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Questo cardinale filippino potrebbe un giorno diventare Papa. Per ora ci dice che stava per non diventare sacerdote...

CARDINAL LUIS ANTONIO TAGLE

Vandeville Eric | ABACA | EAST NEWS

Monika Burczaniuk - pubblicato il 29/06/19

E se qualcuno ha due opzioni nel discernimento della sua vocazione? Se ad esempio vorrebbe essere sia medico che sacerdote? Quale delle due strade dovrebbe scegliere?

È un’ottima domanda. Ci sono decisioni in cui entrambe le possibilità sono positive e adatte. È facile scegliere quando un’opzione è positiva e l’altra negativa. Sappiamo che si sceglierà la prima. A volte, però, quando si vuole discernere la propria strada si nota che si è predisposti per entrambe le opzioni. Si può essere bravi in entrambe le cose, al mondo servono entrambe le cose e tutte e due servono gli altri. È molto difficile, ma credo che in questo caso ci si dovrebbe chiedere “Cosa mi aiuterà a seguire meglio Gesù?” E il sacerdozio non è la risposta in qualsiasi caso.

Dovremmo tener conto di questo fatto anche nel contesto del matrimonio? E se ci fossero due buone scelte?

In primo luogo bisogna rendersi conto del fatto che non si può avere tutto.

È questo il problema del mondo di oggi!

È vero, vogliamo avere tutto. Vogliamo una vita ideale, un partner ideale e un lavoro ideale. Non appena percepiamo un’imperfezione diciamo: “No, non è per me”. Non si troverà mai l’ideale! Scegliendo la persona giusta, bisogna verificare la propria motivazione nella preghiera e “gettarsi nella fede”. E bisogna rispondere ancora una volta alla domanda: “Con quale di queste persone potrei essere più vicino a Gesù? Con chi posso servire meglio gli altri?”

Cosa può dirci della sua vocazione?

Inizialmente pensavo di diventare medico.

Allora ho posto proprio la domanda giusta!

Sì, decisamente (ride)! Fin da piccolo pensavo di diventare un medico, ed erano contenti anche i miei genitori. Quando avevo 14 anni è stata creata una nuova comunità per giovani, e sono stato invitato a prendervi parte. All’inizio non mi piaceva, ma è stata questa comunità che mi ha aiutato a vedere un’altra realtà. Abbiamo aiutato i bambini di strada, quelli di famiglie povere e quelli che vivevano nelle baraccopoli. Ho aiutato gli altri, ma ero concentrato sulla medicina. Alcuni mi chiedevano se volevo diventare sacerdote, ma ignoravo la cosa. “No, no, studierò Medicina e mi limiterò ad aiutare in parrocchia”, dicevo.

Poi, all’improvviso, è accaduto qualcosa. Un sacerdote che conoscevo mi ha chiesto se mi ero reso conto che era possibile ottenere una borsa di studio nell’università dei Gesuiti. Ha detto: “Puoi frequentare un corso preparatorio per la facoltà di Medicina lì. Se ottieni la borsa di studio potrai aiutare i tuoi genitori”. E allora ho fatto gli esami. Durante il primo mi sono reso conto che non era un esame per la facoltà di Medicina, ma per il seminario! Ero furioso! “Padre, perché mi ha mentito?”, ho gridato al sacerdote, e lui ha risposto: “Volevo solo aprirti gli occhi; pensi solo alla medicina!”

Ero arrabbiato, ma ho iniziato a pormi delle domande. Quando mi stavo inclinando verso il sacerdozio, è saltato fuori che avevo fallito l’esame. Sono invece riuscito a entrare a Medicina. E poi ho iniziato a interrogarmi e ho parlato con molte persone.

Ero confuso ma ho pregato molto: “Signore, mostrami la tua strada in mezzo a tutta questa confusione, perché da solo non ci riesco”. Lentamente, lentamente… sono tornato in seminario e ho chiesto se potevo provare un’altra volta. Non mi hanno preso. Dopo due o tre rifiuti ho deciso che visto che le porte del seminario erano chiuse per me sarei diventato medico.

L’ultimo giorno delle iscrizioni ero in fila per pagare. Il sacerdote gesuita che aveva intervistato i candidati mi ha visto e mi ha chiesto: “Cosa fai qui? Sei così ostinato! Il rettore ti ha detto che non ti avrebbe ammesso!”

“Lo so, ed è per questo che non proverò di nuovo. Ho scelto Medicina”, ho replicato.

Mi ha detto: “Seguimi”. Mi ha intervistato, ha chiamato qualcuno e dopo un po’ ha detto: “Visto che hai dimostrato un interesse proviamo, ma solo per un semestre!” E dopo quel semestre mi hanno fatto restare.

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