19 giugno raccontava le emozioni e le paure per le prove scritte dell’esame di maturità di Francesca, una ragazza di 20 anni con la sindrome di Down che ha studiato al liceo artistico Arcangeli di Bologna. Grazie all’aiuto di Annalisa Sereni, se non la conoscete potete cliccare qui ed anche qui per leggere la sua storia, sono riuscita a rintracciare Francesca e sua mamma Antonella per conoscerle meglio e farmi raccontare un pezzo della loro vita: è stato un vero piacere intervistarle! La voce di Antonella mi raggiunge al telefono allegra, accogliente, parla spedita senza perdere il filo, piena di entusiasmo ma senza risparmiare del loro percorso fatiche e difficoltà. Anche se lei dice… dopo la salita c’è un panorama bellissimo! Antonella è mamma di quattro ragazzi, Francesca è l’ultima figlia.

Cara Antonella, la ringrazio per la disponibilità. Ho letto con interesse l’articolo di Vanity Fair che parlava di sua figlia Francesca e così mi è venuto il desiderio di sapere qualcosa in più su di voi e soprattutto avere aggiornamenti sulla prova d’esame. Come sta procedendo la maturità?

Mia figlia ha frequentato il liceo artistico con la programmazione differenziata, quindi per la prima prova di italiano aveva un titolo diverso rispetto a quelli che abbiamo sentito nei giorni scorsi. Lei ha scelto la traccia che chiedeva di raccontare l’impatto che avuto nella sua vita il percorso scolastico. La seconda prova è stata ceramica perché è quello il suo indirizzo e quindi in tre giorni hanno realizzato il prototipo di una lastra di ceramica da appendere alla parete. Francesca ha scelto di rappresentare il suo ballo preferito: il Paso Doble. Protagonisti sono lei e il suo ballerino e poi… l’altra ballerina (ride ndr). Perché il ragazzo con cui balla si esibisce con lei nelle gare Combi (due componenti – Cavaliere e Dama – di cui uno disabile) e con l’altra danzatrice gareggia nella categoria normodotati. Ha messo nel riquadro lei e lui vicini e quell’altra ragazza lontana, di sfondo.  Come tecnica di realizzazione si è ispirata a Mondrian.

Quando sosterrà la prova orale? Le va di raccontarci qualcosa della sua tesina?

L’orale lo farà il 4 luglio ed è molto emozionata. Il filo conduttore della sua tesina è la danza, la grande passione della vita di Francesca. Non ricordo tutti i collegamenti ed ora non sono a casa e perciò non posso sbirciare ma credo che per Fisica porti il movimento e la forza-lavoro, per Storia dell’Arte Degas con le sue famose ballerine, per Educazione Fisica invece la danza sportiva, che è la disciplina a cui si dedica anche lei, mentre per Italiano ha scelto un romanzo di Verga “Eva” che racconta la storia di una ballerina. L’insegnante di sostegno le ha suggerito il ballo come tema portante del suo lavoro conclusivo perché tra la ceramica ed il ballo ciò che l’ha coinvolta di più in questi anni è stato il ballo: nella danza è riuscita ad esprimere al meglio le sue potenzialità ed ha raggiunto un buon livello gareggiando anche nel campionato nazionale. Francesca alla nascita era completamente ipotonica è quindi anche per me una grande soddisfazione vedere che ora proprio con il corpo, con la danza, ha ottenuto successi e gratificazioni. Mia figlia balla dai tempi della scuola materna dove svolgeva il corso di danza creativa insieme con sua sorella, poi dalla seconda elementare ha iniziato danza sportiva. È stato un percorso molto lento e graduale, però ha portato i suoi frutti, e credo che questo sia importante nella vita di ciascuno di noi: bisogna avere un sogno!

Francesca insieme al ballerina
Federica Bianchini
Francesca insieme al suo ballerino

Ho letto che Francesca va a scuola da sola con l’autobus già dai tempi delle media, che ha vissuto un’esperienza entusiasmante ad Atene per 15 giorni con un gruppo di ragazzi di altre scuole cittadine partecipando ad ERASMUS+ insieme a Silvia, la sua insegnante di sostegno…

Francesca va a scuola in autobus e anche a danza. Per raggiungere il liceo ci mette 10 minuti mentre per lo sport è un’ora ma ci va da sola perché ha la voglia di farlo! Quando balla Francesca ha sempre un viso molto concentrato, noi vorremo vederla sorridere di più durante le esibizioni, però è una persona allegra, solare ed ama la musica! Con i percorsi che facciamo di autonomia, di consapevolezza di sé tutto questo ha inciso molto e l’ha aiutata. Di fronte alla disabilità intellettiva la presa di coscienza non è solo della famiglia quando nasce il bambino ma proprio del soggetto in sé: è un percorso estremamente importante, complesso e difficile. Per molto tempo mia figlia diceva: “Non ballo con quel ragazzo perché ha la sindrome di Down”. Adesso questo aspetto lo abbiamo superato per fortuna. Spesso Francesca oggi fa la battuta opposta, quando non ha voglia di fare qualcosa dice per gioco: “Non posso farlo mamma perché ho la sindrome di Down”. Per trovare un equilibrio nella vita ci vuole per tutti un po’ di tempo, per Francesca ce ne vuole un po’ di più, ma abbiamo cominciato, siamo incanalati da 8 anni in un percorso di autonomia non solo abitativa (imparare a cucinare, a rifarsi il letto ecc..) ma anche sociale: provare ad andare d’accordo con tutti, avere una relazione soddisfacente, perché non è così facile, condividere le decisioni. Abbiamo cominciato in un’associazione di cui facevo parte e poi l’iter è proseguito nell’Associazione Genitori Ragazzi Down di Bologna di cui sono presidente. Qui con noi ci sono quaranta ragazzi che oggi fanno questo percorso, hanno tutti un ritardo intellettivo. Io credo molto nel fatto che disabilità diverse si possano sostenere. Non è l’idea di tutti, perché c’è chi crede che le potenzialità siano maggiori in chi ha la sindrome di Down. In realtà io penso sia diverso perché conosco ragazzi con la sindrome che non parlano, altri che oltre alla sindrome hanno problemi psicotici che da adulti diventano psichiatrici, non è detto che la sindrome sia leggera e questo non si può sapere quando sono piccoli. Un buon impegno fin da bambini è utile e migliora il loro potenziale ricevuto alla nascita. Io in generale sono molto a favore del gruppo di amici con disabilità intellettive che può andare a vivere insieme.

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